Povero illuso

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Dispetto #134 – Illusioni d’amore

“Tanto lo sai che quando c’è del gossip tutti quanti scegliamo quello!”. Questo il messaggio di commento ai risultati elettorali del sondaggio sul mio profilo Instagram che ha sancito la vittoria del gossip sull’aver fatto credere che “La ballerina del carillon” fosse una mia canzone e sulla vera storia mai raccontata della Bottega del Ciarpame.
Così siamo qui a raccontare le illusioni, anzi di quando una ragazza ti fa credere qualcosa e poi ti ritrovi allo specchio a dirti “Povero illuso”, commentando l’ennesima buca della tua vita. Manco fossi una strada di Roma.

povero illuso
povero illuso che pensi di vedere la fine delle scale

DISCLAIMER: Prima di iniziare diciamo una cosa sacrosantissima. Ogni ragazza ha il diritto di farsi corteggiare, accettare il corteggiamento, portarti al limite e alla fine dire di no. Ti arrabbi, maledici il mondo, la sfortuna e tutto il resto. Torni a casa allo specchio ti fai un discorso alla Vincent Vega. Lei, come la ragazza di questo racconto, non merita nessun appellativo che l’avvicini al mestiere del meretricio.

Quando parlai della ragazza dei sogni dissi che farmi innamorare ci voleva davvero poco a volte. Basta essere persone interessanti.
In realtà non mi innamoro più così facilmente, fortunatamente ho conosciuto persone che hanno alzato di molto i miei standard.
Ora che so che esistono persone con caratteristiche come quelle raccontate nel primo articolo di questo 2024 non sono disposto a scendere.
Questo mi impone anche di cercare di essere sempre all’altezza di questo tipo di standard, perché sì ok, io non scendo di un centimetro, ma dare il meglio a chi ti da del suo meglio è il minimo.

Ho un vanto nella mia vita. Per quanto io non mi ritenga un bel ragazzo non sono mai stato con una ragazza “Perché se no chi mi prende”.
Non è una cosa così scontata. Mi piace conoscere persone è la linfa di cui mi nutro. Però non ho mai detto “Ok a questa persona piaccio, beh per il momento mi parcheggio qui”.
Questo per dire che se mi interessa una persona, oltre all’aspetto fisico, penso sempre al modo in cui mi arricchirà. Alla storia che mi regalerà, ai nuovi punti di vista che avrò.
Ovvio, l’aspetto fisico a volte mi ha illuso e sono stato convinto che persone il cui talento maggiore fosse unire i puntini della settimana enigmistica fossero più profonde di una pozzanghera.

Un giorno di qualche tempo fa conobbi una ragazza.
Bella, molto bella. Ci presentò un’amica comune. E io, ovviamente, mi incuriosii davanti a questi occhi vispi e la parlantina simpatica.
Diventò subito piacevole parlarci, inoltre aveva una storia “meticcia”. Origini russe, mischiate a provenienze pugliesi.
Ok il mix avrebbe dovuto mettermi in guardia, ma il gusto di sapere come fossero le cene di Natale in quella famiglia era troppo per pensare a tutti gli effetti collaterali.
Così iniziammo a sentirci scambiandoci i contatti Instagram, che è meglio di Whatsapp, perché puoi rompere il ghiaccio rispondendo ad una storia. È meno impegnativo di un messaggio out of the blue per cui devi trovare anche una scusa plausibile.

Esistono tre tipi di reazioni alle risposte alle storie. Le ragazze che ti danno da parlare, quelle che mettono il cuoricino, quelle che non ti filano.
Due reazioni su tre significano evidentemente “No grazie” mentre la prima lascia uno spiraglio in cui poter parlare.
Così in quell’estate strana iniziamo a sentirci assiduamente.
Lei mi raccontava di essere single da poco, perché il suo ragazzo non lo sopportava più, io ero nella sua stessa situazione.
Dopo qualche messaggio le proposi di uscire. Insomma era evidente che ad un certo punto si doveva arrivare a quel punto.

Lei mi disse di non sentirsela. Io accettai, poi mi diede il contatto Telegram.
Ora, non so se voi lo sapete, ma Telegram è quella piattaforma super crittografata, e soprattutto che permette di cancellare le chat in entrambi i lati. Significa che una volta eliminate le conversazioni non sono più recuperabili da nessuno dei due partecipanti.
Iniziò a scrivermi su quella piattaforma. Per me non era facile, insomma Telegram è tipo Whatsapp, ho bisogno di una scusa per scriverti.
Quella sera non ci fu bisogno di scuse.
Mi scrisse lei, cioè mi mandò un video. Uno di quelli che si pagherebbero su Onlyfans.

Nella vita nulla si chiede e nulla si rifiuta. Da buon improvvisatore accolgo sempre la proposta. Solo non capivo bene, chiesi: “Ma se dobbiamo fare ste cose abitando a 4 km di distanza, perché non ci vediamo?”.
Lei non se la sentiva. Io apprezzavo i video alla fine l’America cantata dalla Nannini non è un posto così brutto – a proposito, voi riuscite a descrivere la sensualità senza pensare alla voce della Gianna? Io no.
Le conversazioni viaggiavano su due binari paralleli. Quelle divertenti e spassionate durante il giorno, poi ad un certo punto della serata arrivava un messaggio tipo “Vediamoci su Telegram” e quindi si entrava in un mondo parallelo ed intimo.

Venne un giorno in cui mi diede una sorta di appuntamento. Io pensai che era finalmente il momento. Anche se onestamente la divisione tra la ragazza di Instagram e quella di Telgram mi confondeva.
Non sapevo mai quale fosse il registro della nostra conversazione. Però mi ero detto: “Vai, vedi quello che succede”. Anche perché il bello di un primo appuntamento è aver voglia di un secondo alla fine.
Non era proprio un appuntamento diretto, lei mi disse “Vado lì a sentire questo concerto, tu ci sarai? Ho anche un top trasparente che fa vedere tutto”.

Praticamente una di quelle cose che ti vuoi evitare, ma pensi ci sia un buon motivo per andare.
Arrivai nel prato del concerto, con la confusione che mi accompagnava. La frase sul top mi aveva mischiato di nuovo i registri. Instagram o Telegram?
Le scrissi: “Dove sei?” e lei mi disse “Siamo sul muretto vicino al mixer”.
Perfetto, andai da lei incerto su come salutarci. Eravamo virtualmente intimi, ma di fatto ci vedevamo per la seconda volta.
Arrivai e lei mi accolse con un caloroso: “Ciao Giò, come stai? Lui è Luca, il mio ragazzo”.
Un ragazzo simpaticissimo, faceva l’igienista dentale, mi spiegò i 2 minuti dello spazzolino elettrico. Mi disse come si erano conosciuti dopo una mezz’ora del piacevole Luca dissi: “Sono un po’ vecchio, torno a casa”.

Tornai con quel misto di delusione e sollievo. Di “ma cosa stavo facendo?” e “cavoli però ci avevo fatto il pensiero”. Tornai guardandomi allo specchio e dicendomi: “Povero illuso anche tu!”.

A te è mai capitato di illuderti o di venir illus* dall’amore o da telegram? Raccontamelo nei commenti.

Martedì esce IL SOLITO PODCAST.


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