SEI IMPORTANTE PER ME I SOLITI DISPETTI

Sei importante per me

Tempo di Lettura: 4 minuti

Dispetto #114 – Essere importante per chi non lo è

Ti è mai capitato di sentirti dire “Sei importante per me” o peggio “La tua presenza nella mia vita è stata molto importante” da persone che pensavi fossero soltanto di passaggio nel tuo cammino?
A me sì, ne ho voluto parlare questa settimana e su Instagram ho trovato molte persone curiose al riguardo.

SEI IMPORTANTE PER ME I SOLITI DISPETTI
scegliete bene le parole prima di scriverle con l’inchiostro, prima di dire a qualcuno “sei importante per me”

Ogni tanto mi chiedo se quel Notaio Napoletano che mi una volta mi disse: “Dal basso si può solo risalire” abbia mai saputo quanto sia stato importante per la mia vita.
Con quelle parole così ferme e chiare, dette mentre lo aiutavo a mettere la spesa nella sua Madza rossa, mise una delle pietre d’angolo del mio modo di vedere la vita. Fu come darmi quella frase e mi dire: “Fanne buon uso”.
A volte ci sono persone importanti per la nostra vita per cui noi siamo solo quelli che gli hanno portato la spesa in auto.

Scrivere questo blog mi ha costretto ad imparare il peso delle parole. A farne buon uso.
Non sono ancora capace di maneggiare con cura questo super potere. Io: moderno Spiderman della Crusca.
Cambiando le parole che usiamo per descrivere quel che ci succede possiamo ingannare la nostra mente, trovare nuovi punti di vista. Per questo motivo le parole per me sono come monete d’oro da usare con cautela.

C’è un questo video bellissimo di Roberto Benigni in cui invita a scegliere le parole giuste per una poesia. “A volte ci vogliono otto mesi per scegliere una parola”. Un insegnamento incredibile.
Perché sempre come dice lui “la bellezza è iniziata quando qualcuno ha iniziato a scegliere”. Per questo serve scegliere le parole giuste. L’ho raccontato quando ho detto di avere una donna per amico, di quella notte in cui lei usò le parole giuste. Le scelse, me le regalò, e io le custodisco ancora.

Ognuno di noi ha la responsabilità di usare le parole giuste, perché come diceva il buon Cesare possono essere “Pungenti come spine, taglienti come lame”.
Alcune ci possono attivare ricordi devastanti.
Una volta feci una battuta ad una collega sull’infanzia. Qualcosa tipo: “Potevi godertela al posto di voler essere già vecchia”. Lei scoppiò in lacrime. Ed io ebbi subito le sensazione della mia mancanza di attenzione, di aver colpito duro, anche senza volerlo. Non che ci volesse un genio con lei in lacrime davanti a me.

C’è da dire che in questi casi mi ricordo di aver detto queste cose. Sono persone che per me hanno avuto un valore, sono tutt’ora nella mia vita, o almeno il feed di Instagram mi da questa idea.
Invece tempo fa, tanto tempo fa. Quando Cannavaro non l’aveva ancora alzata nel cielo di Berlino, conobbi una ragazza.
Era la cugina della ragazza che frequentava mio cugino. Queste cose tipiche del sud, per buttare anche un po’ di stereotipi e discriminazione territoriale. Si perché tutto questo succedeva nel paese del Castello delle Cerimonie.
Fatto sta che questa ragazza era molto molto carina. Però la distanza era tanta e noi ci sentivamo qualche volta, quando la Christmas Card ce lo concedeva.

Così quando mi fu il momento di tornare a verificare che il Pono fosse ancora pomellato, decidemmo di vederci.
La classica uscita con una ragazza dal padre possessivo. Lei doveva essere a casa alle 21.30. Quindi usciva alle 18.00. Poi un giorno qualcuno mi spiegherà questa idea di alcuni genitori per cui prima delle 21.30 i peni non hanno erezioni e le lingue non si toccano. Penso siano gli stessi che credono nell’effetto PacMan.
Ci vediamo, passeggiamo, beviamo qualcosa. Nel mentre la sorellina mandata a controllare che non succedesse nulla era infrattata con uno di Torre Annunziata nella Via di Mezzo.

Finimmo seduti su una panchina. Io volevo solo baciarla. Sempre per il lato di maschio patriarcale di cui ho già parlato tempo fa.
Lei forse mi disse di non volere perché avrebbe voluto dare importanza a quel momento. Io pur di ottenere il mio bacio ero pronto a mentire. Cosa che feci.
Ottenni il mio bellissimo e ambitissimo bacio. Morbido e dolce. Era valso ogni bugia detta per averlo. Poi lei se ne andò, io conobbi ViolantePlacido la sera dopo, e tra di noi tutto finì lì.

Resettai la mente in 3 secondi. Di quelle 3 ore, di tutte le chat avute nel tempo non ricordo nulla.
Il buio più completo.
So solo che le mentii per avere un bacio. Questa era l’etichetta che diedi al nostro rapporto: una bugia.
Un giorno mi arrivò una lettera, solo il pensiero mi fa pensare a profumi che non esistono più. Era lei, mi invitava al suo compleanno. Lo faceva perché ero una persona importante, l’avevo aiutata a capire tante cose che lei da sola non avrebbe visto.
La stessa cosa mi disse la cugina, aggiungendo che se avessimo vissuto vicini avrebbe voluto qualcosa di più da noi.
Io rimasi di sasso. Pensavo che le mie parole fossero il famoso “T’amo sulla sabbia” che il vento piano piano porta via.
Per lei, le mie bugie, erano importanti.
Ancora oggi, in cui credo si sia dimenticata di me, perché non sono nel suo feed Instagram, io sento di averla ingannata, di averle venduto un mondo che non esiste. Di non essere stato gentile come quel notaio napoletano con me.

Le parole hanno un peso. Dovremmo imparare ad usarle. Perché non possiamo sapere chi o cosa saremo per le persone che incontreremo nella nostra vita.
E se volete la mia, visto che sono in debito di una parola giusta, vi regalo questa, che vorrei racchiudesse il senso di questo articolo: delicatezza.
Fatene buon uso.

Tu, sei mai stata una persona importante per qualcuno che non lo era per te?
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