Sei mai stato debole?

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Lettera #7

Ciao Pà,
sono ancora qui a scriverti, perché ti penso sempre tantissimo. Mi ricordo di quella volta in cui ti ho detto “Vedi, c’è qualcuno che viene a leggere il mio blog” e tu hai risposto: “Sì, per sbaglio”. Spero che anche tu ci possa passare per sbaglio e leggermi.
Ogni tanto cerco anche di ricordarmi di quei momenti prima dell’ottobre 2019, momenti in cui magari facevamo una passeggiata, o solo 4 parole. Rileggo i messaggi, spero sempre di trovare un tuo messaggio vocale per non dimenticarmi la tua voce. Quanto vorrei sentirla ancora. Tra quei messaggi c’è quello dove avevi perso un apparecchio per sentire. Ti erano costati tantissimo, e poi uno è scivolato dall’orecchio.
So come mi sarei sentito io in quel caso. Incazzato, avrei messo il muso, nessuno mi avrebbe dovuto parlare. Tu no.
Tu sei mai stato debole?

sei mai stato debole Papà?

Te lo chiedo Papi, perché se lo sei stato forse io non me ne sono accorto. Hai fatto sembrare sempre tutto facile. Eppure io leggo quel messaggio e penso a come stavi. Al sentirti in colpa forse, alla mamma che ti avrebbe detto su e tu sapevi che aveva ragione.
Lo sento in quel: “Puoi vedere se sono nella tua macchina” la speranza e la rassegnazione.
Però io non l’ho capito, perché sei il mio papà e i papà sono sempre forti e invincibili e anche tu lo sei.

Ti ricordi in ospedale quando ridendo abbiamo detto: “Non ti ha ucciso un ictus, il covid, la colite ischemica, adesso dovresti morire perché ti sei rotto il ca**o?” per scherzare sull’infezione che ti era venuta alla vie urinarie? Come facevi a ridere sempre? Come facevi a non farci vedere le tue debolezze?
Io vorrei essere come te, ma proprio non ci riesco. Non riesco nemmeno ad avere le mani come le tue, e tu mi diresti “Perché non le so curare” certo.

Dove hai trovato la forza per andare sempre avanti? Per farci andare sempre avanti? Quando non avevi un’auto, quando non avevi un soldo e a noi non è mai mancato nulla, vizi compresi.
Sei mai stato debole Pà? Quando anche il tuo di papà se ne è andato tu eri più giovane di me adesso. Come hai fatto ad andare avanti? Perché io non ci riesco.
Quando mi hai detto “Vorrei tanto vederlo per l’ultima volta ora che lo metteranno nell’ossario” e poi non ti avevano avvisato. Ho provato ad immaginare come stavi, quanto ti avrebbe fatto male. Tu non lo hai dato a vedere. Soffrivi in silenzio, tipo Troisi.

Io sono debole senza di te. L’altro giorno Fabio ha fatto un incidente in auto. Mi ha chiamato. Io ho pensato che quella era la classica telefonata che si fa al papà, per chiedergli “Cosa devo fare?”.
Eravamo solo io e lui. Di là un ragazzo giovane con il padre. Forse noi saremmo andati assieme a Milano, perché tu ci avresti messo la calma necessaria, perché non sei mai stato debole ai nostri occhi.
Anche adesso che girovaghiamo tra concessionari, senza sapere. Chiediamo consigli, ce li chiediamo a vicenda, perché vorremmo chiederli a te.
Eravamo spersi e dentro di noi ognuno sapeva che in quella macchina al ritorno ci saresti dovuto essere anche tu.

Io mi sento debole, ora più che mai. Faccio tanto finta di saper stare in piedi e appena sono solo crollo senza di te.
Ho un disperato bisogno di te. Di un tuo abbraccio. Perché lo so che sei stato debole a volte, che la vita ti ha buttato giù, ma tu ce l’hai sempre fatta, ed io vorrei essere come te.

Mi manchi.

Tuo, Giò.

Sound Track: Grande, Afterhours

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