un lavoro sicuro

Un lavoro sicuro, ma non troppo

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Dispetto #104 – Un litigio sul lavoro

Questa settimana il sondaggio Instagram ha avuto dell’incredibile. Gli ultimi due voti hanno decretato la vittoria di un argomento rispetto all’altro.
Per tutto il tempo era stato in vantaggio un’amicizia finita male, mentre all’ultima curva ha vinto il racconto di una guerra intestina nel mio ufficio. Era il mio primo posto di lavoro, per me un lavoro sicuro, ma non troppo.

un lavoro sicuro
un lavoro sicuro che mi ha permesso un’auto nuova

Uno dei miei più grandi difetti è sicuramente la presunzione. Come tutti gli insicuri appena ho dieci centesimi di sicurezza su una cosa divento insopportabile.
Non esprimo più opinioni, do giudizi e non accetto contraddittorio.
Ricordate quando ho parlato del periodo in cui stavo con ViolantePlacido e mi sentivo un sacco sbruffone? Ecco quel periodo coincideva con il mio primo lavoro.
Immaginate uno sbarbato di 19 anni con tutta questa sicumera in corpo?

Andavo a lavorare in un’azienda che aveva fatto il colloquio a tutti i diplomati della mia scuola e aveva scelto me. Lo vedete il mio Egometro rompersi per superati limiti?
Era un’azienda di 170 persone, di cui 150 donne – i restanti 20 posti erano occupati dai capi, che lo dico affà, gli IT e io.
Mio padre il primo giorno mi disse: “Vai a lavorare, pensa solo a lavorare e tornare a casa”, ma lui cosa ne poteva sapere? Lui e i suoi 35 anni di esperienza più di me. Una delle belle stronzate pensate nella mia vita.

Il primo giorno entrai in ufficio, guardai sulla destra subito dopo la porta. Trovai una ragazza di 3 anni più grande di me, ma che io conoscevo a memoria perché era una delle più belle della mia scuola. Per noi sbarbati era la DeaDella5D (DD5D).
In quel momento il signore stava guardando giù, indicando me e dicendo: “You’re my man!”. Soldi in tasca, un lavoro sicuro, camicia e 150 donne tra cui quella che per un paio di anni avevo venerato da lontano. Insomma, chi era più fortunato di me? Un’altra delle grandi stronzate pensate in vita mia.

All’inizio sembrò andare tutto bene. In ufficio c’erano 4 persone, io unico ragazzo, cercavo di imparare. Mi furono da subito chiari i rapporti di forza. C’era una collega invidiosa di tutto, persino della mia calcolatrice. Un giorno venne alla mia scrivania, la prese e disse: “Questa la prendo io, perché è più bella e tu sei l’ultimo arrivato”. Il nonnismo ai tempi del terzo settore.
Tutti abbiamo il collega che non fa nulla e si lamenta di tutto. In quel momento era la CollegaInvidiosa, mentre DD5D era intoccabile. Con lei anche l’altra veterana dell’ufficio, la RagazzaDellaFatturazione. Lei e DD5D erano amiche inseparabili. Colonne portanti di tutto l’ufficio.

Io le guardavo e cercavo di imparare. Un giorno CollegaInvidiosa fu spostata di ufficio, al suo posto arrivò una mia ExCompagna di Classe. Da quel momento per me cambiarono un po’ di cose.
Tutti abbiamo il collega che non fa nulla e si lamenta di tutto, ma quando pensi di non averlo, allora forse sei tu.
Io lo ero, mentre nel frattempo successe una cosa assurda. DD5D e RagazzaDellaFatturazione litigarono. Le colonne portati di quell’ufficio stavano venendo giù.

Avete presente quella situazione in cui se posso non fare una cosa per te non la faccio? Se un tuo collega ha bisogno di un aiuto non lo fai?
Addirittura una volta ad una collega venne detto: “Se fai le fotocopie senza abbassare il coperchio sprechi toner ed è insalubre”, risposta: “Mi ha detto Giò di farle così”.
Insomma nel dubbio, se si poteva dare una colpa la si dava a quelli dell’altra fazione.
Praticamente era un’eterna lotta tra NoVax e SiVax, o tra Inter e Juve. Eravamo colleghi ma avversari.
Oggi forse ci sarebbe un ufficio HR a risolvere la situazione in pochi mesi. All’epoca era un ruolo sottovalutato, così noi demmo il via alla nostra personalissima Guerra delle Due Rose.

Passai due anni in mezzo ai fulmini. Avevamo fisicamente diviso l’ufficio in due, io mi spegnevo. Un lavoro che non mi piaceva. In un ambiente malsano. E poi facevamo uno dei lavori meno etici del mondo: recupero crediti.
Era troppo per me, non volevo quella vita.
La goccia fu una sera, con la mia lampada da scrivania, l’ufficio spento e io da solo ad inserire i pagamenti delle bollette del telefono di una qualche azienda di inizio anni ’00 che truffava sulle tariffe.
Mi ero visto da fuori. Sentivo la nuvoletta di Fantozzi sopra la mia testa. Sentirmi uno sfigato mentre il mio ego era sempre e comunque sopra i livelli di guardia. Un mix devastante: quello che dà il via alle cazzate.

Io ero quello stupido di 20 anni. In azienda venivo ricordato per essere quello che aveva preso le birre per guardare i mondiali del 2006, o essere andato a Malpensa a prendere tre esattori (dimenticandone anche uno lì).
Andavo in banca e con questa scusa cambiavo assegni per il nostro amministratore delegato. Dal mio conto personale passavano bonifici per acquisti di auto o adozioni.
Tutte cose che con il lavoro centravano 0. Però io le facevo pensando di essere importante, loro vedevano in me quello che “Poteva perdere tempo”. Insomma, forse due domande me le sarei dovute fare. Invece mi imbruttivo.

Stavo male e, se tutto ciò non bastasse, avevamo anche cambiato capo ufficio. La prima la adoravo, avevo imparato tanto da lei. Quella dopo era una totale incompetente.
Come prima cosa assunse una nuova collega. Una con una dote incredibile: stava sulle palle a tutti. In ufficio nel frattempo eravamo diventati in 7, il muro di Berlino stava lentamente cadendo, forse perché tutti ci stavamo rendendo conto che in quel posto avremmo dovuto passare 8 ore al giorno e ci conveniva collaborare.
La nuova collega fu il nostro 9/11/1989. Per me invece fu la goccia. Decisi di lasciare un lavoro sicuro, in una grande azienda, per provare ad andare a trovare fortuna altrove. Per la mia carriera, per crescita personale. Finii dalla padella alla brace. Perché quando fai stronzate, le devi fare fino in fondo.

Le mie dimissioni erano scontate come le scarpe durante il Black Friday. La cosa più bella fu che DD5D e RagazzaDellaFatturazione organizzarono assieme una festa a sorpresa per il mio addio. Pensai fosse una delle mie più grandi vittorie, vedere la loro amicizia splendere di nuovo.
Ora, a distanza di quasi vent’anni, con un po’ più di umiltà mi chiedo: quanto dovevo essere pessimo come collega da farle festeggiare così tanto?

Tu hai mai avuto esperienza simili in ufficio? Raccontamelo nei commenti.

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