una maestra elementare

Una maestra elementare

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Dispetto #131 – Una pessima maestra

Vi voglio bene. Lo dico con sincerità. A voi, sì, che questa settimana sul sondaggio Instagram sul mio profilo Giò Fattoruso avete fatto vincere l’opzione che volevo.
Si fotta il mio periodo da assicuratore e quelli che quando ti lasci con una persona vengono a dirti la loro verità, io devo asfaltare la mia maestra delle elementari.
Perché lei era una maestra elementare, dove elementare non è relativo al grado delle scuole in cui insegnava, ma al suo livello di preparazione.

i libri di una maestra elementare

Qualche tempo fa mi è capitata una delle cose più dure per un uomo: essere inserito in un gruppo di coscritti. In questi casi il mondo si divide in due parti: gli entusiasti e i cinici.
Gli entusiasti hanno delle caratteristiche ben precise: conservano un sacco di foto dell’infanzia, ricordano tutto, hanno qualcosa di cui sono molto fieri nella vita e di cui devono parlare assolutamente sempre. Di solito i loro figli.
I cinici invece sono quelle persone che sono andate via dal paese, cercando di dimenticarsene, lasciando indietro pochissime radici e ancora meno legami.
Perché se è vero che in questo mondo terrificante, ci restano solo i legami che creiamo”, citando Bojack, se quei legami li hai volutamente persi un motivo ci sarà.

Inutile dire che io appartengo alla parte dei cinici. Con rispetto.
Chi sono io per dire a delle persone: “Ehi tu! La tua nostalgia mi fa pietà!”. La nostalgia nelle giuste dosi ha il suo perché, motivo per cui stiamo tutti piangendo sui 25 anni di 50 Special. Ognuno si coltiva la sua. Io non ne ho di quel periodo.
Anzi facendo un salto indietro nel tempo, ripensando a quei momenti provo una grande rabbia.
Non tanto perché fu il periodo in cui scoprii di essere terrone, ma perché alle elementari ho capito che risiedono gran parte delle mie insicurezze.

Devo essere stato sfortunato con le maestre. Quella di ginnastica per i primi 4 anni ci ha fatto fare la Danza dei Sette Saltelli. Quella musica maledetta mi risuona ancora in testa nei peggiori incubi. Mi chiedo solo: a cosa sarebbe servito? Era evidentemente un allenamento ai balli di gruppo. Io vedevo i miei coetanei essere felici di fare l’ora di educazione fisica e io invece a incrociare le gambe e “Tadatatatata tatata tatatata tatata tatatata”.
Quella stessa maestra ci spiegava storia. In scala 1:1.
Cioè per finire la preistoria ci abbiamo messo un paio di ere geologiche. Un migliaio di anni per l’impero romano e altrettanti per il Medioevo.
Mentre i compagni dell’altra sezione studiavano il secondo dopo guerra, noi facevamo il Rinascimento. Io agli esami di 5 elementare portai le Repubbliche Marinare. Epoca 1100 d.c.
In geografia studiammo la Lombardia. Agli esami una regione a scelta. Il resto del mondo, boh.

Quella di Italiano invece era difficile da capire per me. Di lei ho due ricordi: uno bello e uno brutto.
Quello brutto fu di quella volta in cui era finito il tempo per fare un tema. Lei mi disse: “Devi riconsegnare”, io avevo scritto le prime tre lettere della parola fatto e messo le lineette per andare a capo. Dovevo solo scrivere “to”. Dicevo “Devo finire una cosa!” e lei “No, consegna” e io “Solo una cosaaaa” e lei “Ho detto di no”.
Riconsegnai il tema. Quando lo corresse, davanti a tutta la classe disse: “Quel lazzarone di Giovanni non ha neanche finito di scrivere “fatto””. Deridendomi. Io gli adulti mica li capivo.
Quello bello è che lesse in tutte le classi il mio tema “Quando ho avuto paura”. Parlavo di quando andai a vedere Atalanta -Juventus di Coppa Italia ed io ero impaurito dalla folla, dalla calca di gente che mi spingeva. Alla fine tutti mi presero in giro perché la Juve aveva perso, però va beh fu il mio primo successo letterario.

La maestra elementare peggiore però fu un’altra. Non la chiamerò con il suo vero nome, vi dirò solo che quando viene pronunciato tutti quanti pensano a “Vattene amore”, io a quella str*nza. MaestraElementare specializzata della devastazione della creatività dei bambini.

