tutti i miei limiti

Tutti i miei limiti

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Dispetto #121 – La paura di non essere all’altezza

Questa settimana nessun sondaggio Instagram, perché si parla di una cosa di cui mi pento.
Un rubrica che mi mette per forza di cose davanti a momenti della mia vita in cui sento che avrei potuto fare di meglio. Anzi avrei dovuto fare qualcosa di diverso.
Mentre mi sono seduto qui sul pavimento da cui oggi ho deciso di scrivere, ho pensato a cosa raccontare.
Di colpo boom, l’illuminazione. Parlerò del perché non ho fatto l’università. Però vi dirò la verità: parlerò di tutti i miei limiti.

i limiti a volte sono come l’orizzonte

Allora, so già che sto per mettere in mano a tutti voi una delle mie parti più intime.
Vi prego di leggere questo articolo con la delicatezza che merita, perché mentre lo sto scrivendo, anzi lo sto pensando, so che sarà una cosa difficile.
Perché tutti noi ci costruiamo una verità che è solo nostra, ci raccontiamo la vita da un punto di vista in cui le nostre colpe sono vere solo a metà. Quella frase “chi vuole davvero qualcosa trova una strada gli altri una scusa” lo sappiamo tutti che ha un fondo di verità, ma dall’altra parte un paio di scusette buone ce le teniamo.

Proprio oggi ho chiuso l’account sulla piattaforma che mi permetteva di mettere musica nuova su Spotify per il mio progetto musicale, L’equilibrio.
L’ho fatto perché da dopo la pandemia ho suonato solo 4 volte, nessuno quando pensa ad un cantautore chiama me, e onestamente la musica richiede investimenti notevoli se sei da solo (Una canzone finita costa tra produzione, pubblicazione e ufficio stampa circa 1.500€).
Però c’è un altro motivo per cui alla fine ho lasciato andare questa cosa della musica: non mi sento all’altezza.
Uno dei primi dispetti scritti si chiama “Perchè non ho talento” e parla proprio di questo. Questo non sentirmi all’altezza mi ha fatto mollare. Ci sono il blog, il podcast, l’improvvisazione, la stand-up e i miei monologhi teatrali; direi che ho modo per far uscire quello che ho dentro.

Il pensiero di non essere all’altezza mi ha fermato diverse volte. Sempre parlando di canzoni, non ho mai avuto l’ambizione di suonare fuori dalla mia provincia. Non pensavo di meritarmi un concerto a Milano o a Bologna. Mi ero autoimposto dei limiti e in quelli stavo.
Quando Luca, che mi ha seguito per l’ufficio stampa, come prima cosa mi ha parlato di livello nazionale, di una recensione su Rolling Stone e tutto il resto io l’ho guardato come se fosse pazzo. Non era la mia dimensione. Quello è il mondo dei grandi, io volevo stare tra i mezzani, come all’asilo.

L’anno della maturità saltai scuola per una settimana per paura dell’esame di stato.
Poi la feci con il sorriso sulle labbra.
Ricordo che alla fine del mio esame orale dissi: “Sicuramente farò un’università triennale, perché solo il diploma non basta”.
Ad oggi ritengo sia ancora una delle mie frasi più intelligenti. Deve essere per questo che non l’ho ascoltata.

Per anni mi sono raccontato una storiella: a casa mia c’era bisogno di soldi. Storia in parte vera, i miei primi stipendi di circa 1.000€ erano divisi in parti uguali tra me e quello che lasciavo in casa per spesa, mutuo, bollette.
Nessuno forse me lo aveva chiesto, però io mi sentivo tanto figo a farlo. Mi sentivo come se stessi tenendo su il mondo da solo.
Quello che non raccontavo però è che tra i tanti motivi per cui l’università non l’ho fatta c’è che non mi sentivo all’altezza. Ero convinto di fallire.

Per tutta la mia carriera scolastica io non ho mai studiato davvero. Ogni tanto aprivo il libro, leggevo qualcosa, di base stavo attento in classe. I risultati erano buoni, galleggiavo poco oltre la sufficienza. Mi accontentavo.
Anche per la maturità ho studiato un paio di ore al giorno. Ricordo un pomeriggio in cui degli amici mi videro in giro chiedendomi: “Scusa ma tu non hai la maturità?” e io risposi “Sì, ma quello che dovevo fare l’ho fatto”. Ero tranquillissimo, con pochissima preparazione.
All’università sapevo che le cose sarebbero dovute essere diverse. Avrei dovuto studiare, ma veramente. Non sarebbe più bastato vivacchiare.

Ero conscio della mia pigrizia, di non avere nessuna voglia di studiare. Fosse per me vivrei eternamente senza fare nulla. Infatti non mi spiego la mia agenda che non ha un buco libero sino al 13 di giugno.
Negli anni ho visto laurearsi persone senza la capacità di mettere le H al posto giusto, però loro a differenza mia hanno avuto la perseveranza di stare sui libri e studiare.
Io no. Mi sono rifugiato nella scusa dei soldi a casa. In questo gesto che mi faceva sentire così adulto da potermi giustificare nel non fare una cosa. Eppure dentro di me sentivo, e sento, la sconfitta.

Dato che sono pigro, però una laurea la vorrei, giusto per fregiarmi del titolo, se qualcuno volesse segnalare questo blog ad una qualsiasi università italiana (ad eccezione di Pisa e Catania) per farmene avere una Honoris Causa in scienze della comunicazione io non mi offendo.
Perché a volte si dice che io sia pigro, in realtà ottimizzo solo i tempi.
O almeno, così mi piace raccontarmela.

Ancora oggi, ogni tanto, guardo dei piani di studio, delle università on line. Poi chiudo, mi guardo dentro e penso che non durerei due giorni.
Anche se poi mi ritrovo a studiare marketing, faccio corsi online per le cose che mi piacciono.
Tre anni fa ho iniziato a studiare copywriting, perché pensavo fosse la perfetta unione tra tutte le cose che so fare, il mio Ikigai.
Quest’anno di riffa o di raffa sono arrivato a fare questo mestiere. Ovviamente, adesso come adesso non mi sento all’altezza, ma spero sia come dice Skande, che tutto sia dovuto al fatto che sto cambiando in meglio.

Quale è il tuo limite che ancora non riesci a superare? Raccontamelo nei commenti.

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