Perché non ho talento?

Tempo di Lettura: 3 minuti

Dispetto #4 – Non avere talento

Non avere talento per le cose che ti piacciono è una gran rottura di scatole. All’inizio non te ne accorgi, poi piano piano capisci di non essere portato fino in fondo e ti chiedi “Perché non ho talento?”

Non avere talento
Non avere talento, un dispetto fastidioso

Da piccolo, come molti bambini, sognavo di diventare un campione di calcio. Disegnavo sui dei quadernetti la mia vita ideale dove ero capitano della Juve, vincevo miriadi di trofei entrando così nella leggenda. Un gradino sotto Pelé e Maradona.
Convintissimo di essere un talento in erba e che il mio momento sarebbe arrivato di lì a breve.
La realtà era molto diversa: ero scarso, correvo con i piedi a papera, restavo sempre e perennemente in panchina. 
Una volta ha addirittura giocato il secondo portiere come centravanti e io sono rimasto a guardare.
Quando mi chiedono “Che sport hai fatto da piccolo?” posso tranquillamente rispondere “Ho visto giocare a calcio”.

Tutto è durato sino a quando grazie all’adolescenza e alle mie ginocchia fragili questo sogno non l’ho messo da parte per uno molto più affascinante, la musica.

Un sogno cominciato in terza media, guardando il Postino con Massimo Troisi. La scena con i suoni dell’isola è stata qualcosa di sconvolgente per me. Terminato quel film presi un quaderno e cominciai a scrivere poesie, senza nessuna ispirazione reale o capacità.
Nello stesso periodo ascoltavo ossessionatamente Battisti, tanto da dedicare “Aver paura di innamorasi troppo” alla mia prima crush, nella speranza di riconquistarla.
Le due cose assieme, Battisti e poesia, mi fecero credere di essere in grado di fare il cantautore, così chiesi a mio padre di regalarmi una chitarra.
Visto che in casa non girava tanta moneta, promisi di non prendere mai lezioni di chitara.

Iniziai a suonare in gruppi veramente scarsi e con delle canzoni oggettivamente brutte, alcune anche mie. Avevo 14/15 anni parlavo di amori che mi avevano distrutto dentro, storie di rapporti annoiati, baci mai dati.
Era tutto finto, le mie uniche esperienze in fatto d’amore si limitavano ad una ragazza in prima media e il primo bacio dato nell’estate tra la terza media e la prima superiore. Era evidente di quanto ne sapessi poco e quel poco arrivava da Dawson’s Creek.

Però ero convinto di saper scrivere bene e che quella poteva essere la mia strada. Un errore che fanno molti musicisti.
Oltre a quello come loro anche io ho:

  • messo un gilet
  • comprato una camicia improponibile dicendo “questa la metto ai concerti”
  • messo il cappello alla Micheal Jackson
  • pensato di essere più bravo di tutti
  • inveito contro i gestori che mi chiedevano “Quanta gente porti”
  • chiesto cachet assurdi
  • registrato in casa un disco pensando suonasse figo
  • fatto schifo a svariati concerti

Incurante di questo, del non avere talento melodico e una voce traballante ho continuato a scrivere i miei pezzi. Ho preso lezioni di canto e basso – chitarra no, perché una promessa è sempre una promessa – e ho messo su un paio di gruppi. Uno con un nome veramente orrendo, La bottega del Ciarpame, l’altro con un nome bellissimo, Irene va di fretta (loro sono ancora in attività con un altro cantante), intervallati da un paio di progetti solisti: Giò Fattoruso – Un cantautore e L’equilibrio

In pratica a seconda dei progetti cambiavo le parole alle stesse canzoni che avevo.

Tranne per L’Equilibrio, in cui scrivo canzoni dove viene fuori il mio lato adulto, ma vorrei piacere ai 15enni che hanno visto l’amore solo in Dawson’s Creek (le repliche!).
In realtà sono canzoni in cui credo molto, perché raccontano veramente nel profondo una parte di me, spesso nascosta.


Con il tempo una cosa l’ho capita, se non ho talento devo lavorare sodo. Per questo ho preso lezioni di canto, ho iniziato a fare teatro per migliorare la presenza scenica e ho studiato tantissimo il songwriting.
Quando decido di dedicarmi a L’equilibrio passo ore in sala prove, studio come migliorare un arragiamento, cosa dire tra un pezzo e l’altro. Cambio le parole alle canzoni, parti di testo di cui non sono sicuro. Posso stare anche giorni sulla stessa parola se non mi convince.
Ho sempre voluto molto bene a queste canzoni, le ritengo una parte essenziale di me.


Probabilmente con il lavoro arrivo al livello base di una persona di talento, per questo nei campi dove non mi sento all’altezza chiedo una mano ad altri. Perché ho voglia di far arrivare un bel prodotto alle persone.
Con un bel gioco di squadra si possono ottenere risultati migliori di un insieme di solisti.

Tu in cosa vorresti avere talento? Dimmelo nei commenti oppure seguimi su Instagram @isolitidispetti

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One thought on “Perché non ho talento?

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