ringraziare fa bene i soliti dispetti

Ringraziare fa bene

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Dispetto #119 – L’amicizia vera

Come si fa a chiamare dispetto la cosa di cui sto per scrivere? Non è possibile, lo chiamo così solo per branding del sito. L’argomento che ha vinto si Instagram parla di una cosa bella, del mio essere fortunato. Non un dispetto.
Quindi quando si ha fortuna è meglio ringraziare, perché ringraziare fa bene.

ringraziare fa bene, ma il cielo lo guardo solo dal mio balcone

A fine gennaio ho fatto il punto della situazione chiedendomi “Dove eravamo rimasti?” e parlando di un amore finito.
Di una storia travagliata, di qualcosa che poi anche in maniera molto naturale è andato a scemare. Perché il fuoco per ardere ha bisogno di ossigeno, se lo opprimi si spegne.
Con questa metafora merito il primo premio al concorso: “Quelli che se la raccontano meglio!”.
Sarà che la speranza è l’ultima a morire, ma come dice Lo Stato Sociale: “maledetta stronza che non muore mai, mentre io vorrei dormire“.

È proprio in quell’amore finito che mi sono reso conto una volta di più di avere amici e amiche meravigliose.
Gran parte dei miei migliori amici viene dall’improvvisazione teatrale.
C’è Simo che è una persona di una bontà d’animo senza pari. Con quella capacità di mescolare la cialtronaggine e profondità che ci rende così simili da non poter non essere amici.
C’è Tizi, donna stupenda, forte e fragile. Sempre pronta a dispensare il suo know how di counselor a chiunque si avvicini. Marta che ha quel modo di dire “Come stai?” e sai già che non le potrai mentire.
Cristian che riesce fare 15 frasi fuori contesto con 15 aneddoti diversi, con 40 impegni da un’ora in una giornata di 24, ma trova sempre il tempo per esserci. E chiunque io abbia colpevolmente tenuto fuori da questo elenco.

Loro sono i miei amici qui, sempre presenti. Poi la fortuna di far parte di una struttura di livello nazionale permette di averne ovunque.
Così adesso so che se voglio andare a Torino qualcuno con cui pranzare lo trovo, se passo da Bologna, Reggio Emilia o Modena un aperitivo ci scappa. Per non parlare degli arrosticini a Pescara.

L’altra sera, la nostra insegnante di teatro ci ha dato un compito: pensare ad una persona il più lontano possibile da noi, per modo di essere, pensieri e poi cercate di essere lei.
Naturalmente, e lo so che lo hai fatto anche tu, il primo pensiero è un personaggio negativo. Tutti abbiamo pensato a cosa non vorremmo essere, non cosa non siamo.
Io uguale, appuntavo sul mio taccuino le caratteristiche della persona che non volevo essere: “Maschilista, approssimativo, che legge il mondo solo attraverso quello che succede a Comenduno di Albino”, poi mi sono sono fermato, ho pensato che tutti avrebbero fatto questo.

In quel momento ho deciso di cercare qualcuno meglio di me. Mi è venuta subito in mente la mia amica prof di lingue classiche di Pescara, conosciuta grazie al teatro.
Una persona che quando la conosci devi proprio ringraziare una qualsiasi divinità in cui tu possa credere. Prof ha quell’entusiasmo che a volte ti fa dire: “ma sei certa di non drogarti?”, ma contagioso.

Un paio di mesi fa mi ha ospitato a casa sua, perché dovevamo fare uno spettacolo assieme. Stavamo facendo colazione assieme. Io, da orso quale sono, tendo a stare molto in silenzio a colazione, o con un tono che non supera i 4db.
Lei dolcissima mi fece trovare qualsiasi cosa. Mancava solo il tiramisù scomposto 3.0, ma perché non aveva trovato il tempo di farlo. In questo silenzio mi disse: “Vediamo dove sono gli altri, adesso mando un messaggio”. Fece partire un audio, di due ottave più alto di Mi di Mina in Brava.
Con un felicità nella voce a cui non potevo reagire con il mio solito disfattismo, potevo solo sorridere e pensare: “Sei incredibile”.

Però non è questo quel che fa di lei una persona meravigliosa, o almeno non solo.
Un paio di settimane fa ci trovammo a Bologna per uno spettacolo. Io le raccontai la situazione con RagazzaGiusta, che come tutte le storie che mi riguardano non riescono mai a finire in maniera netta.
Lei in quel momento mi disse la frase che più porto nel cuore. Lo fece con un tono di voce diverso.
Una sola parola: “Proteggiti”. In quelle 4 sillabe ho sentito un abbraccio, la sincerità, la preoccupazione, il bene di voler vedere un amico felice.
Rimasi immobile, parole come lo sguardo di Medusa. Mi pietrificò, perché io non so gestire le sensazioni belle quando mi capitano.

La sua voce, 2 ottave sotto il Mi di Mina in Brava, delicata, che non avevo mai sentito così, era una carezza.
Se dovessi fare una parafrasi, Prof non mi giudichi per questo, di quell’imperativo così dolce direi:
“Io ti voglio bene, voglio vederti felice. So che tu sai cosa è il bene per te, forse non mi hai detto tutto fino in fondo, quindi mi fido di te. Però ti ho visto star male per questa situazione, ho vissuto con te il tuo dolore. Non farti male, ma se te ne farai, io sarò qui”.
Ecco, se mi dovessero chiedere: “Sei una persona fortunata?”, io farei tipo Khaby Lame e farei vedere queste due righe.

Mia madre dice sempre: “Esci con persone migliori di te”, è uno degli insegnamenti migliori che mi potesse dare.
Perché mi sta dicendo “Impara dalle persone migliori di te” – sono fortunato anche ad avere una mamma così, lo so.
Conoscere tutti i miei amici sopracitati, conoscere Prof, che mi ha spiegato in una sola parola il senso più puro dell’amicizia è una delle fortune più belle che io potessi avere e provare, mi rende migliore ogni giorno.
Per questo quando ho pensato ad una persona meravigliosa da portare in scena ho portato lei. Con i suoi mille impegni, con i suoi mille interessi e quella voce che sa di bontà in tutte le ottave possibili.
Quindi sì, ringraziare fa bene. E io lo faccio alla vita per avermi regalato questa fortuna.

E tu ti prendi mai il tempo per apprezzare le cose belle della tua vita? Raccontamelo qui nei commenti o sui social.

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