una cosa devi fare

Una cosa devi fare!

Tempo di Lettura: 4 minuti

Dispetto #133 – Un disastro al lavoro

Per far votare le persone bisogna dare alternative credibili. Non a caso c’è stato meno astensionismo nel sondaggio Instagram di questa domenica che nelle elezioni Europee.
Probabilmente un elettore o un’elettrice ritiene più credibile l’alternativa: ho quasi dato fuoco ad un’azienda che il programma elettorale di Carlo Calenda.
Tra le alternative proposte ha vinto quella volta in cui ho dimenticato un tizio in aeroporto. Quando ti dicono: “Una cosa devi fare!” e tu manco l’hai fatta.

una cosa devi fare
una cosa devi fare, scrivitela

Non ricordo di averlo scritto o dove l’ho scritto, ma nel mio primo lavoro non avevo colleghi fannulloni. Per un semplice motivo: il fannullone ero io.
Mi annoiavo molto. Dovevo registrare gli incassi ricevuti dalla società. Mi arrivavano vagonate di soldi sulla scrivania e io dovevo inserire i dati nel gestionale e preparare il versamento sui vari conti correnti dell’azienda.
Diciamo un lavoro stimolante ed eccitante più o meno come un Rosario di Radio Maria alle 2 del mattino.

Se ci penso ora era un lavoro che onestamente in un paio di ore si poteva fare, dovevo per forza occupare le altre 6 ore. Non credo fosse un caso sentirmi ripetere dalla signora delle paghe il ritornello “Te lo sei meritato?” ogni volta che mi consegnava il cedolino paga.
Mi faceva arrabbiare ogni volta che glielo sentivo dire, ma con il senno di poi, mi vien da dire che sì me lo ero meritato. A modo mio.
Nelle mie ore libere avevo stretto qualche rapporto, qualche legame speciale con colleghi e colleghe. In azienda ero abbastanza conosciuto.

Per dire: a volte si organizzavano delle cene tra colleghi. In queste cene c’erano anche i dirigenti, l’amministratore delegato, il direttore commerciale e altri colleghi. Io ero un tizio divertente e per la mia mondanità mi veniva perdonata la cialtroneria.
Anzi io ero impiegato amministrativo ma poi mi venivano dati tanti altri compiti
Il ResponsabileAffariGenerali (RAG) in particolare mi aveva preso in simpatia. Così spesso quando c’era qualche lavoro extra da fare mi chiamava.
Nel 2006 l’azienda decise che fermarci durante le partite della Nazionale in sala riunioni era giusto.
Quindi qualcuno avrebbe dovuto pensare alle birre agli stuzzichini. E chi se non io?
Pausa pranzo raddoppiata, giro al supermercato e via a comprare cose per tutti i tifosi. Io e RAG pronti a fare acquisti con la carta di credito aziendale.

Io mi divertivo molto, però alla fine capivo che non era proprio quello per cui ero stato assunto, ma dentro di me la speranza di essere spostato in un’altra parte, forse proprio agli affari generali, era viva e mi andava bene così.
Ogni tanto però avevo dei moti di orgoglio, quel “Adesso vi faccio vedere io cosa so fare”. Anche perché avevo solo 20 anni e tutti mi dicevano che dovevo spaccare il mondo, ma io quando avevo 20 anni ero uno stronzo, citando gli Zen Circus. Così i miei moti di orgoglio finivano spesso verso la pausa caffè.

Un giorno il mi amico RAG mi chiama e mi dice: “Vieni qui nel mio ufficio, ho l’autorizzazione del tuo capo”. La cosa non mi torna. Mi dirigo verso il suo ufficio e lungo la strada mi fermo dal mio capo, la trovo (pensavate tutti fosse un uomo vero?) con il responsabile degli agenti, io dico: “Mi ha chiamato RAG dicendo che ha al tua autorizzazione, ma per cosa?”, lei mi sorride, il Responsabile Agenti risponde al posto suo: “Mi fai un favore grandissimo!”.
La mia confusione aumenta, sempre di più.
Però quando arrivo RAG mi dice: “Domani dobbiamo andare a Linate, con due auto, perché dobbiamo prendere Agente 1, Agente 2 e Agente 3”.
Pensandoci ora: un’auto sarebbe bastata, ma entrambi di origini napoletane potevamo perderci quest’occasione di cazzeggio assieme?

Arrivo previsto per il trio di Agenti ore 17, distanza da Bergamo a Linate 50 minuti. Partenza ore 14. Per essere certi.
Partiti e arrivati con larghissimo anticipo, cosa c’è di meglio che fermarsi per strada e prenderci un gelato, giocare a biliardino, un caffè lo vogliamo lasciare indietro?
Giornata molto tranquilla e bella, a spese dell’azienda, ovviamente.
L’azienda però può pagarti tutto: la benzina, l’autostrada, il gelato e i 50 cent per giocare a biliardino, ma per RAG una cosa assolutamente non doveva essere pagata: il parcheggio a Linate.

Da buoni napoletani quale è l’idea migliore? Lasciare le auto in divieto. Perché se non conosci le facce di quelli che dovrai prendere, non sai se saranno in anticipo, ritardo, o altro quale cosa c’è di meglio se non obbligarti a far le cose di fretta?
Dovevano essere tre Agenti, ma forse uno avrebbe portato un accompagnatore.
Davanti a noi tre agenti, due molto giovani e uno di quasi 40 anni. I due giovani erano stranamente in confidenza, per essere colleghi che si trovavano alla prima convention assieme forse pure troppo.

RAG prende in fretta e furia le valigie e si occupa della divisione dei presenti: “Voi con me, lui con te!”. Sembrava la divisione degli immigrati del film di Checco Zalone.
Appena saliti in auto lo chiamai e dissi: “RAG sei sicuro che abbiamo prelevato tutti? Sono Agente 1, Agente 2 e Agente 3? Perché io in auto ho 3, tu puoi chiedere se loro sono 1 e 2?”. “Sìììì Giovanni, tranquillo, adesso andiamo prima che rischiamo di prendere una multa”.
Così sprezzanti del pericolo ci dirigiamo nuovamente verso il quartier generale aziendale.

Pensai “avevi una cosa da fare e tutto sommato l’hai fatta bene”.
Poco prima dell’arrivo in Hotel mi arriva una chiamata del mio capo: “Giò, ma cosa avete combinato?”. In che senso? Non capisco, cado letteralmente dal pero.
“Io ho qui 3, lui sulla sua auto ha 1 e 2” dico sicuro delle mie conoscenze e lei: “No, guarda che 2, un uomo di 60 anni pieno di acciacchi, è in aeroporto che vi aspetta”. Seguono improperi vari. Io che non so assolutamente come gestire tutto la situazione. Mi prostro scusandomi con il Rasponsabile Agenti, mentre RAG si da alla macchia!

Il giorno dopo mi chiama, mi dice: “Oh avremo fatto una cazzata, ma mi sono divertito un sacco ieri”. Forse poi il senso è questo, fai le cose, falle bene, ma non dimenticare mai di divertiti. Ovviamente io rimasi impunito, ero l’anima delle feste!

A te è mai capitato di dirti: “Una cosa devi fare!” e poi non l’hai fatta?

Martedì esce IL SOLITO PODCAST.


Scopri di più da I Soliti Dispetti

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *