non essere banale

Non essere banale

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Dispetto #62 – I buoni propositi del 2023

Immaginatevi la riunione di redazione de I Soliti Dispetti. Facciamo un piano editoriale e pensiamo: “Cosa postiamo per l’ultimo articolo del 2023?”.
L’oroscopo? No dai, abbiamo già parlato di zodiaco quest’anno.
Potremmo parlare degli avvenimenti più interessanti del 2022. Bell’idea, se non fosse che ne ho parlato più che abbondantemente nell’articolo sulla fine del percorso con la psicologa. Quelli internazionali? “Senti o c’hai la capacità giornalistica di Mentana o lascia stà. E te di Mentana non c’hai manco la resistenza per la maratona” – semi cit di Borisiana Memoria
Allora parliamo dei buoni propositi per il 2023? A vedere come si presenta il prossimo anno, direi che il buon proposito è sopravvivere.
Proverò a fare una cosa, la più difficile di tutte. Non essere banale con l’ultimo articolo dell’anno.
La riunione di redazione si è chiusa con un gin lemon in compagnia. La redazione è formata solo da me. Il gin lemon era buono.

To do list, cercando di non essere banale.

Una delle frasi più belle della musica italiana è sicuramente “Se c’è una cosa che è immorale è la banalità”, scritta da quel dio di Manuel Agnelli in quel capolavoro che è Bianca.
Come spesso accade alcune frasi mi entrano dentro e diventano dei mantra, delle filosofie di vita. Questa sulla banalità lo è.
Ogni volta che mi approccio a qualcosa cerco di farlo scappando da questo tranello.

Con il mio primo gruppo, La Bottega del Ciarpame, avevamo creato le Canzoni Banalmente Impegnate.
Scrivevamo di politica e amore, alla fine degli anni 00.
Ci sembravano argomenti scontati, per questo lo facevamo con ironia e guasconeria.
Avevamo pezzi come Rivoluzionario Moderato, un inno e una presa in giro a quel vento centrista che avvolgeva i giovani della sinistra di allora.
Parlavamo di amore, per questo ci sembrava banale.
Parlare di amore in una canzone è una cosa ovvia, lo fanno tutti. La rima cuore – amore resta la più difficile del mondo, perché ha un tasso di rischio banalità altissimo. Noi ci riuscivamo benissimo, a essere banali, qui uno degli estratti.

Non essere banale è una delle cose più difficili del mondo. È una trappola in cui spesso si cade.
La passeggiate lungo la spiaggia, un’alba forzata. La sensazione di vivere in un bellissimo film di Hollywood. Uno di quelli che ha fatto big money al botteghino, un grande blockbuster ed ora è alle 14.00 della domenica pomeriggio su Rete4.
Forse la banalità è proprio questo, la mancanza di spontaneità e sincerità.

Ne “Il Postino” Neruda dice a Mario: “Meglio dire male una cosa di cui si è convinti che essere poeta e dire bene quello che vogliono farci dire gli altri”. Questa è un’altra di quelle frasi che mi sono entrate dentro e davvero non vanno mai più via.
Probabilmente è il riassunto migliore di quello che vorrei fare io con le parole. Dire qualcosa di cui sono convinto. Tipo: “Maschio, il patriarcato fa male anche a te, ricordatelo” – che è sempre e comunque il senso intrinseco di questo blog.

Ma perché tutto questo pippone sulla banalità? Ah sì, perché non sapevo assolutamente di cosa scrivere oggi. Quindi mi sto avventurando in questo articolo che non porta assolutamente da nessuna parte, ma il giovedì ho deciso che deve uscire e quindi cascasse il mondo allora sarò qui a scrivere.
Probabilmente il direttore di questa testata dal nome bizzarro mi licenzierà, ma il direttore sono io e quindi pippa, resto qua.

Oppure parlare di banalità schivate è il perfetto riassunto di questo 2022. Perché alla fine bisogna sempre farlo un riassunto. Banalmente fare un bilancio ci aiuta a capire dove e cosa possiamo migliorare.
Io adoro le persone che vogliono sempre migliorarsi, molto lontano dall’essere nevrotici.
Quindi ben venga un bilancio anche se è banale farlo, anche se è la cosa più noiosa di questo periodo.
E poi davvero interessa? Beh insomma sì, sei pur sempre sul mio blog, quindi forse un po’ ti interessa di me.

“In parte o del tutto” come la mangiabilità dei fichi per Guccini – VIRTUOSISMO – mi sento di augurare un anno come il mio.
Fatto di sofferenza, ma anche di gioia. Un’altalena di emozioni assurde, di abbracci, di amicizia, di affetto e di amore.
Quest’anno l’ho capito veramente un mese fa o poco meno.

Ero con una persona, una di quelle che ho avuto la fortuna di incontrare quest’anno.
Una che mi ha fatto un complimento bellissimo: “Mi piace essere tra le persone che frequenti, perché sono tutte persone interessanti”. Forse se lo stava facendo anche da sola, ma sicuramente per me sapere che persone interessanti, anche per gli altri, mi vogliano bene è una grande soddisfazione.
Ritornando alla situazione, ero con questa persona, e stavamo facendo un gioco. Farci domande a mo di ping pong.

Lei mi chiese: “Quale è il tuo più grande successo?”. Con molta poca umiltà risposi una cosa che non avrei mai pensato mi appartenesse. Dissi: “Essere la persona che sono”.
Perché quest’anno, grazie e soprattutto alle persone che l’hanno condiviso con me, mi ha aiutato ad essere un po’ la parte migliore di me. Dico un po’, perché tante cose ancora si possono fare.
Eppure in quel momento, mi sono sentito nudo, come se non avessi nessuno scudo, ma non per questo fragile.
“No bimba, non è sadismo. Questo sono io, all’apice della mia… sincerità” rubando una frase a Bill in un momento un po’ diverso.

Tutto questo è successo proprio perché non mi sono accontentato “della mediocrità che mi propini”, come un Manuel Agnelli qualsiasi sulla Circonvallazione Esterna di Milano.
Ho cercato di “togliere il superfluo dall’altra metà di me stesso” – Il disordine delle cose. Il superfluo sicuramente erano paure di non essere dove socialmente avrei dovuto essere. Dei miei 37 anni in cui “Non ho combinato un cazzo”. Citando me stesso.
Ho mollato tutte queste cose. Non le ho buttate ancora via, sono lì, e quindi forse come dice Freccia per l’eroina: “Da un po’ di tempo non mi faccio più, ma è meglio se non ci penso troppo”.

L’unico buon proposito di questo 2023 è cercare di continuare a essere così. >
In continuo cambiamento.
Cercando di non essere banale, mai. Per questo ho messo alcune tra le migliori frasi non banali che conosco.

Ti auguro uno splendido 2023. Di cuore

Giò.

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