ma chi ti credi di essere

Ma chi ti credi di essere?

Tempo di Lettura: 4 minuti

Dispetto #136 – Credersi delle star

Vittoria in volata di un solo, piccolissimo, voto. Ammetto che mentre guardavo l’andamento del sondaggio sul mio profilo Instagram ero pronto a parlare di quella grigliata a Bergamo finita in una cena a Napoli. Però mi dicevo: “sanno già come va a finire, perché la votano?”.
Mentre l’opzione “Me la tiro” l’avevo messa come terza, così per vedere l’effetto che fa.
Immaginavo avesse buone possibilità di vincita, lo ammetto. D’altronde ho un blog e un podcast sulla mia vita, la domanda “Ma chi ti credi di essere?” penso sia lecita. Giò Fattoruso, è ovviamente la risposta.

ma chi ti credi di essere?
ma chi ti credi di essere? un cielo stellato?

Da dove vogliamo partire?
La mia psicologa dice che sentirmi dire “Sei egocentrico” sia come la criptonite per Superman. Con la sola differenza che io non metto le mutande sopra i pantaloni.
Negli ultimi due anni sono stato sul palco più di 100 volte, ho scritto 136 articoli su di me e fatto 25 puntante di podcast. Certo che ho un ego ampio. Però, a guardare bene, ho trovato una strada per fargli avere sfogo.
Se a qualcuno piace mi fa piacere, altrimenti ci resto male, ma non faccio tipo Morgan dal palco dandogli del frocio.

Proprio questa mattina un ragazzo mi ha scritto per dirmi che ascolta volentieri il podcast e alcune delle cose che dicono gli risuonano dentro. È forse uno dei complimenti più belli ricevuti, perché è esattamente quello che vorrei succedesse quando mi metto a scrivere.
Parlare di me, non per dire “ti insegno qualcosa”, ma condividere semplicemente quello che ho imparato.
Mi sono anche accorto che se qualcuno mi fa dei complimenti così, la mia reazione è avere gli occhi che si gonfiano e devo trattenere le lacrime. Per farlo tendo a sminuirmi, a dire cose tipo: “Grazie, mi sembra troppo” abbassando lo sguardo. Non so ricevere i complimenti.

Anche perché è un attimo che te la tiri un attimo e poi sbagli trovi subito la Itala di turno a dirti che “non ce l’hai più quell’aria da me sento sto cazzo”. Anzi a volte neanche quando sbagli.
Ad esempio negli anni scorsi c’era questa cosa delle domande anonime su Instagram.
Io, ovviamente, come tutti ero curioso di sapere come funzionasse. Quindi una sera decisi di avventurarmi in questa pratica.
Mi sembrava divertente, volevo prendere le domande e allenarmi a fare battute. Allenarsi alla comicità fa sempre bene, impari a trovare sempre un punto di vista diverso sulle cose. A volte ti riesce a volte meno. Quella mi sembrava una bella occasione.

Immaginatevi la voce di Paolo Villaggio, come quando narra i colori assunti da Fantozzi dopo aver mangiato il tordo intero, leggervi il prossimo elenco.
Lista delle risposte ricevute da Giò Fattoruso in anonimo:

  • Quello che gli ha bloccato la visualizzazione delle storie, usando un profilo fake, dire: “So che mi spii”
  • Quello che gli ha detto di smetterla di fare battute sulla religione, perché erano eccessive
  • Quello che gli ha detto: ‘Per ogni cosa che pubblichi una ragazza diventa lesbica’

Sono onesto, una manifestazione d’affetto così fu del tutto inaspettata.
Anche perché come fai a rispondere con delle battute a queste cose?
Al primo penso di aver fatto notare che scrivermi in anonimo, creando un profilo finto per guardarmi le storie non lo poteva mettere nella condizione di dirmi che lo stavo spiando.
Però era anche lo stesso che dopo avermi detto di non aver intenzione di farmi mai salire sul palco e tanto meno insegnare nella sua scuola si lamentò che non avessi accettato di lavorare con lui “Che aveva investito su di me”. Non fa coerenza di cognome.

Comprendo, in parte, chi mi criticava per le battute sulla religione.
Amo fare satira sui potenti, e chi è più potente di Dio? Non è un’offesa, ma un riconoscimento del suo potere superiore.
Ho capito essere permalosi, ma credo che già farci nascere da pregiudicati perché una volta una tizia ha mangiato una mela io direi che è sufficiente.
E se Dio non avesse voluto si ridesse di lui ci avrebbe dovuto far nascere tutti senza senso dell’umorismo
, esattamente come certi esponenti del suo fan club, ma se non lo ha fatto “i pazzi siete voi”.

L’ultimo, quello del mio far diventare lesbiche le ragazze, mi fece rimanere male. Non potevo nemmeno usare il politicamente corretto per dire “beh pensi che dire lesbica ad una ragazza sia un’offesa”, non lo aveva fatto, non aveva usato lesbica come offesa, ma voleva colpire me.
Era come essere a Capalbio senza le Birkenstock, nel mood da radical chic ma senza l’opportunità di dimostrarlo.
Risposi qualcosa tipo: “Anche se fosse lesbica una ragazza le auguro un amore sincero e lontano dai pregiudizi, poi ovviamente chiederò ad Arcilesbica una percentuale per ogni nuova iscritta”.
Ricordando anche che nessun dottore ha mai prescritto la visione e la lettura del mio blog o dei miei social. Non ancora.

Per concludere mi chiedo: siete mai andati da uno scrittore, un cantante o un pittore a dirgli: “Te la tiri!”?
No, perché il suo ego è sul palco, nei libri – di questi tempi sui social. Invece crediamo di avere la presunzione di conoscere una persona solo per i 90 secondi di reel, l’articolo del blog, il ritornello della canzone.

Non voglio far sembrare questa come una sorta di purificazione, tanto ognuno legge le cose con la sua cornice. Se quella cornice prevede che io me la tiri non sarà certo un articolo su questo blog a fargli cambiare idea.
Personalmente non penso sia così, c’è voluto un po’ per capirlo e ho sofferto prima di arrivare a questa conclusione.
So che è banale dirlo, ma quello che conta è la percezione che hai di te, non quel che dicono gli altri.
Se una cosa mi risuona allora forse devo farci un pensiero, ma se penso sia ingiusta l’importante è ricordarmi di essere una brava persona, una persona di cui essere fiero.

Dire questa cosa fa sembrare che mi creda Dio? A qualche modello dovrò pure ispirarmi! cit.

Tu sei una persona fiera di sé stessa? Raccontamelo nei commenti

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