sono stato lasciato

Sono stato lasciato

Tempo di Lettura: 4 minuti

Dispetto #85 – La sorpresa

Devo ammettere una cosa: questo blog l’ho fatto nascere, ma ad un certo punto mi sono reso conto di avere dei limiti, non potevo e non posso arrivare ovunque. Uno di questi limiti sta nella correzione delle bozze.
Per scrivere i primi articoli ci mettevo anche 6/7 ore. Di cui più di due terzi andavano nella rifinitura di alcuni passaggi. Eppure, nonostante questo, restavano refusi, periodi sconclusionati e virgole messe più per bellezza che per effettivo bisogno.
Ho chiesto allora ad una persona di farmi da correttrice di bozze – persona è femminile quindi lasciamo correttrice, lo dico per te che correggerai.
C’è, quindi, una persona che prima di altri legge i miei articoli. Oltre a correggere mi dà anche dei pareri. Sull‘articolo della scorsa settimana mi ha detto che sembrava un mea culpa nei confronti della mia ex. Ho postato questa frase nelle mie stories IG e la mia ex non solo mi ha detto che non era vero, ma anche di aver fatto bene a lasciarmi. Sorpresa. Per un anno e mezzo sono stato convinto di averla lasciata io.
Invece sono stato lasciato.

sono stato lasciato
candele e tisane per riprendermi dal fatto che sono stato lasciato

Penso di averlo già detto in molti articoli, tranne la volta con Lei, sono sempre stato io a lasciare le persone con cui stavo. Sentondomi anche in colpa, perché ho sempre pensato di non essere bello. Il mio pensiero ricorrente è sempre stato: “Già non ti si fila nessuna, mo fai anche storie perché dici di non amarla più?”.
Potrei definirla la mia sindrome dell’impostore, oppure è quella parte di me che non vuole mai far rimanere male gli altri. Così quando poi mi capita di lasciare mi sento eccessivamente in colpa, se ci aggiungiamo la sana paura del cambiamento ecco che subito scattano i rimpianti e il bisogno di tornare dove ero stato prima. Ne ho parlato un po’ qui.

Dopo la fine del matrimonio mi sono fatto travolgere da un nuovo amore. Solo che una storia di 11 anni fatta di convivenza e matrimonio non la dimentichi come se fosse la password dello SPID.
Anzi, se come nel mio caso hai avuto solo una storia tra i 23 e i 34 anni pensi di sapere tutto sul rapporto di coppia, che le dinamiche a cui sei stato abituato siano quelle corrette. Non importa che poi sia finita in un divorzio, l’abitudine batte la teoria, sempre. Ero convinto che quella dinamica di coppia a cui ero abituato fosse l’unica. Ci vuole tempo per capire i propri errori e questo tempo non me lo ero dato.

Mi sono lasciato travolgere, come dicevo. Perché all’inizio era tutto molto bello. Non mi pesavano i km, le ore di sonno perse. I weekend che erano difficili perché dovevo rientrare per stare con papà, metterlo a letto. Magari partivo il Venerdì sera verso le 22, facevo il mio centinaio di km per arrivare da lei, stare insieme sino alle 15 della Domenica e poi tornare in fretta a casa perché alle 17 papà scendeva dal letto e lo facevamo camminare con il girello.
Senza considerare che tutto questo poi è avvenuto durante una pandemia, dove la mia città è stata una delle più colpite.
Non era un periodo facile, era un periodo dove io avevo anestetizzato qualsiasi tipo di dolore.

Quando l’anestesia finisce, il dolore torna. Così, come raccontato nell’articolo precedente, ci lasciammo. Io ero convinto di aver lasciato lei. Perché ricordo che mentre facevamo quell’ultimo discorso, una parte di me diceva “Dai Giò, tutto sommato non ci vuoi più stare”.
Mentre l’altra parte di me diceva: “Lei ti è stata vicina nel momento di maggior dolore della tua vita, non si merita di essere abbandonata”. Prevalse la volontà di fare la cosa giusta. Lasciarsi e prendere il tempo di elaborare un papà malato e un matrimonio finito.
Ricordo di aver detto una cosa tipo “Non posso chiederti di aspettarmi, perché potrebbe volerci un anno o un mese, ma ho bisogno di star solo”.

Quando lei settimana scorsa mi ha detto “ti ho lasciato io” sono andato a rileggere i messaggi dei giorni successivi alla nostra rottura.
Fino ad allora io li avevo letti con la coscienza di essere quello che aveva lasciato, il carnefice, non la vittima. Visti con quegli occhi erano molto teneri, sapevano di un dolore difficile da lasciare andare, lo stesso che stavo provando io in quel momento, perché sentivo che in qualche modo avevo fallito, perché un po’ ci avevo creduto in quella storia. Invece ora, cambiando il punto di vista, erano di una cattiveria inaudita.

Uno diceva: “Non dovevi andartene, saresti dovuto rimanere”. Ora però se mi hai lasciato tu cosa vuoi? Dovevo stare lì a prendere schiaffoni? Dammi almeno la possibilità di difendermi.
“Per il mio compleanno sarei voluta andare a Torino con te”. Allora sei cattiva, mi hai lasciato e in più mi dici che volevi andare a fare una gita con me per il tuo compleanno, non so, poi vuoi pure un regalo?
Una volta, dopo dieci giorni che mi aveva lasciato, mi invitò anche a casa sua per finire di vedere “And Just Like That”.
Qual è la punizione peggiore quindi? Guardare Carrie Bradshaw che butta mr Big nella Senna giustificandolo con uno dei suoi monologhi passivo/aggressivi o stare nella casa della persona che ti ha lasciato a dormire sul divano a 120km da casa tua dove saresti potuto tornare tranquillamente?

Io poi, come detto, in realtà la cercai di nuovo e lei fortunatamente mi rifiutò. Dico fortunatamente perché questo mi permise di guardare la mia vita in faccia e fare i conti con quel dolore. Se la guardiamo da questo punto di vista allora sì sono stato lasciato. Però non stavamo più insieme, quindi io metterei questo come l’ultimo di una lunga serie di due di picche presi nella mia vita.

In tutto questo, ogni tanto ripenso al mio babbo, quando mi diceva: “Sul lavoro e nella vita possono dirti di tutto, ma non permettere mai di farti calpestare la dignità di persona”.
Lui mi ha insegnato la differenza tra dignità e orgoglio, e io non ho mai calpestato la dignità di nessuno. Il valore che si dà al proprio orgoglio, invece, è soggettivo.

Va beh, vado a piangere che sono stato lasciato. Raccontami la tua qui nei commenti.

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