Ad esempio una volta dovevo fare una ricerca sui castori. Unica risorsa disponibile: un’enciclopedia in casa.
C’erano un paio di pagine sui castori. A quel punto pensai che ricopiarle sarebbe stato troppo facile, banale. Potevo fare di meglio.
Feci una cosa che se la pubblicassi adesso sarei in prima pagina SEO su Google. Così la impostai facendo domanda/risposta. Rielaborando quello che avevo letto.
Ricordo che lessi: “I castori non hanno molti nemici, vivono una vita tranquilla”. Io ci pensai e mi dissi: “Bene, quindi le femmine del branco non devono stare per forza con i cuccioli, non ci sono predatori”. Di conseguenza sul mio foglio c’era: “Chi cura i piccoli? Non c’è problema, perché i castori non hanno grossi nemici, quindi le femmine del branco possono andare a costruire dighe”.

Presentai fierissimo la mia ricerca originale, pensata e ragionata. MaestraElementare vide il mio quaderno. Fece un urlo: “UUUUUUUUHHHHHHHHH, andate a prendere uno straccio, subito!”. Io in piedi alla cattedra presi quello che veniva utilizzato per cancellare la lavagna. Molto candidamente.
Lei lo prese, me lo mise in fronte, sporcandomi di gesso: “Asciughiamo un po’ il sudore di questo ragazzo”. Non lesse niente. Mise “Malissimo” e mi mandò al posto. Deridendomi. Io gli adulti mica li capivo.
La settimana dopo dovevamo fare un’altra ricerca. Su un animale che non ricordo. Ricopiai pari pari dall’enciclopedia. Presi Ottimo. Eppure sui castori sono ferrato, l’altro animale manco lo ricordo.

MaestraElementare era la stessa che quando dissi: “Sono stato in vacanza a Napoli” mi rispose “Colora il Lazio”.
Per i primi due anni sul registro al posto del mio cognome aveva messo Fruttuoso. Si accorse dell’errore e la ricordo confidarsi con un’altra maestra al riguardo. Io pensavo lo facesse a posta a chiamarmi così, invece.
Ora io non dico essere la Montessori, ma saper leggere prima di insegnare qualcosa, avrebbe potuto aiutare.

Sicuramente questa maestra elementare qualcosa mi avrà lasciato, forse le addizioni e le sottrazioni. Alla fine della terza elementare lei se ne andò e arrivò un’altra maestra. Lo vissi come uno piccolo shock. L’altra arrivò e ci diede tutta la disciplina che non avevamo prima.
Sino a qualche anno fa non ricordavo queste cose. Poi sono ritornate a galla un po’ alla volta. Accompagnate da una musica. “Tadatatatata tatata tatatata tatata tatatata”.

Tu da che parte stai? Da quella della nostalgia o del cinismo? Raccontamelo nei commenti.

Martedì esce IL SOLITO PODCAST.

4 thoughts on “Una maestra elementare

  • Ciao Gio!
    Io cinica come te. E probabilmente abbiamo una storia simile: all’esame di quinta io ho portato la Toscana.
    In prima elementare ho avuto il maestro Coppetti che era un uomo straordinario, poi è arrivata la nuova maestra che faceva il “suo compitino di insegnante elementare” e lo faceva pure male.
    Ps la mamma del mio compagno è una maestra elementare senza entusiasmo che mi ricorda tanto la mia.

  • È davvero confortante sapere che il mio vissuto traumatico legato alla maestra -trottolinoamorosodududadada’- che di amoroso non aveva proprio niente- è condiviso da un altro ex bambino. Grazie Gio’ per questa incoraggiante rivelazione che mi fa ribadire il fatto che quella sbagliata ( spedita dalla preside, a 6 anni non ancora compiuti, per avere perso la scheda dei numeri) di certo non ero io.
    Aggiungo che io faccio parte della schiera dei nostalgici (in generale) e che se oggi faccio la maestra di scuola elementare probabilmente è anche grazie a -VatteneAmore- che mi ha indicato esattamente la maestra che non sarei mai voluta diventare. Sì, in generale faccio anche parte della schiera degli ottimisti: non tutto il male vien per nuocere.

    • Io l’ho realizzato solo dopo, non pensavo che ripensandoci mi venissero queste sensazioni

      Per fortuna che il mestiere dell’insegnante è evoluto e che ci sono persone come te che lo fanno sapendo bene cosa non dovranno mai essere

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