un amore mai nato

Un amore mai nato

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Dispetto #118 – Un amore sul posto di lavoro

Questa settimana sono tornato a fare il mio solito sondaggio Instagram della domenica. Tra le varie opzioni ho messo: una collega di cui era impossibile non innamorarsi. Indovinate cosa ha vinto? E perché proprio il gossip?
Perché è bello scrivere di amore, perché tutti abbiamo avuto un o una collega per la quale avevamo perso la testa. Ci possiamo rivedere tutti in una situazione del genere. A volte gli amori nascono proprio sul posto di lavoro, altre restano una bellissima ipotesi.
Il mio è il racconto di un amore mai nato.

un amore mai nato
alcune storie sono treni che passano, sono un amore mai nato

Di what if la vita è piena. Tutti abbiamo quel momento, quello sliding doors in cui ci siamo chiesti come sarebbe andata se avessimo fatto altre scelte.
Probabilmente saremmo tutti Bojack nel Maine, con una vita idilliaca, una persona meravigliosa al nostro fianco a vivere una vita senza problemi, nel migliore dei mondi possibili.
Lo sappiamo che non sarebbe andata così, ma ci piace sognare. A me è successo, tante volte. Per anni ho avuto nel mio cuore la Ragazza dei Sogni, se lei mi avesse detto “Scappiamo” io lo avrei fatto. Per un breve ma intenso periodo della mia vita quella persona è stata una CollegaSpeciale.

Tempo fa parlai del posto di lavoro con CapoPazza, un posto dove era brutto vivere.
Vivevamo tutti sotto una dittatura folle del nostro capo. Lei era la proprietaria, il suo cognome e il nome dell’azienda erano il medesimo. Poterle ribattere era praticamente impossibile. Avete presente le aziende smart, piene di inglesismi e attente al benessere dei propri dipendenti? Ecco quella no.

In quel momento io ero ad un bivio della mia vita, volevo andare a vivere assieme ad ExMoglie, ma non riuscivo a stabilizzare la mia situazione per poterci garantire un vita tranquilla. Io ero precario in quel posto, ma volevo restare per coronare questo sogno. CollegaSpeciale arrivò un paio di mesi dopo di me.
Non posso dire che facemmo subito amicizia, però eravamo oggettivamente due persone con un battito del cuore diverso rispetto agli altri.
In quella situazione era come se fossimo le uniche due persone colorate in un mondo in bianco e nero.

Negli ultimi sei mesi della mia esperienza da CapoPazza il nostro rapporto si rinsaldò. Ci ritrovavamo la sera, perché i nostri partner erano assenti per tanti motivi, a scriverci su Facebook.
Ci raccontavamo di tutto, soprattutto del lavoro. La collega che forse aveva un flirt con l’ufficio IT, il casino combinato da questa o quell’altra.
Il mio essere un morto che cammina in quell’azienda, perché tanto si sapeva che non mi avrebbero mai rinnovato il contratto.
Poi gli aneddoti, le storie, insomma chiacchieravamo. Ci divertivamo. Parlavamo la stessa lingua, anzi ne avevamo creata una nostra.

Le chat su Facebook continuavano ogni sera. Alle 12.30 ci aspettavamo davanti alle scale per andare in mensa assieme, per salutare tutti a metà pasto per andare a bere il caffè. Perché il caffè delle macchinette è un crimine contro l’umanità, ma preso con lei aveva un gusto migliore. Sapeva di felicità.
Eravamo uno l’ossigeno dell’altra. Quelli erano momenti in cui entrambi, sicuramente io, potevamo evadere da una realtà che ci opprimeva. Ci sentivamo trascurati e lavoravamo per qualcosa di molto simile ai lavori forzati. Mentre in quel mondo via messaggio, in quegli adesivi, in quelle parole eravamo vivi.

Ovviamente, in quel momento ogni volta che ExMoglie mancava in qualcosa, pensavo “CollegaSpeciale ci sarebbe arrivata da sola”. Quasi la volessi incolpare del mio restare con lei.
Quando rilessi tutte le conversazioni con CollegaSpeciale, a mente fredda, mi accorsi che sia io che lei stavamo scegliendo ogni giorno di stare con le persone con cui stavamo.
Ci stavamo dando quello che avremmo voluto avere, ma non lo volevamo da noi due. I nostri messaggi per quanto di intesa, per quanto ci fosse un non detto di una storia d’amore che avrebbe potuto essere bellissima, finivano sempre per dirci: “Amo la persona con cui sto”.
In quel momento avevamo ben chiare le cose e le persone che amavamo. Anche se l’idea di me e lei nel Maine era sempre un sottofondo piacevole del racconto.

Il nostro amore mai nato morì nel suo punto più alto. Il mio ultimo giorno di lavoro. Quel giorno io finivo la mia esperienza, lei veniva assunta a tempo indeterminato. Il caffè aveva ripreso ad avere il suo gusto pessimo.
Avrei voluto raccontarle del nostro what if. Lasciare che il non detto di tutti i nostri messaggi venisse a galla. Parlare della nostra affinità che ormai faceva tremare, di continuare a parlare la lingua che conoscevamo solo noi due. Di dirle: “Scappiamo nel Maine io e te, tipo Bojack”
Però, mio caro GiòIlSognatore, le cose lo sai che non vanno come credi, perché adesso a distanza di 10 anni stai ancora a raccontartela?

Io cambiai lavoro, non vederci più tutti i giorni fece scemare il nostro legame. Non essere più uniti in quella prigionia, le storie d’amore che piano piano si riprendevano ci fecero toccare di nuovo la realtà con mano.
Ogni tanto uno dei due postava una canzone su Facebook per dire all’altro qualcosa, come se fossero segnali di fumo. Una che forse avremmo dovuto mettere per dirci ciao era I Like Chopin. Non l’abbiamo fatto, non ci siamo mai detto ciao. Abbiamo lasciato che il nostro amore mai nato sfiorisse, come tutte le più belle cose.

Ci sono tanti “what if” nella vita di ognuno di noi, e a volte è difficile non perdersi in fantasie su come sarebbero potute andare le cose se avessimo fatto scelte diverse. Però se avessi una macchina per tornare indietro nel tempo non la userei per cambiare qualcosa di quella storia.
Rovinerei quella perfezione, quei momenti bellissimi che hanno reso la mia vita più leggera. Grazie CollegaSpeciale, se un giorno dovessi trovarti con l’auto in panne nel mezzo del deserto sai di poter contare su di me.

Tu hai mai voluto scappare nel Maine? Raccontamelo nei commenti o su Threads.

Che poi, GiòIlSognatore, nel Maine ci sono sì e no 7 cose da fare, sai che vita pallosa sarebbe stata? E visto che sono rimasto qui, cosa ne dite di venire a Edoné (BG) per “Senza Tatuarsi Resilienza”, il monologo tratto dagli articoli di questo blog.

Ogni martedì esce IL SOLITO PODCAST, ascoltalo su tutte le piattaforme gratuite.

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