ligabue una storia

Ligabue, io e una storia

Tempo di Lettura: 4 minuti

Dispetto #32 – Peccati di gioventù

Ognuno di noi ha degli scheletri nell’armadio, inutile girarci attorno. La fortuna per la mia generazione è che non esistevano i social network e i cellulari non facevano fotografie. Non parlo di reati, parlo dei nostri peccati di gioventù.
Già ora guardando alcune immagini del 2008, anno dell’avvento di Facebook nel nostro paese, proviamo quel sentimento strano chiamato imbarazzo. Immaginate cosa potremmo provare se ci fossero le immagini della nostra adolescenza?
Gli Oakley, le adidas galaxy (che erano belle), quelli che avevano gli Eiffel65 come riferimento di stile.
Io volevo assomigliare a Ligabue, il Liga. A pensarci bene la mia adolescenza potrebbe avere questo titolo: Ligabue, io e una storia.

ligabue una storia
Certe notti vorresti sentirti come nel pezzo di Ligabue. Questa è la mia storia.

Una sera del 2000 Rai2 decide di mandare in onda uno spezzone di un concerto in Arena di Ligabue. Per me fu una folgorazione.
Conoscevo già alcune sue canzoni, tutti avevamo sentito quel capolavoro di Certe Notti, Viva, Ho perso le parole, di cui ricordo il video presentato una sera in prima di un’amichevole estiva dell’Inter su Italia1.
(Erano bei tempi, chissà come siamo arrivati a “la pupa e il secchione”.)
Quel concerto mi stregò. Volevo essere lui.

Anche io volevo saltare per Urlando Contro il Cielo, avevo voglia di avere qualcuno a cui dedicare Piccola Stella Senza Cielo, volevo ballare sul mondo tra lambrusco, rose, coltelli e popcorn.
Stavo iniziando a suonare la chitarra e le sue canzoni erano perfette per imparare.
Da lì in poi fu amore, un amore di quelli che in brevissimo tempo diventano ossessione.
Ero vorace di notizie, curiosità e aneddoti su Ligabue. Senza internet era tutto più difficile. Spendevo tutti i miei piccoli risparmi per libri, concerti, dischi e qualsiasi cosa lo riguardasse.
In poco tempo imparai a memoria tutti i dischi, i film, le poesie e i racconti.
Sapevo tutto, anche Siamo in Onda (B-Side di Metti in Circolo Il Tuo Amore), o la prima versione di M’Abituerò.

Fu una fortuna per me appassionarmi così tanto a Ligabue.
È significato anche scoprire i suoi riferimenti culturali. Poi diventati anche miei.

  • La Beat Generation, Bob Dylan, quell’America che non era il glam di New York.
  • Fernanda Pivano, una donna a cui tutti noi dobbiamo molto, molto più di quello che crediamo.
  • Tondelli, dio mio Tondelli. Comprai “Altri Libertini” a Modena e decisi di leggerlo alla stazione. Ero praticamente dentro quel libro, una cosa meravigliosa.

Ridevo delle parodie di Neri Marcoré o dei video di Mai dire Goal dove le v e le i si mischiavano. Solo perché sapevo che anche a lui avrebbero fatto molto ridere. Insomma qualsiasi cosa riguardasse Luciano Ligabue da Correggio per me era ossigeno.

A Campovolo nel 2005 ebbi una sensazione meravigliosa, che riprovai solo a Times Square. Eravamo 180.000 persone, 180.000 storie lì solo per lui. Ognuno di noi poteva dire Ligabue, io e una storia e avrebbe avuto ragione

Un giorno del 2002 vestito come il mio vate, sostituendo solo gli stivali con le clark finte, camicia marrone aperta su una t-shirt bianca, jeans, occhiali scuri – dietro cui non si sa mai se piange ride come non si sa di Elvis, mi trovavo a casa dell’AmicoRockstar.
Lui voleva farmi sentire le sue canzoni.
Eravamo seduti, io, mio padre, mio fratello, la FamigliaRockstar in casa loro, che aveva un salotto formale, cioè quello senza la tv dove accogli i tuoi ospiti per parlare di cose importanti.
Rockstar mi iniziò a farci sentire tutti i suoi pezzi. Tutti, direi troppi.

