sentimenti e orgasmi

Di sentimenti e orgasmi

Tempo di Lettura: 4 minuti

Dispetto #58 – Anarchia sentimentale

Anni fa avevo un monologo, poi finito in questo libretto, con un inizio un po’ forte se penso che ero anche sposato. Diceva “Odio quando le ragazze scambiano la mia voglia di scopare per vena poetica”.
Ovviamente era una battuta, ma dietro aveva un senso. La maggior parte dei ragazzi, spesso è convinto che per conquistare una ragazza serva dichiararsi innamorati.
Da piccoli i film, il mondo e tutto quanto, ci hanno regalato un’immagine della donna attenta solo ai sentimenti. Fai qualsiasi stronzata, ma poi ritorni in ginocchio da lei e tutto è passato. Perché tanto a lei basta essere amata.
La maggior parte di noi MBEB – maschio bianco etero basic – non sa distinguere sentimenti e orgasmi. Per questo è pronto a dire un “Ti amo” solo per una ONS. Si può milgiorare.

di sentimenti e orgasmi
Di sentimenti e orgasmi

Una delle cose che ho sempre cercato di fare nella mia vita, spesso sbagliando, è stata quella di dosare i sentimenti. Conoscersi piano, dare il tempo alle cose di diventare quello che devono.
Se ci mettiamo assieme e stiamo uscendo non è amore, forse lo diventerà di lì a pochi mesi. Per giustificarmi e giustificare un amore mai nato una volta dissi: “Non scegliamo di chi innamorarci, scegliamo chi amare”.
Perché amare, dal mio punto di vista, è una cosa lunga. Devi farlo tutti i giorni, forse come Dori Ghezzi di De André. Un giorno disse: “Io di lui mi innamoro ogni giorno”.
Va beh facile, era De André, prova tu a innamorarti ogni giorno di me.

Può capitare di dire grandi cose durante un momento di eccitazione.
Ci sono due letture di quel momento, uno è che si perde il controllo del proprio fisico e magari anche la frase “Ti porto a pesca, andiamo?” – frase che tipicamente io dico durante l’atto d’amore – potrebbe sembrare un “Ti amo” perché biasciata in qualche modo.
Oppure l’altra chiave di lettura è che proprio in quel momento, quando niente di quello che viene detto andrebbe ascoltato e tutto dovrebbe andare in prescrizione in secondo dopo, ci si lascia andare e quindi anche le frasi che vengono dette sono quelle più vere. Come quando hai bevuto troppo.
Tra un orgasmo e una sbronza c’è pochissima differenza – qualcosa tipo Stavo pensando a te.
(Entrambi il giorno dopo possono lasciarti un ricordo fantastico o un mal di testa).

L’adolescenza ci insegna che il sentimento a volte ci fa vedere l’altra come qualcosa di intangibile, quasi fosse un NFT, un sentimento come quello deriso dagli amici di Alex D. per Aidi in Jack Frusciante è Uscito dal Gruppo.
Se è solo per una notte, è molto più facile capitare a letto con qualcuno di cui poi ci interessa gran poco, dando ragione al vecchio adagio di Woody Allen: “Il sesso senza amore è un’esperienza vuota, ma tra le esperienze vuote è sicuramente la migliore”.

Io non sono il tipo da una sera soltanto. Non ce la faccio, non è nel mio stile. Non che non voglia, per carità. Semplicemente non penso di essere il tipo di ragazzo per cui se una lo conosce si possa instaurare subito una complicità per cui poi si apriranno le porte della camera da letto.
Per questo motivo sono molte più le volte in cui ho messo le ciabatte sotto il letto di persone con cui avevo instaurato prima un legame vero e qualsiasi cosa mi sia sfuggito di bocca durante quei momenti è qualcosa che penso.
Parlo sempre delle volte in cui ero presente e lucido, non della mia sexsomnia.
Se lo penso e lo sento in quei momenti lì mi viene da dire “Ti amo” molto più che a Umberto Tozzi durante la sua intera carriera musicale.

Anni fa stavo uscendo con una ragazza. Avevamo creato una complicità e un rapporto unici, ci sentivamo tutti i giorni tramite sms e uscivamo assieme qualche volta. Prima in maniera molto rara e sporadica, poi sempre più spesso. Sino a diventare lei la prima persona a cui pensare ogni volta che c’era un evento: c’è questo concerto? Chiedo alla mia Complice se viene.
C’è la fiera del libro? Sicuramente la mia Complice ci vorrebbe venire. Artisti di strada? Aspettiamo che sia lei a chiedermelo.
Soprattutto l’ultima risposta capii che mi stava piacendo, non volevo sembrare invadente da chiederle l’ennesima uscita, allo stesso tempo speravo me lo chiedesse lei.

Io e la mia Complice ci demmo un bacio ad un concerto, durante una canzone che sembrava scritta per noi in quel momento. Da lì per un mese cominciammo a uscire, senza però ufficializzare mai il nostro rapporto. Quella domanda “Ma quindi noi due cosa siamo?”.
Le chiesi di mettersi con me una volta durante le coccole post amore, lei mi rispose di no. Glielo chiesi una seconda volta, mentre l’amore lo facevamo, lei ancora mi rispose di no.
Disse che in quei momenti era troppo facile sovrapporre sentimenti e orgasmi.

Mi disse sì alla terza volta. Quando era diventato più un gioco chiederglielo che un bisogno, dentro di me sapevo che avremmo voluto star insieme entrambi, il più a lungo possibile.
Eravamo in auto, che a poco più di vent’anni era il nostro talamo nuziale, per dirla pulita.
Non le chiesi nulla dopo aver fatto l’amore, non le chiesi nulla durante. Glielo chiesi prima. “Vuoi essere la mia ragazza?”.
Nella mia megane rossa tutta scassata, quel giorno, dopo più di un mese dal nostro primo bacio e circa sei di frequentazione assidua, io e le mia Complice diventammo morosi. Quel che avvenne dopo fu solo la dimostrazione di quanto dice Jovanotti in Chissà se stai Dormendo: “da quando abbiamo fatto l’amore ci penso spesso a quanto è bello quando il sentimento si sposa col sesso”.

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