vivere di rimpianti

Vivere di rimpianti

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Dispetto #65 – Come sarebbe potuta andare

Fabrizio De André – cito subito lui così l’articolo assume un’allure intellettuale e mi rifaccio per averne parlato male settimana scorsa – diceva: “Ho sempre impostato la mia vita in modo da avere trecentomila rimorsi e nemmeno un rimpianto”.
Una frase in cui credeva così tanto da averla fatta dire anche ad uno dei personaggi delle sue canzoni che più gli somiglia, Il Suonatore Jones. Lo stesso che diceva al mercante di liquore “Tu che lo vendi cosa ti compri di migliore?”. La risposta ad oggi non l’abbiamo ancora saputa, forse proprio perché non c’è.
Nonostante il grande Faber sia stato oggettivamente un maestro per me, non posso negare che per via della timidezza e della mancanza di coraggio, come già detto, mi è capitato spesso di vivere di rimpianti.

vivere di rimpianti
vivere di rimpianti per quel pullman passato

Il mio più grande rimpianto, senza ombra di dubbio, è quello di non aver mai fatto l’università.
Oggi su Instagram ho chiesto di cosa avrei dovuto parlare e tra le opzioni avevo messo: “La più grossa cazzata della mia vita” e per un certo lasso di tempo ho pensato che se avesse vinto questa opzione avrei parlato del mio non aver frequentato l’università.
Avrei parlato del senso di responsabilità enorme che sentivo all’epoca nel voler aiutare la mia famiglia, dimenticandomi che mio padre mi avesse sempre ripetuto: “Iscriviti e non ti preoccupare”.
Avrei detto di quanto sarebbe stato difficile mantenermi da solo come faceva mia sorella, che ammiravo tantissimo per quella capacità di lavorare e studiare, totalmente assente in me.
La verità è che di studiare avevo pochissima voglia e andare a lavorare era una soluzione più comoda.
Poi posso raccontare tutte le favole del mondo, ma non ci credo nemmeno io.

Mi resta sempre il rimpianto, però, di qualcosa che avrebbe potuto essere e non è stato. Forse scrivere sarebbe davvero diventato un mestiere e non sarei stato l’impiegato imbolsito di customer service che sono.
Avrei voluto iscrivermi a scienze politiche, che all’epoca era sotto scienze della comunicazione a Milano.
Se mi dovessi immaginare universitario, l’unica diapositiva che ho di me è quella di un ragazzo freelance seduto davanti ad un Mac a scrivere. Cosa? Non lo so. Quando lo capisco ci faccio un articolo.
Non so quale sarebbe stato il lavoro, ma so che sarei stato magro almeno fino a 28 anni.
I miei rimpianti universitari sono legati più al mio peso forma che ai miei sbocchi professionali.

Questo blog è pieno di rimpianti verso i vecchi amori, se fossi stato un po’ più bravo “Nessun rimpianto” l’avrei scritta io. Senza lasciarla in mano a Max Pezzali e ai suoi accenti spostati.
Lo dice Max e anche Ligabue, che dopo una delusione d’amore serve solo un po’ di tempo per riprendersi.
E poi di questo tempo cosa si fa? Lo passiamo a trastullarci, elucubrando su cosa poteva essere e non è stato. Rendendo quel tempo passato totalmente invano.

Le delusioni d’amore sono il sale della vita. Tutti ne abbiamo avuta qualcuna. I più fortunati aspettavano Alberto Castagna per consegnare il loro disperato messaggio e sperare che l’amato o l’amata varcassero la porta.
Stranamore molto prima della De Filippi e facebook era il nostro modo per farci gli affari di gente a caso shippando o meno per la loro coppia.
A quelli come me, nati senza un camper che girasse a risolvere i loro problemi, con la timidezza del mondo, resta solo scrivere canzoni. Aumentando così i rimpianti per quel che sarebbe potuto essere e non è stato.

Quando mi sono separato da ExMoglie ho fatto una promessa: “Non farò mai come Eros Ramazzotti”. Insomma lui della storia con la Hunziker, inizio, svolgimento e fine, ci ha fatto una discografia intera. Va bene “monetizzare questo nostro grande amore”, come direbbe Contessa, però anche meno Eros.
Se proprio c’era da fare qualcosa almeno falla alla Shakira. Dopo aver detto “salto dal tram e cago il purè” ha regalato le sue perle con la storia della Twingo, del Casio, delle due da ventidue. Io personalmente mi sarei evitato tutto.

Come dicevamo serve tempo, e in quel tempo cosa si fa? Si elaborano le cose, ma è molto difficile se poi tutto ti arriva addosso. Quindi la mia promessa di non scrivere mai una canzone sulla storia finita tra me e ExMoglie venne spezzata nell’agosto del 2020.
La prima versione di quel pezzo era incazzata. Diceva qualcosa tipo “Hai preferito ammazzarmi che viver con me”. Poi ho cercato di ammorbidirla.
La verità è che quando esci da questo tipo di storie così importanti vivi sentimenti contrastanti.
Il motivo è semplice, in quel momento la persona che più ti ha fatto stare male al mondo è anche quella che ti ha reso più felice. Come fai ad odiarla fino in fondo?

Così, presi a modificarla, ispirandomi senza neanche troppi giri di parole a Brunori SAS e a “Per due che come noi”.
Scrissi il ritornello più vero che avevo in quel momento “Non ho la forza di dirti addio, di coprire i ricordi di rabbia o di nostalgia”.
Non era tanto non aver la forza di dire addio a lei, ma a quello che era stata.
Con il tempo ce l’ho fatta, ma quello era un passaggio fondamentale per permettere a qualcun altro di prendere quel posto.

Decisi che quella era la mia canzone più bella, la feci produrre un po’ da Fancho e un po’ da Davorio, ne uscì una cosa che appena la ascoltai mi venne da piangere. Contattai persone per le foto, poi pensai ai servizi stampa etc etc.
Attorno ad una canzone c’è un mondo da preparare. Il video: feci un sacco di riunioni per il video.
Nulla. Non uscì e non è uscito mai nulla di quella canzone.
Perché? Perché non ho tempo, perché c’è il blog, l’impro e non ci sono i soldi per gestire tutto. O perché, come per l’università non fatta, mi è più comodo così. Quella canzone non ha visto la luce, è qui: la puoi ascoltare.

Forse un giorno la metterò su Spotify così, senza nessuna cura, per vivere l’ennesimo rimpianto. Quello di non aver curato la mia canzone migliore.

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