DI SOGNI ILLUSIONI E ALTRE AMENITÀ

Di illusioni sogni e altre amenità

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Dispetto #73 – Essere quello che vorresti essere

Mi piace l’idea di comunità che si può creare attorno a questi articoli. Per questo è ormai tradizione il sondaggio sul mio profilo ig – seguimi pure se ti va – con le tre opzioni.
Questa settimana il menù proponeva: il lockdown 2020, il fatto che le mie ex trovino subito un moroso appena lasciate con me e “chi siamo non è chi pensiamo di essere”.
Mi sono sentito sollevato quando non è stato scelto l’articolo sulle ex, ma l’ultima opzione. È da un po’ di tempo che ho voglia di parlare di illusioni, sogni e altre amenità, su chi siamo e chi vorremmo essere.

DI SOGNI ILLUSIONI E ALTRE AMENITÀ
new york sotto la pioggia è tutto ciò che rappresenta le mie illusioni sogni e altre amenità

I miei genitori avevano un negozio di frutta e verdura, e io passavo i miei sabato pomeriggio da loro. Quei pomeriggi si dividevano equamente in due attività.
La prima era giocare a calcio sul marciapiede. Mio padre ci faceva delle palle con la carta dell’uva e lo scotch. Rimbalzavano che era un piacere, però solo se le faceva lui, le nostre non uscivano mai così.
La seconda era nascondermi in auto con un quaderno e una biro e disegnare dei fumetti immaginando il mio futuro.

Sognavo di essere un giocatore della Juventus. Di giocare con quelli che erano i miei idoli dell’epoca. Trovare una donna, fare un figlio, essere di esempio per i ragazzi più piccoli.
Volevo essere il playmaker, il punto centrale della squadra. Mi piaceva l’idea di essere quello che faceva ragionare la squadra.
Invece poi in campo ero un falegname. I piedi di legno e tante botte.

Adesso il quadernetto dei disegni sono i social, dove possiamo far credere di essere le persone che vorremmo essere. Quindi sceglierci un personaggio e cercare di assomigliare sempre a quell’immagine. Io ho scelto la mia di intellettuale con la pashmina e gli occhialetti con la cordina – d’ora in poi ICLPEGOCLC.

Leggere l’Internazionale e non per l’oroscopo. Fare il distaccato verso qualsiasi cosa fosse vagamente pop.
L’infornata di film tristi, solo perché la felicità non fa intellettuale che mi sono sorbito. Guai a dire “Ma che palle sto mattone”.
Sentirmi come Andrea De Carlo che piglia per il culo Fabio Volo nei suoi libri, e mai poter dire: “Ti rendi conto delle banalità che dici? In quale mondo un’artista inglese lascia un professore di Oxford per stare con un muratore della val Brembana che ha probemi con la camorra?”
E perché tutto questo? Ovviamente nella speranza di conquistare quello che il poeta definisce “ciò che muove il sol e le altre stelle”.
Scrivere canzoni Indie tristi in cui mi sentivo un poeta maledetto e in realtà assomigliavo pari pari a Savastano.

Una volta dissi a mia madre che avrei voluto fare il sindacalista. Sentivo dentro di me il fuoco sacro della difesa del più debole.
Poi nell’ordine:

  • mi sono spostato il 1/05, perché il diritto al riposo non è che spetti sempre
  • faccio finta di non ordinare su deliveroo quando piove, sino a quando non piove e quindi mi pesa il culo uscire e ordino
  • vado nei bagni appena puliti, ancora con il pavimento bagnato. Però dico “Mi scusi, posso?”

Insomma la mia idea di essere dalla parte dei lavoratori viene meno quando penso poi a cosa faccio. Ad oggi l’unica cosa per non mancare di rispetto ai lavoratori è non andare a messa. Perché casca spesso nei giorni di festa.

In questo periodo vorrei essere un ICLPEGOCLC, punto di riferimento culturale della mia città e presto dell’intera nazione.
Mi piacerebbe vivere delle mie parole, dell’improvvisazione teatrale, presentare eventi. Nella mia testa posso diventare quello. La vera differenza rispetto a prima è che non mi ci sento, ma so che voglio provarci.
Insomma non è cambiata la sostanza, ho persino fatto un blog dove cerco di essere migliore di quello che sono.

De André diceva “se poi la gente lo sa, la gente lo sa che sai suonare. Suonare ti tocca per tutta la vita”. A volte sembra un supplizio dover essere sempre quello che vuole la gente da noi.
“Esser sempre divertente, sai non è più divertente” fanno eco gli Afterhours. A volte siamo tutti dei Piero Cicala che vorrebbe cantare “Amami di più” e invece la gente da noi vuole solo “Io, te e il mare”. Quando sei qualcosa di ben preciso ci sono delle aspettative che devi rispettare.

Quest’estate ho pensato di aver capito Napoli. Come De André, gli After o Piero Cicala, Napoli è una città che a volte non vuole essere quello che tutti si aspettano da lei.
Me la sono immaginata come un comico, alla 300ma replica, andare in scena, dire delle battute e pensare: “Dio mio, ridono ancora di queste battute?”.
A Napoli devi mangiare tanto, devi aver paura di farti rubare il portafoglio e dire “Wow che città meravigliosa”.
La gente tra le vie, che ha paura del portafogli rubato. Napoli li guarda e dice “Ma tienitelo, ma sai quanto me ne frega?”. Invece deve tenere fede a questa idea che si ha di lei.

Quando ho fatto tutto sto ragionamento mi credevo un ICLPEGOCLC, e l’ho fatto solo per essere quello di illusioni sogni e altre amenità che mi racconto da solo. Ci ho fatto persino un post instagram, riprendendo una conversazione Whatsapp con una ragazza.
Il perché avevo fatto quella conversazione? Perché ambisco sempre a “ciò che muove il sol e le altre stelle” suvvia…

Scoprire che chi siamo non è chi pensiamo di essere è forse una delle più grandi ricchezze a cui ambire. Certo, anche un milione di euro facendo l’imitazione di un altro non fanno schifo eh…

Tu, invece, che personaggio ti sei scelto?

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