un dio diverso

Un dio diverso

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Dispetto #137 – La fede

Ormai lo sapete, l’inizio dell’articolo è dedicato al commento del sondaggio Instagram sul mio profilo Giò Fattoruso.
Le tre alternative in competizione vedevano: quando ho fatto a cazzotti la sera prima della maturità, un ferragosto pazzerello e l’idea che ho avuto per un momento di farmi prete.
Quest’ultima opzione ha ricevuto voti anche dal tizio che era in classe con me alle elementari e se mi incontra per strada manco mi saluta.
Tutti pronti a sentirmi parlare di dio, un dio diverso di quel che vi aspettate.

un dio diverso fa una luce diversa

Il tema della fede è spigoloso, l’ho detto anche nell’articolo di settimana scorsa, alcuni esponenti del Dio Fan Club sono molto suscettibili.
Io lo so bene, perché, come già detto più volte, la mia infanzia è stata fortemente a tinte cattoliche. Ora lo posso dire, per fortuna.
Non lo dico perché io sia diventato il migliore dei cattolici, anzi.
Io la sera prima di andare a dormire dico sempre una preghiera, lo ammetto, in cui ringrazio per quello che ho e chiedo di aiutarmi a meritarmelo sempre, però parto sempre con “Ti prego fa che non vengano ladri o rapinatori”. Per me Dio è un uomo con la barba lunga, bianca e la divisa della Verisure.

La fortuna della mia infanzia e adolescenza cattolica è stata potermi fare delle domande.
Mi sono chiesto dove fosse il senso, se ci fosse davvero qualcosa dall’altra parte del cielo. Non ho mai accettato tutto dogmaticamente, ma ho potuto decidere se accettarle o meno quelle risposte già confezionate.
È stato un percorso molto importante per me. Come se ora io e l’altissimo avessimo un dialogo diretto. Per questo posso dire che, in lui o in qualsiasi altra cosa ci sia lassù, credo. Non penso lui sia quello che si arrabbia per una mela, chiede sacrifici di figli o divide acque.

È un discorso spirituale ancora più che religioso.
Io credo che l’incontro con Dio avvenga in pochi istanti della nostra vita, attimi in cui si allineano delle cose per cui possiamo essere in ascolto.
Per questo sento di ringraziare, ma anche di arrabbiarmi se qualcosa non va. All’inizio della settimana peggiore della mia vita, fermo ad un semaforo in auto, dissi: “Se lo fai morire salgo e facciamo a pugni”.
Le responsabilità si prendono tutte, nel bene e nel male.

Un dio diverso. Quasi fosse un amico immaginario. Non è fede, perché io chi ha fede lo invidio. Quella fiducia in qualcosa di non tangibile, quella che ti sorregge quando tutto sembra cadere, io non ce l’ho. In quei momenti dio è solo l’obiettivo delle mie ire.
Come diceva Guzzanti “l’invenzione di Dio è stata resa necessaria per dare un indirizzo più preciso alle bestemmie che prima erano troppo generiche e poco incisive”.

E quindi? Qui vogliamo sapere quando hai pensato di farti prete! E avete ragione.
L’ho pensato davvero e non ero un ragazzino.
Avevo appena finito la maturità. Il mio viaggio della maturità, da bravo ragazzo cattolico, l’ho fatto con l’oratorio. A Taizé.
Taizé è una comunità ecumenica cristiana, fondata da frère Roger, dove trovano un momento di preghiera e comunione tutte le confessioni cristiane, senza prevaricazione.
Il programma prevedeva una settimana in comunità, a dormire in mega tendate. Tre messe al giorno. Ripeto, non è un’esrcitazione: tre messe al giorno.

Appena arrivati pensai che fosse una pazzia. Non tanto perché la gente va in Grecia, in Spagna post maturità, a ubriacarsi e fare le orge, ma tre messe al giorno? Con canti in spagnolo, portoghese o francese? Seriamente?
Sembrava non avesse nessun senso, anche se l’avevo scelto io, ma arrivato lì pensai fosse tutto maledettamente sbagliato.
Inoltre in quel gruppo dopo il prete e l’animatore ero il più vecchio. Infatti non ero neanche troppo inserito nel gruppo degli altri ragazzi. A dirla tutto c’era anche un tizio che aveva bisogno di sentirsi il gallo nel pollaio e vedeva in me il suo rivale. “Faglielo fare”, mi dicevo.

Quella settimana fu assurdamente bella. Quella comunità, i momenti di scambio, le chiacchiere con gli amici e i discorsi profondicon gli sconosciuti.
Conoscemmo dei ragazzi scout di Verona, che non sono mai più riuscito a rintracciare, ma ancora ricordo con affetto. E andavamo alle 3 messe al giorno.
Ogni messa era un momento in più di silenzio, di incontro con me stesso. Lentamente si trasformava da rito noioso a momento atteso.
Sino al fine settimana, in cui si celebrava, come ogni settimana, il triduo pasquale.
In questa chiesa immensa, che poteva contenere almeno 10.000 persone, in quel silenzio stupendo e irreale, talmente denso che lo potevi sentire abbracciarti. Dentro quel silenzio, in quella chiesa illuminata solo da migliaia di candele, apparve il fondatore della comunità, frère Roger.

Di quella messa ricordo la luce, i colori caldi, la mano del frate sulla mia testa e le mie lacrime. Un’emozione violenta, vera, profonda. Da annebbiare tutto.
Poi ricordo il cielo, di un blu stupendo e puntini di luce. Una montagnetta, dove probabilmente c’ero solo io. Io e un Dio diverso, che finalmente mi aveva mostrato quel sorriso, quel volto simpatico che per anni il catechismo mi aveva tenuto nascosto.
Presi il mio 3310, mandai un messaggio a casa: “Io mi fermo qui”.
Ero sincero. Ovviamente non era la mia strada. Lo è stata solo per quel momento, quel momento unico e spettacolare – cit.

Non ho mai parlato molto di quell’esperienza. L’ho fatto appena tornato, consigliandola a tutti. Mi trattavano da stupido e allora ho iniziato a tenerla per me. Per capirla devi viverla. Era un ricordo così bello che non volevo farlo corrompere dal mondo.
Era un momento mio, poi è diventato una di quei ricordi che lasci in soffitta e ogni tanto lo ritrovi impolverato.

Scrivendo adesso mi accorgo che non ho un ricordo nitido di quel momento, ho un ricordo forte.
La religione probabilmente è l’incontro di spiriti, il nostro e quello superiore.
In qualche modo per me, quella domenica, in quel paesino della Loira, era avvenuto quell’incontro.

Fu il primo con quel dio diverso che ora conosco. Con cui mi arrabbio e condivido gioie. A cui ancora a volte trovo difficile credere e, talune volte, associo a forme animalesche.
Non ti farò domande sulla fede, è troppo personale, quindi questo articolo finisce così.

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