tutti sbagliamo a modo nostro

Tutti sbagliamo a modo nostro

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Dispetto #64 – Imparare a perdonarsi

Oggi è l’11 di Gennaio, perché scrivo sempre un giorno prima della pubblicazione. Mi piace ridurmi sempre all’ultimo per fare le cose.
Stamattina andando al lavoro ho pensato che questa data mi parlava, dentro di me dicevo: “Ma chi compie gli anni oggi?”.
Nessun compleanno: è l’anniversario della morte di Fabrizio De André.
È il 24mo anniversario, forse non ne ha parlato nessuno perché il prossimo anno ci sarà una maratona da Fabio Fazio, tutti quanti piangeremo e ci diremo che Faber manca. Manca il suo punto di vista, la sua lucida visione dei tempi, con quella capacità di essere sempre un passo avanti.
Quello che però non mi è mai piaciuto della mitizzazione della figura di De André è la tendenza a nascondere anche l’altro suo lato.
Fu un alcolizzato, un padre violento e tutte quelle cose che possono essere le persone fragili. Perché alla fine anche lui era un essere umano come tutti, e tutti sbagliamo a modo nostro.

tutti sbagliamo a modo nostro
Tutti sbagliamo a modo nostro

L’Amico Fragile di cui ho parlato nell’intro di questo articolo diceva che c’è ben poca colpa nell’errore e ben poco merito nella virtù. È un insegnamento che mi porto dietro da sempre, circa 24 anni ormai.
Perché per quanto fosse un uomo fallibile, era pur sempre un grande pensatore e un maestro di vita.
In tanti nella vita abbiamo sperato di essere lui: anarchici, affascinanti, con quella capacità di appoggiare le parole sulla musica e renderle eterne grazie al suono della propria voce.
La sua cultura, le sue idee, tutti vorremmo essere Fabrizio De André. Vizi e virtù.

I santi peccavano 7 volte al giorno, sbagliano anche i preti a dire messa, ma errare è umano, perseverare è diabolico. Comunque alla settima volta in cui pecchi un po’ di perseveranza ce l’hai, per non dire di quelli che la messa la dicono tutte le settimane.
Però i modi di dire sugli errori sono tanti, molte volte utilizzati per scusarli.
“Sbagliando si impara”, “solo chi non fa non sbaglia”, il web è pieno di queste frasi motivazionali di coach guru c/o loro stessi tipo Marco Bellavia che sperano di sostituirsi a veri percorsi dentro se stessi, di cui ho già parlato qui. E che funzionano per davvero.

Tutti sbagliamo a modo nostro, solo non siamo in grado di capirlo. Tendiamo a colpevolizzarci anche oltre al limite dovuto – sempre tanti cari ringraziamenti alla chiesa cattolica romana.
“Oddio, ho sbagliato i tempi di cottura, è tutto scotto, ci saranno 7 anni di carestie per il mondo”.
No guarda, hai cotto male la pasta, non hai tenuto il popolo ebraico in schiavitù. Il peggio che ti possa capitare è Bastianich infuriato a ripetere: “Vuoi che muoro?
Il mondo non dipende da noi, forse dovremmo capirlo, poi cercare di capire i nostri errori e imparare a perdonarci.

Mi sento tanto anche io un coach c/o me stesso. Metterò questa skill su LinkedIn sperando che qualche recruiter ci caschi e mi faccia fatturare molto più di quel che merito.
Friggendo aria molto meglio di qualsiasi elettrodomestico in voga tra i vegani.
DISCLAIMER: se me la regalate la friggitrice ad aria io l’accetto. Mi piace questo modello.

A molti di noi è capitato di scorrere il feed di Instagram e vedere le foto di quella persona che proprio ti fa dire: “Ma io cosa avevo in testa in quel momento?” – lo so che è capitato perché è un messaggio che mi arriva spesso in risposta alle stories che metto per sentirmi fregno.
Certo, poi ad alcuni capita come all’amico di Giovanni Truppi che “ha messo incinta una scema“.
Gente che viene presa a male parole per aver messo una reaction ad una storia della persona sbagliata. Forse non erano questi gli errori di cui parlava De André, ma se ci fosse ora, con i social, parlerebbe anche di questo.

Peggio di un’uscita con una ragazza sbagliata, una reaction che era meglio evitare, è essere convinti delle proprie armi di conquista e prendere una cantonata.
Come detto, in questo periodo della mia vita – se leggi questo articolo tra un anno spero che la cosa sia cambiata – mi trovo a non avere una compagna. Per questo motivo utilizzo le app di incontri. La mia preferita è quella che dice “It’s a Match”, perché mi ricorda l’improvvisazione teatrale.

Non faccio faville, anzi ho veramente pochissimi like e pochi match. Però di recente mi è capitato un incontro interessante.
Io e questa ragazza iniziamo a parlare. Mi racconta della sua vita, di cosa sta facendo, di un locale in cui sarebbe stato bello andare. Io rispondo, mi trovo a mio agio nella conversazione. Insomma sembra una cosa piacevole. Divertente.
Decido di sfoderare la mia arma segreta: dire di questo blog.
Sì perché sono convinto che tra queste pagine ci sia il meglio di me stesso. Se ti piace questo blog, ti piaccio io.

Senza capire perché, ad un certo punto lei non mi risponde più. Inizio a pensare al ghosting e mi convinco di poterlo gestire, ci ho fatto anche un post instagram – questo qui.
Evito di scriverle, di cercarla, ma rileggo le conversazioni e ho la consapevolezza di non aver fatto niente di male. Certo, magari lei era contro i Customer Service che fanno improvvisazione teatrale, allora tutto avrebbe avuto senso.

Dopo un giorno LaDesaparecida riappare mandandomi un messaggio: “Ciao, ho letto il tuo blog. Io sono molto timida e non vorrei finire un giorno in un racconto magari con un soprannome. Non mi sento a mio agio, quindi ciao”.
Io, convinto che il blog mi avrebbe aiutato con le donne, capisco che non ho armi di seduzione di massa. Inizio a pensare all’acceleratore tipo Ocean 13, ma non penso si possa usare su Tinder.
A lei dissi solo: “Va beh, mi spiace”. Poi scoppiai a ridere e pensai: “Va bene così, le conquisterai con la cucina. Ah no”

Tutti sbagliamo a modo nostro, io nel credere che questo blog sia un’arma di seduzione.
Continuo però a pensare che sia la parte migliore di me. “Immagina il resto” direbbe mio Papà.

E tu? Quale è stato uno dei tuoi errori più divertenti?
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