la vita è ingiusta

La vita è ingiusta

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Dispetto #96 – La rabbia verso la vita

Io non capirò mai i gusti delle persone. Dopo il sondaggio Instagram di ieri mi hanno scritto in molti dicendo: “Non vince mai quello che voto io”. A parte che in quanto elettore di sinistra non vince mai nemmeno quello che voto io, tanto meno nei sondaggi del Martedì.
Avrei voluto parlare del mio sentirmi un eterno insoddisfatto o di quella volta che finii in tribuna in una partita di calcio – ovviamente era più complessa di così – invece ha vinto il richiamo per un post di Facebook.
Forse ha vinto perché tutti noi convergiamo su una cosa: la vita è ingiusta. Soprattutto con chi non se lo merita

la vita è ingiusta
la vita è ingiusta con chi non se lo merita

Le strutture dei post di questo blog sono facili. Prima si parte con un pippone sull’argomento del giorno e poi si racconta un aneddoto più o meno divertente o surreale. Oggi cambiamo l’ordine. Sapete perché? Perché mi va.

Partiamo con questo aneddoto scrocchierello.
Lavoravo in un’azienda distributrice di pneumatici, quelle cose nere in basso nelle auto e nelle moto. Era una grossa azienda, la prima in Italia e tra le più grandi in Europa. Quindi direte voi: un’azienda che sapeva il fatto suo. Sta ceppa bollita, vi rispondo io.

Non so se vi è mai capitato di sentire che tra metà Ottobre e metà Novembre bisogna provvedere al cambio degli pneumatici. Vi appoggio qui la normativa che fa punteggio SEO.
Molti se ne fregano, altri lo fanno. Di sicuro è il momento di maggiore afflusso di persone dai gommisti che ovviamente non possono avere in casa tutto e subito.
Per un’azienda che di mestiere porta le gomme dai gommisti questo implica quella cosa chiamata: picco di lavoro.

L’azienda di distribuzione di pneumatici più grande in Italia di sicuro sa affrontare questa cosa, penserete voi? La ceppa sta volta è fritta.
Noi topini del servizio clienti ci trovavamo a rispondere a 250 chiamate a testa al giorno, oltre alla gestione di tutti gli ordini d’Italia.
Io personalmente gestivo le gomme vendute su internet su quel sito piccolo dal nome Amazon.it – a proposito su quel sito a questo link comprate i miei e-book – e sui siti più grossi di vendita pneumatici nel mondo, oltre a un lavoro assurdo che sapevo fare solo io con alcune case automobilistiche, la gestione di situazioni logistiche con il più grosso marchio del mondo – quelli francesi con l’omino – senza contare la GDO, i resi e i reclami etc etc.
Una roba da tanti milioni di euro di fatturato in 2 mesi, tutta da solo.
Entravo in ufficio alle 7 e ne uscivo alle 19.30 senza fare pausa pranzo. Il Sabato dalle 6 alle 14. Così per due mesi.
Tutto questo perché la più grande azienda di distribuzione pneumatici d’Italia non sapeva gestire l’unico picco di lavoro programmato.

Una sera mi fermai perché dovevo far quadrare i conti tra la pre-fattura dei francesi e quello che avevamo fatturato noi. Una roba da tanti soldi.
Di per sé di norma era un lavoro facile, ma in quel periodo non si capiva se le gomme fossero state consegnate tutte. Nei magazzini i pezzi si caricavano con la fionda senza troppi controlli e gli ordini non li caricavo io a sistema.
Avevo chiesto ad una collega, neo arrivata, di farlo per me. Un lavoro che avrebbe potuto fare anche un gibbone con il pollice opponibile. Dandole direttive per gestire le mancate consegne.
Le aveva seguite? Sta grandissima ceppa al sugo.

Così una sera, era un Venerdì, io dovetti stare fino alle 21.30 per quadrare quel macello, rimpiangendo il gibbone. Smadonnando su tutto. Risolvendo niente.
Tornato a casa pensai di fare un post. Un post irriverente, ma che finiva con: “Quando un terrone lavora tanto un leghista muore, e io ho un paio di nomination”.
Ora amici e amiche mie, secondo voi la capoufficio e la collega quale partito potevano votare? Ovviamente quello, e si spiega così anche l’incapacità della collega di fare 2+2 con una calcolatrice. Il post era per loro? No.
I leghisti però si sa, a loro va subito il sangue al cervello, manco fossero appesi a testa in giù, tipo i fasci.

Il Lunedì bello paciarotto mi ritrovo richiamato dalla mia capoufficio e dalla responsabile marketing per giustificare il mio post.
Avrei voluto rispondere: “Ho fatto 100 ore di straordinario in 2 mesi, tutto perché non vi sapete organizzare, ringraziatemi e datemi dei soldi in più”. Rimasi zitto.
Ferito, devastato, non era giusto.
Ero universalmente riconosciuto come uno dei più bravi in quell’ufficio, non meritavo quel trattamento, sicuramente non dopo tutto quel periodo. Perché quando faccio la cosa giusta poi devo pagare?

Dicono che le cose capitino a chi le sa reggere, ma io mi sono rotto le palle.
Come dice Troisi “La vita si deve prendere sempre come viene, ma chissà perché a me viene una chiavica”. E non è perché sono un eterno insoddisfatto, oddio non solo, ma perché sono stanco.

Lo so “che la vita è sempre forte molto più che facile”. Però io vorrei solo un attimo, un minuto di respiro.
Non dover pensare sempre quanto manca al prossimo stipendio, se troverò l’amore della vita o se un mio parente da un momento all’altro se ne possa andare.
Vorrei non dover sentire quello che ripete di essere meglio di me solo perché non ha gente ai suoi spettacoli. Oppure avere l’ansia dei corsi che chissà se partono.
Non è giusto che se lavori per 100 ore in più al posto di sentirti dire bravo devi vederti attaccato .

Ecco, se la vita fosse giusta farebbe questo, ci lascerebbe un attimo di respiro. Darebbe valore ai nostri meriti e ci riprenderebbe solo quando sbagliamo davvero.
Ma la vita è ingiusta, troppo. Quest’anno più che mai.

Io ora vi dico: commenta e dimmi cosa ne pensi, ma tanto non lo fate. Quindi fate un po’ quel che vi pare, io la call to action l’ho messa.
A settimana prossima.

Ah sì una cosa: la mia capoufficio in tutto questo fu l’unica verso cui non mi arrabbiai.

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