un altro al posto mio i soliti dispetti

Un altro al posto mio

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Dispetto #112 – La fine di un rapporto

Quando ho mostrato l’opzione che ha vinto il sondaggio Instagram – qui per seguire il mio profilo – in molti mi hanno scritto “Alla fine il gossip vince sempre”.
Ogni tanto ci vuole un articolo leggero, un po’ novella 2000.
Ho già scritto in passato un articolo dal titolo “La mia ex ha un altro”, facendo un po’ il gradasso, dicendo che molte volte le mie ex con i nuovi compagni avevano subito dei downgrade.
Adesso forse è il caso di togliermi questa patina di sbruffonaggine e parlare di come mi sento quando c’è un altro al posto mio. O quando sono io quello al posto di qualcun altro.

un altro al posto mio
adesso su quella sedia c’è un altro al posto mio

La fine di un rapporto è un momento difficile. Forse per il motivo di cui ho parlato settimana scorsa, non voler far rimanere male nessuno.
Ho bisogno di non essere odiato da persone che ho amato.
Vorrei che ogni rapporto finendo non lasciasse strascichi. Solo le due settimane di patetismo sui social che dovrebbero essere garantite dalla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
Una persona a me molto cara di recente una volta mi ha parlato di un libro in cui veniva citato un tasto rosso. Un maccanismo che avrebbe permesso di chiudere una storia d’amore senza ripercussioni.
C’era una domanda che si faceva spesso: “Se adesso avessi quel tasto, lo schiaccerei?”.

Se avessi avuto quel tasto forse anche io lo avrei premuto volentieri. Poter chiudere tutto, continuare a essere solo due persone che si conoscono, si salutano, ridono e scherzano.
Mi sono reso conto di quanto questa speranza sia utopia, soprattutto per il fatto che spesso sono io ad inquinare il rapporto.
Non so gestire la fine di un rapporto.
Anzi mi capita di fare sarcasmo fuori luogo, di essere pungente, quasi con la voglia di fare male all’altra persona. Giuro, sto provando a essere bravo in queste cose.

Perché i rapporti tra le persone sono sempre così difficili? Perché non esiste il pulsante rosso?
Io lo avrei voluto nella mia vita. Anche se poi ci penso e c’è questa parte di me che mi ripete ossessivamente che devo prendermi le mie responsabilità.
Però io non volevo fare un articolo peso su queste cose, volevo essere divertente.

La comicità è tragedia più tempo, me l’ha detto Daniele Raco. Deve essere passato abbastanza tempo da un evento per poterci ridere sopra.
Quindi se un rapporto è finito da un numero congruo di giorni posso farci ironia. Tipo subito dopo le due settimane di patetismo.
Oltretutto per le mie ex il tempo non si conta mai dalla fine del rapporto, ma dall’inizio: quella è la vera tragedia.
Ernia ha fatto i soldi dicendo “Riempirei di mazzate quel tuo nuovo ragazzo che è un coglione galattico”, posso provare anche io farlo?

Il nuovo ragazzo della ex è una persona che serve soltanto ai cantautori. Ci si può creare una discografia assurda.
Noi da questa parte che facciamo gli uomini feriti – perché la parte delle vittime ci esce sempre da dio – e loro di là che sono i villan della nostra narrazione.
Anche se siamo tutti i nuovi ragazzi di qualche ex, quindi tutti sulla stessa barca.
Io nel ruolo di vittima ci sto da dio, ho passato una vita a dare le mie colpe agli altri, lo dico anche nel podcast uscito questa settimana.
Poi la storia da questo punto di vista diventa più empatica. Nessuno vuole essere il cattivo.

Tutte pare mentali dite?
È assolutamente plausibile, ma questo blog sarebbe durato due dispetti senza pare mentali, lo sappiamo no?
Alla fine proprio per questa non voglia di essere il Joker per Batman, quando è toccato a me il ruolo del NuovoRagazzoDi… ho sempre tentato di nascondermi.

Quando mi è capitato di subentrare ad un ragazzo dopo pochissimo tempo, o magari mi sono anche leggermente sovrapposto nelle tempistiche, mi sono sentito in colpa. So di non essere il buono della storia.
Per quanto “L’amore ha sempre ragione”, c’è quella vocina cattolica che dice essere stato un peccatore, un lussurioso e aver desiderato la donna d’altri.
Per questo quando succedono queste cose la prima cosa che faccio è nascondere il mio rapporto.

“Nessuno deve sapere di noi”. L’ho detto un sacco di volte con la scusa delle malelingue.
Il senso di colpa e la paura del giudizio sono stati due compagni di vita fedelissimi, per chi, come me, è cresciuto in oratorio.
Le voci giravano meglio del telefono senza fili. Potevi diventare il mostro di Firenze nell’arco di mezza giornata soltanto perché avevi deciso che non volevi più stare con una ragazza.
Cose che a me personalmente ferivano molto. Per questo forse quando una storia inizia in maniera “poco etica” ho ancora più paura di espormi al mondo.

Pensate una situazione dove hai paura delle malelingue, ti senti in colpa e poi l’ex della tua compagna inizia a fare quelle cose sui social che mettono inquitudine: guardarti le storie senza seguirti.
Se lo fa una ragazza è oro, ti monti la testa e sei sicuro che lei voglia uscire con te, ma se lo fa l’ex della persona con cui stai è stalking.
Già era tutto traballante, uscivamo entrambi da storie importanti, mancava solo lui a fare orbiting.
Un ex di cui naturalmente non potevo dire nulla perché mi sentivo in colpa. Inoltre lei stravedeva ancora per lui e parlarne male era reato punibile con pene dalle due alle sei ore di silenzio punitivo.
Ero in una situazione di disagio palpabile. Lo facevo notare e mi veniva detto che erano tutte fantasie della mia testa.
Mi sentivo solo, come se fossi il terzo del mio rapporto di coppia.

Quando ci lasciammo, come prima scrissi a lui dicendo che poteva smettere di guardare i miei profili social. Era un peso che che volevo togliermi subito.
Inoltre non volevo farlo assistere alle mie due settimane di patetismo post rottura – sempre quelle che dovrebbero essere nella dichiarazione universale dei diritti umani.
Assecondò la mia richiesta, chissà se poi andò a cercare un altro al posto mio.

Tu sei mai stato o stata la nuova fiamma di una persona? Come ti ha fatto sentire?
Raccontamelo qui o su Threads il nuovo social Meta.

Ogni martedì il dispetto della settimana esce anche in versione Podcast dal titolo IL SOLITO PODCAST, lo trovi qui o su tutte le piattaforme di streaming audio.

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