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Ho sbagliato qualcosa?

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Dispetto #107 – Sentirsi sbagliati dopo il ghosting

Vi è mai capitato di sentirvi sbagliati o sbagliate? Se non vi è mai successo, giuro, sono invidioso di voi.
Questa settimana quando ho proposto i 3 argomenti per il sondaggio Instagram – qui per seguirmi – mi sono accorto di una cosa: tutti e tre avevano in comune un sentimento. Dopo aver litigato per il maglione di Natale, quando attendevo i regali e in quello che ha vinto, il ghosting, io mi sono sempre sentito in difetto.
Tanto da chiedermi sempre: ho sbagliato qualcosa?

ho sbagliato qualcosa
ripenso alle mie mosse e mi chiedo: “ho sbagliato qualcosa?”

Ho già parlato su questo blog del Ghosting, anzi ho anche fatto un articolo con i 4 trucchi per superarlo, però nell’ultimo anno ne sono successe talmente tante che questa non poteva proprio mancare.
Ormai non sono più di primo pelo, insomma inizio ad avere “gli anni che ho e me li sento tutti” e mi sembra veramente stupido comportarsi così.
Cosa costa parlare? Cosa costa dire “non provo interesse per te”? Sarebbe tutto più facile.

Nell’epoca dei social perdersi di vista può capitare. A me è successo, e credo sia l’unica volta in cui l’ho fatto in vita mia, di sentirmi con una ragazza e poi sparire.
Però non pensavo ci stessimo sentendo perché poi sarebbe potuto nascere qualcosa, semplicemente ci sentivamo. Vedevo una story, reagivo e così faceva lei.
Però poi per un motivo o per un altro la conversazione non è mai andata avanti. Semplicemente ci perdemmo di vista, lei immagino lo interpretò come ghosting da parte mia, tanto è vero che quando poi pensai “Chissà come sta quella ragazza che prima sentivo” e le scrissi, non rispose.

Anche in quel caso mi chiesi “Ho sbagliato qualcosa?” e onestamente credo di sì. Do sempre per scontato che la gente sappia come sono fatto. L’ho scritto poche settimane fa qui sopra: ho raccontato di come usi il verbo “Limonare” più per timidezza che per reale interesse all’atto in sé, ma mi rendo conto sia possibile che qualcuno pensi io sia serio e abbia interesse.
Quindi capisco che, dopo qualche scambio e il silenzio successivo, si possa essere offesa, perché quando è successo a me mi sono reso conto che è una cosa fastidiosa.

Sapete quella diceria sul fatto che se sei single nessuno ti guarda e se sei fidanzato hai gli occhi del mondo addosso? Non so quanto sia vera, però mi è capitato di avere attenzioni di ragazze in periodi in cui non avrei voluto, ancorché potuto, farci qualcosa.
Quelle persone che poi, sempre grazie ai social, tornano quando tu lanci segnali inequivocabili della tua singletudine.
Segnali riassumibili con:

  • canzoni di Tiziano Ferro nelle stories
  • citazioni stile “macerie e resti, ma c’eri e resti”
  • fotografie con svariati amici e hashtag riparto da me

Non bastassero queste tre, c’è sempre l’opzione foto in costume da soli in vacanza.

Quando è successo che il mio stato civile passasse da impegnato a libero una di queste persone tornò a farsi sentire.
Immagino fosse un caso, però il caso volle che entrambi in quel momento fossimo appena usciti da una relazione, e provassimo una certa attrazione l’uno verso l’altra.
Ci iniziammo a sentire, una sera lei mi mandò un messaggio vocale di circa 15 minuti.
Seguì un messaggio di testo lungo tanto quanto un canto della Divina Commedia. Il senso di tutto questo era “adesso non è il momento di vederci, perché forse provo qualcosa di forte. Continuiamo a sentirci e poi si vedrà”.

Trovai senso in quelle parole, se non fosse che dopo il secondo messaggio di testo mi bloccò su Whatsapp. Io non capivo. Forse avevo inteso male.
Però andò così. Feci finta di nulla, lasciai andare. Pensai che tanto se le cose devono succedere succedono, citando ZeroCalcare.
Ogni tanto guardavo la chat di Whatsapp e quell’immagine di blocco. Mi sentivo come il Bobo Vieri fatto da De Luigi.
Sei mesi dopo circa vidi un nuovo follower nei miei profili social.

Guardai, era lei. Lasciai andare le cose, tanto se devono succedere…
Mi scrisse scusandosi di essere sparita, che aveva trovato un ragazzo con cui stare solo per fare dispetto a me. Le risposi che il dispetto sarebbe stato più efficace se non fosse sparita.
Non volevo dire che onestamente era una cosa di cui mi importava poco o nulla, dato che ci eravamo risentiti solo per un podcast e un racconto breve su Whatsapp e la nostra relazione era ancora nella sfera del “vorrei ma non posso”. Ma forse era il mio orgoglio a parlare in quel caso.

Riprendemmo a scriverci. Poi si arrabbiò perché avevo postato sui miei social un messaggio della mia amica Fortuna che diceva “Sono felice di conoscerti”, e sparì per un giorno.
Tornò dicendomi di averlo fatto per gelosia. Io le dissi che mi sembrava un po’ fuori luogo come reazione, per due che non stavano neanche assieme.
Tralasciando che anche se fossimo stati assieme una scenata di gelosia perché faccio un favore ad un’amica non rientra nei miei canoni. Sparì per una settimana, per la vergogna. Io capii, le scrissi per dirle di non preoccuparsi. Non c’era nulla di cui vergonarsi.
Riapparve. Mi diede un appuntamento. Finalmente ci incontrammo. I dettagli della serata li tralascio se non che: mi regalò un block notes per il mio compleanno con la prima strofa di una canzone che avremmo dovuto scrivere assieme, secondo lei. Quella strofa finiva con “Ti amo”.

Un giorno ero a OrioCenter. Alla TV passavano Milan -Juve. Io tifoso bianconero, lei della squadra avversaria.
Ci stavamo sentendo, un po’ ci prendevamo in giro, eravamo quasi d’accordo sul vederci il giorno dopo.
Io feci la battuta: “Ci sentiamo dopo la partita, altrimenti mi sfotti troppo”. Dopo la partita le mandai un vocale. E attesi.

Attesi anche il giorno dopo, quello dopo ancora. Poi passò un mese, poi due, poi sei, poi un anno.
Non ricevetti mai più sue notizie.
Ancora una volta mi chiesti “Ho sbagliato qualcosa?”. Probabilmente con lei nulla, se non non capire tutti i segnali di esisto/non esisto che mi aveva lanciato ed essere convinto di poterli gestire.
Forse ero conscio di dove stessi andando a sbattere in quel momento, ma volevo punirmi di qualcosa. Oppure semplicemente il senso della conquista machista in me ha sopraffatto il buon senso e quel ghosting me lo ero meritato.

Come dice il buon Contessa: “Pure a sparire ci si deve abituare”.

Tu, ti hanno mai fatto sentire sbagliato o sbagliata con il ghosting? Raccontamelo nei commenti.

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