il secondo bacio

Il secondo bacio è meglio del primo

Tempo di Lettura: 4 minuti

Dispetto #23 – Sono un imbranato

Ognuno ha dei bellissimi ricordi sul suo primo bacio.
Io invece no, ma non perché il mio fu brutto, anzi tutt’altro, ma per quasi 25 anni ho fatto credere alla persona a cui l’ho dato che fosse il secondo. Quasi autoconvincendomi di questa idea. Come se il primo non fosse mai esistito.
Forse per questo che, dal mio modesto punto di vista, il secondo bacio è meglio del primo.
Non proprio come intendeva Joey, ma qualcosa di simile.

il secondo bacio non si scorda mai… ah no?

Per tutti gli anni delle medie, e anche dopo ma mascherato meglio, ero il ragazzo sfigato con gli occhiali da smutandare. Come lui.
Qualche piccolo episodio di bullismo l’ho subito, tipo un tizio mi rubò la bici, un altro mi rovinò gli occhiali da vista e qualche scazzottata, in cui ovviamente le prendevo.

In tutto questo, a parte la mia prima crush, non avevo mai avuto una ragazza.
Di conseguenza non avevo mai baciato una ragazza.
Con le scuole medie che volgevano al termine, avrei dovuto fare il grande salto nel mondo dei grandi e ci arrivavo con la mia aria da sfigato e la totale incapacità di piacere all’altro sesso.

Inoltre ero un ragazzo molto timido che si rifugiava nella fantasia. Raccontavo cose assurde ai miei amici per sentirmi meno scemo.
Dei mei racconti ricordo quello su tale Alessandra, la mia fidanzata della domenica. Dicevo che veniva a trovare i suoi nonni, inquilini del mio palazzo, ma poi stava con me.
Per rendere più credibile la storia andavo in giro con un elastico per capelli da donna sul polso, dicendo fosse suo.
Poi inventai della mia ragazza al mare, con cui ci eravamo baciati in una cabina e le avevo anche toccato le tette. Aggiungendo questo dettaglio diventava tutto più croccante per chi mi stava ad ascoltare e non si accorgevano di quanto improbabile fosse il mio racconto.

L’estate tra la terza media e la prima superiore, l’ultima del millennio, uscivo con dei ragazzi più grandi. Mi sentivo un po’ meno sfigato.
Tra di loro c’era LaSimo. Fu la prima ragazza a piacermi davvero dopo la mia prima crush.
Aveva i capelli castano tendente al rosso, portava gli occhiali e la carnagione scura. Andavamo in giro mano nella mano e ci abbracciavamo sempre. Era chiaro mi piacesse e io piacessi a lei. La seconda parte forse era ovvia solo nella mia testa.

La sera prima della sua partenza per il lago ero deciso a parlarle, accompagnarla a casa e baciarla sotto il suo portone. Nella mia testa il film era perfetto.
Quella sera però mentre la stavo aspettando alla festa di paese, mi si avvicinò MM, un tizio un po’ buzzurro ma buono, dicendomi: “Ti fa niente se dico a LaSimo che mi piace? Ci vorrei provare”.
Dissi “Vai pure”. Poi mi bloccai completamente. Era fuori dalla mia sceneggiatura perfetta. Non sapevo più cosa fare, e non feci nulla. Lasciai andare questa chance senza neanche provarci.

Dopo poco tempo anche io partii per il mare. Ero solo, e mi annoiavo molto e soffrivo per il mio amore non dichiarato.
Fortunatamente avevo con me delle cassette di Battisti, Pino Daniele e altri cantautori a tenermi compagnia. Forse è grazie a loro che poi sono riuscito a trovare le parole per parlare alle ragazze.

Nelle ultime due settimane di vacanze conobbi una ragazza, sembrava uscita dal Tempo delle Mele. Era bella come SophieMarceu. Mi dimenticai de LaSimo in 2 minuti.
Aveva i lineamenti di una venere di Rimmel, il viso da ragazza che fa grandi sogni e gli occhi verderame.
Lo sguardo era profondo come il mare di Lucio Dalla.
Era la ragazza perfetta.

Con i giorni ci avvicinammo, passavamo tutti i pomeriggi assieme. Forse qualcosa stava nascendo e io manco me ne stavo accorgendo, non smentendo il mio essere un totale imbranato.
Le persone intorno a me intanto dicevano: “Sai che a SophieMarceu piaci? Secondo me non le sei indifferente, dovresti dichiararti”.

Non capivo molto questa cosa, io le piacevo, ma dovevo essere io a dichiararmi? Perché?
Per una volta che tutto era facile perché complicarmelo? Sarebbe venuta lei da me. Almeno così credevo.

Durante uno degli ultimi giorni, mi arrivò una fatidica domanda da una di queste persone: “Hai mai dato un bacio?”
Risposi di sì. Mentendo spudoratamente.
Ne andava della mia reputazione e SophieMarceu non mi avrebbe mai voluto sapendo delle mie labbra illibate.

Quella sera rimanemmo solo in 4. Io, Sophie, sua sorella e un’amica.
Eravamo su un divano, all’aperto, sotto un pergolato d’uva, illuminati solo da una lampadina che aveva il compito di dare luce a tutto il porticato.
Di quella luce a noi arrivava solo una carezza. Sembrava fossimo in un film francese.
Io e SophieMarceu, da soli, abbracciati sul divano.

Era il momento di fare, Io non avevo la più pallida idea di come muovermi.
Le davo un baci sulla guancia, sulle spalle scoperte, tentavo di avvicinarmi alle sue labbra e poi scappavo per paura e timidezza.
Di scatto lei si voltò, prese la mia faccia tra le mani e mi diede un bacio a stampo. Forse violento o quello di una che non sopportava più l’attesa.
Io rimasi impietrito.
Era il mio primo bacio.
Avevo gli occhi a cuore e l’anima più leggera, ero felice – e non ci avevo fatto caso, con buona pace delle caption Instagram.

Lei lo era un po’ meno, su un divano con un imbranato che si stava accontentando di uno schiocco di labbra.
Forse per questo prese in mano la situazione disse: “Quanto può durare un bacio alla francese, proviamo”.

A distanza di anni capisco che non avermi fatto rispondere alla domanda ma essere andata subito al dunque ha permesso che ci fosse il mio primo bacio.
Mentre formulo questo pensiero, sul divano io e lei ci stiamo dando un bacio con la lingua. Torniamo lì.

Fu perfetto. Non ho altre parole per definirlo. Era l’adesione esatta di due bocche. Delicato e desiderato, con la voglia di farlo durare il più possibile.
Figlia di questa perfezione la storia tra me e SophieMarceu iniziò e finì quella sera, su quel divano. Come tutte le più belle cose.
Io le lasciai un biglietto con scritto “sge t’em” (je t’aime, ma non sapevo scrivere in francese), lei mi disegnò un cuore con la penna sul polso. Brunori in sottofondo cantava “il 31 di agosto c’è una storia che nasce e un’estate che muore“, sfondo a nero, taglia. Stop, buona, la teniamo.

Arrivai in prima superiore senza il peso di non aver mai baciato una ragazza. Un po’ meno sfigato e smutandabile.
SophieMarceu fu la mia svolta, la conferma che il secondo bacio è meglio del primo. Il mio battesimo nell’adolescenza.

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