siamo tutti ipocriti

Siamo tutti ipocriti

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Dispetto #78 – I social e la morale

Oggi, 26 Aprile, mentre scrivo, ho ancora negli occhi, nelle orecchie e nel naso la bellezza di ciò che è stato ieri.
Perché il 25 Aprile è la festa più bella dell’anno.
Tutto quello che siamo, le nostre radici, la nostra possibilità di sentirci migliori viene dal 25 Aprile 1945, quando persone come i Partigiani riuscirono a liberarci dagli invasori.
La resistenza è stata una delle pagine più dolorose, ma sicuramente più belle e toccanti della nostra storia. Da lì nasce la democrazia, la libertà di poter dire quel che si vuole. Però, poi, faccio un giro sui social negli altri giorni dell’anno e mi accorgo che siamo tutti ipocriti.

siamo tutti ipocriti
siamo tutti ipocriti persi nel mare della nostra ipocrisia

Nel consueto sondaggio sul mio profilo Instagram ha vinto di poco “gli ipocriti” su “motivi per essere lasciati”. A dire il vero pare che il sondaggio sia ancora attivo e la seconda abbia superato la prima di un voto. Però quando ho iniziato a scrivere questo articolo l’ipocrisia e gli ipocriti erano al primo posto.
Quando ho pensato a questo argomento sapevo ciò di cui avrei voluto scrivere, ma chi ha votato chissà cosa si aspetta.

Io spero vivamente che nessuno si aspetti da me un post passivo/aggressivo tipo: Ricomincio da me stesso, sono stanco dei sorrisi finti. Magari con l’immagine glitterata di Paperino.
Tanto meno mi metterò qui a dire che mi hanno buttato in mezzo ai lupi e ne sono uscito capo-branco.
Io già ho paura dei cani, figuriamoci se mi mettono in mezzo ai lupi che sono cani feroci. Non ne esco, ma probabilmente manco ci entro, muoio di infarto prima.

Ecco, io spero che nessuno dei votanti di oggi abbia pensato a queste cose. Perché dai, ho quasi 40 anni, ma ancora boomer non lo sono. Soprattutto penso anche che ferire, essere feriti, gioie, dolori, facciano parte della vita.
Esistono persone cattive, egoiste, senza nessuno scrupolo, ma non è postando un link di “Riparto da me”, o qualche pagina con un titolo simile, che si risolveranno i problemi. Figuriamoci un post de I Soliti Dispetti.

Ultimamente pare che tutti abbiano bisogno di un’opinione, qualcosa da dire. Se non l’abbiamo ne prendiamo in prestito una facilmente comprensibile. C’è chi si ritiene libero pensatore, Aristotele perdonaci, e chi cerca sempre il modo di averne una “corretta”.
Le discussioni si polarizzano. Nessuno su un social è pronto a dire “Hai ragione tu”, “Ho sbagliato”. Vogliamo solo la legittimazione della nostra idea. Come ci spiega benissimo quel capolavoro di The Social Dilemma.
Se qualcuno è contro di noi quando finiamo le parole, come diceva Schopenhauer, passiamo all’insulto. Come se insultare una persona la convincesse magicamente delle nostre idee. Tipo “Sei un idiota” “Ok mi hai convinto!”

Non sto qui a dire quante volte io abbia insultato qualcuno che la pensasse diversamente da me. (Perché quando dico tutti, intendo tutti, me compreso).
In ordine sparso ho utilizzato ironia, sarcasmo e cinismo su:

  • I Marò (molto prima dei Pinguini Tattici Nucleari)
  • Lo snobbismo di quelli che guardano le serie tv in lingua originale
  • Salvini, grillini, gattini
  • Francesco Sole (questo lo farei ancora a volte, ma mi pare di sparare sulla croce rossa)
  • Ho fatto un articolo su come tratto i complottisti.

Il mio pensiero è che su certe cose, ormai assodate, non è possibile non arrivarci. Su cose normali, per cui basta un’istruzione garantita dallo stato, io non transigo. Se una cosa la devi sapere per aver fatto le elementari, elementari per cui io pago le tasse, è il tuo dovere saperlo. Quindi la terra è tonda. Se pensi sia piatta non è colpa mia, non abbiamo niente da dirci.

Qui sta la differenza tra me e qualcun altro come me: ho smesso di cercare vittorie sui social. Così il 25 Aprile vado in manifestazione e non scrivo: “Voi non dovreste avere il mio stesso diritto di voto”.
Sì, loro votano esattamente come noi perché i Partigiani hanno fatto sì che tutti potessero votare.
Il voto è un esercizio democratico. Piangere su Bella Ciao e poi dire “dovrebbero togliervi il diritto di voto” è da ipocriti.

Siamo tutti ipocriti, perché usiamo una doppia morale. Allora a Berlusconi si può augurare la morte, tanto è già sul letto dell’ospedale, ma il tifoso della Fiorentina che dà la pacca sul culo alla giornalista è un mostro a cui va rovinata la vita.
Ora, io non ne so molto. La pacca sul culo è un gesto che non va fatto, è molestia sessuale, ma davvero è più grave di augurare la morte ad una persona?
Che siano da condannare entrambi? Io credo di sì. Anche se la persona a cui auguri la morte è Berlusconi e lo hai odiato per tutta la vita.

In questo blog ogni tanto provo a spiegare quanto il patriarcato abbia fatto male anche ai maschi, perché per far capire agli uomini che devono essere femministi secondo me è meglio sottolineare i vantaggi a loro favore.
Lo faccio sottovoce, perché è un attimo che qualche attivista più attivista di me mi dica di stare zitto, che non posso capire la battaglia, che sono un maschio bianco etero e che l’unica opinione che posso avere la devo prendere dal manuale della perfetta suffragetta.

Quindi questo blog continua ad essere un luogo di rifugio per chi si sente solo e ha voglia di raccontare quattro balle con un amico al bar.
Non spiego niente a nessuno, dico solo quello che penso, almeno qui (visto che pago il dominio e l’hosting concedetemi di avere la mia opinione), cercando di essere il meno ipocrita possibile, cercando di dire quella che secondo me è la cosa giusta.
In fondo in questo blog è solo il mio tentativo di dire la MIA cosa giusta.

Che ipocrita.

Qui per il canale Telegram de I Soliti Dispetti.
Commenta se pure tu pensi di non essere ipocrita.

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