non ci siamo capiti

Non ci siamo capiti

Tempo di Lettura: 4 minuti

Dispetto #111 – I malintesi

Ti è mai capitato di essere frainteso o fraintesa? Quando pensavi che tutto fosse chiaro e invece dall’altra parte han capito l’esatto opposto di quello che avresti voluto dire tu.
Questa settimana il sondaggio Instagram ha decretato come vincente proprio questo argomento: i malintesi. Insomma quando poi devi recuperare tutto dicendo alla controparte: “Non ci siamo capiti”.

non ci siamo capiti
non ci siamo capiti, resto qui a guardare il mondo

Nella mia lunga lista di difetti c’è quello di non voler far rimanere male le persone attorno a me. Vorrei non deluderle mai, un po’ per farmi dire bravo un po’ perché credo di essere una persona buona e ci tengo che gli altri stiano bene.
Questo a volte comporta però una grande incapacità di far sapere quello che vorrei. Sono uno di quelli che si mette perennemente da parte al grido di: “ma sì, tanto per me è uguale”.
Magari in realtà non è uguale, perché se c’è solo un posto in auto e nessuno ha detto: “Viene anche Giò” e c’è un’altra persona in lista d’attesa io quasi sicuramente dirò: “Andate voi”. Anche se magari stanno andando tutti al mare a divertirsi e l’alternativa è stare in casa senza aria condizionata.

Ho sempre pensato che questo atteggiamento mi avrebbe ripagato alla lunga. Se metto da parte un po’ delle mie esigenze anche chi mi sta vicino quando verrà il momento lo farà.
Quindi spesso e volentieri questo mio atteggiamento non era gratuito, o almeno non consciamente. Mi aspettavo sempre qualcosa in cambio, di essere ripagato con la stessa moneta.
Però se nessuno ti chiede di fare una cosa, perché poi dovresti essere ricompensato per averla fatta? Alla fine è una scelta personale.

I malintesi nascono spesso da questo non detto. Io non dico cosa voglio realmente, l’altra persona non è tenuta a saperlo senza che io ne parli.
Passando gran parte della mia vita a dire: “Nessuno mi capisce”, quando in realtà ero io a non volermi far capire.

In più non voglio deludere, l’ho detto. Una volta mi capitò di trovare un viaggio per Barcellona ad un prezzo stracciatissimo. All’epoca ero single ma mi sentivo spesso con una ragazza.
Quel viaggio a Barcellona per me era un modo di andarmene da una situazione che mi stava soffocando. Era passata da poco la mia settimana peggiore e quel viaggio mi faceva pensare alla mia vita come a Edith Piaf, en rose. Avevo bisogno di stare un po’ da solo.
Scrissi alla ragazza con cui mi stavo sentendo di questo viaggio dicendo: “Ho trovato un volo per Barcellona ad un costo ridicolo”. Lei rispose: “Andiamo”.

Cosa fare in quel momento? Dire: “No guarda, non è un invito, ci voglio andare da solo”, facendola rimanere male, oppure dirmi: “Va beh tutto sommato non dovrebbe essere una cattivissima idea”. Così prendemmo il volo assieme, prenotammo l’hotel e poi venne il covid ad impedirci di partire.
Forse fu un segno del destino, forse il destino non esiste. Tirai però un lievissimo sospiro di sollievo. Anche perché Barcellona era stata la prima città visitata con ExMoglie e andarci con la nuova fiamma non riusciva a farmi stare tranquillo. Sono mai riuscito a dirlo? Ovviamente no.

Infatti, ho fatto anche di peggio, sempre per questa mia incapacità di essere assertivo.
Quando mi lasciai con la mia prima ragazza di lì a poco ci fu di nuovo il CRE – la colonia estiva dei ragazzini in oratorio. Questo avrebbe voluto dire vivere a contatto con lei dalla mattina alla sera.
Poi per uno che non si riteneva bello come me avere una ragazza che lo faceva sentire desiderato aumentava a dismisura l’autostima. Così capitava spesso di vederci e poi di baciarci. That’s my toxic trait.
Ogni volta però poi tornavamo a casa, con l’idea che era stata una situazione, non l’avevamo gestita bene, ma doveva finire lì.

A fine CRE il curato decise di pagare a tutti gli animatori una giornata a Gardaland.
Passare una giornata intera, gratis, in uno dei luoghi di divertimento più belli d’Italia è un’emozione che ho riprovato solo anni dopo grazie ai punti Fragola dell’Esselunga. All’epoca invece mi bastavano 4 settimane ad evitare che una massa di ragazzini si facesse troppo male.
Ricordo quella giornata. La passai tutta assieme alla mia ExPrimaRagazza. Mano nella mano, baci, montagne russe. Tutto molto divertente.
Per me valeva la regola del tanto finisce tutto qui.
Quando tornammo a casa, prima di salutarci mi disse: “Solo per oggi o ci riproviamo?”. La domanda mi trovava impreparato, risposi qualcosa tipo: “Per me è uguale”. Sorridendo però come a dire: “Guarda in realtà dovremmo tornare assieme ora!”.

Tornati a casa lei mi scrisse: “che bello essere di nuovo insieme”. Quindi mi trovavo di nuovo a non essere single.
Era una situazione strana. Come ne sarei potuto uscire? Non ne avevo assolutamente idea.
Mi ero ritrovato a stare di nuovo con una persona che non volevo fino in fondo. Però pur di non deluderla non volevo dirle che era tutto un malinteso, che “Non ci siamo capiti”.
Finì lo stesso di lì a qualche mese. Perché alla fine puoi fingere quanto vuoi, ma prima o poi la coscienza ti viene a trovare.
Non ricordo come ci lasciammo, ricordo solo che il giorno dopo mi svegliai sentendomi leggero. Fu l’ultima volta prima di cadere in un casino che si risolse solo un anno dopo, con l’estate in cui sono diventato grande. Quella di cui ho parlato nel mio e-book questa estate.

A volte mi viene ancora difficile riuscire a essere assertivo, ma probabilmente accetto meno compromessi. Non si vive meglio o peggio, lo dico subito, semplicemente si ha più coscienza di cosa ci fa male o bene.

Tu riesci a essere una persona che sa cosa vuole? Dimmelo qui o commentalo su Threads, il nuovo social di Meta.

Iscriviti qui alla newsletter per ricevere in omaggio l’e-book “L’estate in cui sono diventato grande”.


Scopri di più da I Soliti Dispetti

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *