la rabbia e l'amore i soliti dispetti

La rabbia e l’amore

Tempo di Lettura: 4 minuti

Dispetto #117 – Una cosa di cui mi pento pt.2

Settimana scorsa ho raccontato di quando ho conosciuto ExMoglie. Un articolo in cui dicevo che pensavo fosse destino esserci incontrati.
Oggi per la rubrichetta: cose di cui mi pento, voglio raccontare una parte del finale di questa storia. Un finale che contiene in parti uguali la rabbia e l’amore.
Domenica non ho fatto il sondaggio Instagram e quindi nessuno mi ha detto: “Uffa, non vince mai quello che voto!”. Nonostante questo spero arriviate preparati per le elezioni europee e amministrative di Giugno.

una storia dove ci sono la rabbia, l’amore e una bicicletta.

Una cosa che ho detto e ripeto è che ho avuto un problema con la rabbia. Non sono mai stato l’irascibile che alzava le mani o il violento, anzi se mi dai un cazzotto cado come una pera cotta. Quando ho avuto dei momenti di rabbia, che dovevano sfociare in qualcosa di fisico, me la sono presa con telefonini, porte e cartelli stradali.
Ho avuto per tanto tempo un equilibrio precario, mi serviva lo stress per stare in piedi. Ero una corda di violino, solo così mi sentivo vivo.
Ricordo perfettamente di aver mandato un messaggio una volta ad una CollegaSpeciale con scritto: “Io sento di vivere sui mei nervi e ho paura di crollare”.

Avevo questo modo di gestire la mia vita, tenendo tutto in tensione. Nascondevo la polvere sotto al tappeto. Non ho mai avuto gli strumenti per capire come si facesse a farla uscire. Cercando fuori quello che non vedevo dentro.
In più sentivo di non essere accolto nelle difficoltà dalla mia compagna. Come se ci fosse una sorta di egoismo. “Se stai male tu fatti tuoi, se sto male io, aiutami”. Questo era il messaggio che percepivo, a volte lo ascoltavo a volte facevo finta di niente. Senza mai parlarne veramente. Sino a litigare.
Era insano e me ne sono reso conto quando ho parlato il mese scorso di una cosa di cui mi pento.
Come dico sempre per uscire da questo vortice a me è servita la terapia, l’improvvisazione teatrale e scrivere. Ognuno può trovare il suo metodo, non ce ne è uno giusto in assoluto.

Nel mese finale della mia storia con ExMoglie io sentivo la rabbia montare. Solo non era la solita rabbia, si era trasformata in pura cattiveria.
Se mi riguardo adesso, con l’occhio esterno mi viene da pensare di essere stato vendicativo.
Non lo volevo, ma lo sono stato.
C’è un episodio, che non è forse il momento più alto della mia cattiveria, ma secondo me è stata la metafora della fine del nostro rapporto.

Per spiegarlo farò un piccolissimo incpit:

L’estate scorsa, quella del 2022, vissi la più bella friendzone della mia vita. Una ragazza che dormì qui da me, regalandomi una notte stupenda. Senza nessuna implicazione sessuale, ci regalammo bellezza e magia in maniera naturale.
Eravamo riusciti a darci tutto quello che avevamo, con dolcezza, delicatezza e empatia. Quando parlavo di lei mi illuminavo, era la luce di quella notte meravigliosa.
Perché ne parlo? Perché dopo quella notte, di cui non avevo nessun ricordo materiale, decisi di scrivere un libro. Lo feci per me. È un romanzo incompiuto che resta nella cartella documenti del mio pc. Era il mio modo di fissare questa cosa.

In questo LibroCheNonEsiste cercai di rivivere quel giorno meraviglioso. Descrivendo i due personaggi, raccontando le storie, le scelte e i passi che li avevano portati a trovarsi alle 4 del mattino su un terrazzo abbracciati e pensare che il verde fosse il colore più bello del mondo.
Ovviamente la fantasia e la realtà avrebbero dovuto mischiarsi. Nella realtà anche lei aveva avuto una storia importante finita con la rabbia e l’amore.
Il personaggio femminile di questo libro, ovviamente, le assomigliava un po’, ma aveva un lavoro completamente diverso dal suo e soprattutto aveva un trauma personale che con lei non c’entrava nulla.

Anna, il personaggio femminile del LibroCheNonEsiste, non riusciva più ad andare in bicicletta. Le ricordava la fine della sua relazione. D’estate, al mare, una vacanza attesa per tanto tempo e che era arrivata quando lei e il suo compagno ormai erano ai minimi termini. Sgretolati.
Lui, al posto di godersi una gita in bicicletta con lei, scappò in avanti, lasciandola sola. Come a dire “Non ti aspetto più”. Devastando il sogno di una biciclettata romantica al tramonto sul mare.

Questo momento è successo davvero. Ovviamente io ero il compagno scappato in avanti ed ExMoglie era Anna.
Il fatto di mettere questo episodio come il trauma di un personaggio di un libro mi fece capire quanto cattivo fossi stato in quel momento.
Entrambi volevamo quelle ferie, ma non eravamo riusciti ad accordarci nemmeno sul posto dove dormire. Non c’era più nulla che ci tenesse assieme. Quelle ferie che dovevano essere un sogno, il nostro momento di relax, furono un vero incubo.
La rabbia mi aveva reso cattivo e per quanto una persona ti possa aver fatto soffrire – perché insomma non sono diventato così perché mi divertiva – non si merita cattiveria.

Io in quel momento lo ero senza capirlo. Mi sentivo Alex in Jack Frusciante, godendomi l’aria nei capelli, pedalando con la testa ormai fuori dal nostro rapporto. Con la mia tipica incoscienza di quando non ho assolutamente idea delle conseguenze delle mie scelte.
Una volta in radio sentii una metafora perfetta: “A volte ci manca una fetta della torta e noi andiamo a cercare quella. Quando la troviamo ci accorgiamo di non avere più la torta”.
In parte è capitato anche a me, sino a che non ho capito che avrei dovuto cambiare dolce.
Vedo spesso tanti uomini non saper gestire i propri momenti di rabbia. Perché l’amore è ancora lì, quindi non riusciamo ad essere arrabbiati sino in fondo e diventiamo cattivi.

Mi pento di non essere riuscito a non fare come ZeroCalcare e in quel momento il mondo mi ha reso cattivo. È sbagliato, lo so perché l’ho vissuto.
Per questo scrivo questo blog, per aiutare qualcuno a rivedersi, a capire che c’è un’altra strada. La rabbia non è sempre urli, l’amore non è sempre cuori.
Possono convivere a volte, senza farci diventare cattivi, senza essere vendicativi. Serve parlarne, mettersi in discussione. È difficile, quasi impossibile, lo so. Probabilmente poi le storie finiscono lo stesso. Però, almeno, sai di averlo fatto senza essere stato acciecato dal rancore.

Tu hai qualcosa di cui ti penti?
Raccontamelo nei commenti o su Threads.

Ogni martedì esce IL SOLITO PODCAST, mentre il 14 marzo sarò ad Edoné per “Senza tatuarsi resilienza”. Lo spettacolo di questo blog.

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