Fino a qui niente di straordinario, se non fosse che ad un certo punto MammaRockstar disse: “Anche tu scrivi canzoni, perché non ce ne fai sentire qualcuna?”.
Io sino a quel momento avevo scritto forse 3 canzoni. Due dedicate alla ragazza del primo bacio e una si chiamava “Un giorno per caso”, un pezzo in cui volevo sentirmi un po’ De André nel parlare degli emarginati. Il risultato non era buono neanche nelle intenzioni. Parlava di un tossico morto di overdose con una superficialità imbarazzante.
Fatto sta che dovevo prendermi la scena e qualcosa avrei dovuto inventare.

Guardai mio fratello, che aveva assimilato ore e ore di musica di Ligabue assieme a me, anche lui sapeva tutto a memoria. Dissi solo “Tu non dire niente”.
Con tutta la nonchalance del mondo inizio a suonare La Ballerina del Carillon sicuro di non venire mai scoperto.
Un pezzo di una delicatezza e di una bellezza rari, forse pari solo a Camera Con Vista Sul Deserto di quel repertorio lì.
La reazione dei presenti fu emozionata. Tutti a sbucciarsi le mani credendo di essere davanti ad un futuro John Lennon.

Come nella scena di Johnny B. Goode in Ritorno al Futuro – dai di questa mica serve il link – ho visto qualcuno prendere il telefono e dire: “Sai quel nuovo sound che stai cercando? Bene senti questo”.
Forse avrei dovuto dire che era tutta una bufala e che no in quella stanza c’eravamo Ligabue, io e una storia sbagliata – per citare De André che dedica un pezzo a Pasolini e questo articolo diventa tutto d’un tratto incredibilmente intellettuale.

Il mio imbroglio andò avanti per circa 4 mesi, ci furono momenti in cui mi veniva raccontato come sarebbe stata la copertina del singolo “La ballerina del Carillon”, che avremmo dovuto inciderla, depositarla in Siae e tutte quelle cose che fanno quelli che non sanno come si sta nel mondo della musica, e nel mondo in generale.

Un giorno, mosso a compassione, dissi la verità. Notai l’infelicità nei loro occhi, ma lo scherzo era durato abbastanza anche per me.
Ligabue restava una parte fondamentale di me.
Lo è stato fino a quando poi ha smesso di fare canzoni e ha iniziato ad imitare se stesso.
Quello in cui però credo è quello che lui fa dire a Bruno in RadioFreccia – uno dei miei 3 film preferiti:

Invece le canzoni non ti tradiscono, anche chi le fa può tradirti, ma le canzoni, le tue canzoni, quelle che per te hanno voluto dire qualcosa, le trovi sempre lì, quando tu vuoi trovarle, intatte; non importa se cambierà chi le ha cantate. Se volete sapere la mia, delle canzoni, delle vostre canzoni, vi potete fidare.

Avrei voluto raccontarvi anche di quando dopo i concerti di Liga ho dormito in auto, sul luogo di un delitto con il divano ancora sporco di sangue, in una pensione a Torino solo perché le prostitute e i senzatetto non erano stati così amichevoli come si vede nei film.
Oppure di una qualsiasi delle storie dei baci dati nei concerti.
Di Certe Notti ascoltata alla radio prima del primo bacio o di Piccola Stella Senza Cielo in loop la mia prima volta.
Perché Ligabue ha segnato la mia vita e quindi forse ogni volta che vi racconto qualcosa di mio, vi sto raccontando anche un po’ di lui.

Se ti è piaciuto questo articolo condividilo e raccontami chi è stato il tuo modello dell’adolescenza. Quel momento che coincide con la guerra.

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