ha ragione tananai

Ha ragione Tananai

Tempo di Lettura: 3 minuti

Dispetto #69 – Lo scudo dell’ironia

Forse non in tanti se ne sono accorti ma c’è stato il Festival di Sanremo. Veloce come le feste di Natale, devastante come un amore estivo, monopolizzante come l’amica che “arriva in mezzo a noi” di Max Pezzali.
In quella settimana diventiamo tutti esperti di musica, politica, budget televisivi etc etc.
Sarebbe bello sentir dire solo “Questa mi è piaciuta, questa non mi è piaciuta”. Invece polemiche, tante polemiche. Lettere di presidenti in guerra, baci, nazisti, tettine disegnate etc etc. Tra tutte una non l’ho capita.
C’è stato un cantante in gara, che l’anno scorso ha cantato malissimo ed è arrivato ultimo, mentre quest’anno è arrivato tra i primi 5. Ci aspettavamo tutti qualcosa di memabile, invece lui ha fatto una canzone vera, toccante, cantata bene. Per me ha ragione Tananai.

ha ragione tananai
ha ragione tananai e noi smontiamo tutto

Quest’anno l’ultimo arrivato di Sanremo 2022 ha deciso a levarsi la nomea di scemo del villaggio e scrivere una bella canzone. Quando l’abbiamo sentita siamo restati tutti sbalorditi, sentendoci quasi traditi. Lui doveva farci ridere.
Tananai ci ha fatto ridere per non farci vedere che ci fosse rimasto male. Convinto di aver cantato bene e in realtà non aveva preso neanche una nota.
Ci ha distratti, nel frattempo studiava. Perché un meme dura un anno, un cantante molto di più. Ha usato l’ironia per salvarsi. Nessuno di noi lo ha capito.

Così pensando al fatto che ha ragione Tananai ho avuto un attacco di CarrieBradshawTite. Seduto davanti al pc, dal mio piccolo appartamento, con scarpe in giro per casa ho riflettuto sui massimi sistemi.
La bionda protagonista di Sex and The City avrebbe scritto qualcosa tipo: “Pensando a lui mi sono chiesta: quante volte anche noi ci difendiamo dietro allo scudo del sorriso, diventando giullari di corte solo per nascondere le nostre debolezze?”.
Poi lo avrebbe infarcito con mille cose sull’amore, sul fatto che ci nascondiamo sempre, ma mai davanti al vero amore con cui siamo noi stessi e solo lì diciamo la verità.
Però questo è un discorso lungo e Darren Star, accanito lettore di questo blog, poi non produce la mia serie tv in cui poter mettere qualsiasi marketta e risolvere tutto con un selfie. Tipo Emily in Paris.

Ho creato un blog dove cerco di ridere di tutte le sfighe che ho avuto. Quando mi sono fermato a pensare a quale aneddoto raccontare a proposito di questo nascondermi dietro l’ironia mi sono detto scrivo una cosa tipo “Se stai leggendo, sei dentro l’aneddoto che sto raccontando”. Una sorta di Inception, dove non si capisce nulla e di colpo ciao Darren Star non ho bisogno di te ed eccomi Cristopher Nolan sono il tuo Cobb.

Ricordo una volta a casa dei mei ex suoceri, coetanei di mio padre, si parlava di pensione. I miei exSuoceri erano riusciti a prenderla grazie agli anni di contributi da dipendenti.
Papà, invece, tra il pagarsi i contributi e portare a casa la pagnotta, essendo lavoratore autonomo, ha sempre preferito la seconda. Rinunciando a molto, per dare a noi.

Davanti alle domande: “Ma come è possibile Gigi che tu non sia riuscito? Hai iniziato a lavorare presto?”, Papà per sdrammatizzare disse: “Vado vecchio in pensione perché fino a 50 anni non ho fatto un cazzo”.
Tempo comico perfetto, grande risata generale e tutto finì lì.
In privato mi disse: “Non ti offendere, ma preferirei non venire più lì perché poi loro mi chiedono le cose sulla pensione e a me non va di parlarne”. Io capii perfettamente.
Lo capii perché io sono come lui.

Probabilmente sono in quella fase della vita in cui “in un libro o in un bar si farà tutto chiaro” e “Sentirai che tuo padre ti è uguale, lo vedrai un po’ folle, un po’ saggio nello spendere sempre ugualmente paura e coraggio”.
Non ho parole migliori di quelle usate da Guccini. Me ne sono accorto da poco, ma forse avrei potuto capirlo bene già 15 anni fa.

Eravamo a Milano, nella camera ardente di un mio zio, quello che aveva accompagnato mia madre in ospedale quando io nacqui.
Lui nato il mio stesso giorno, 40 anni prima. Per una decisione delle figlie la data di morte non era sul cartello davanti al letto, c’era solo quella di nascita.
Io guardavo quella data, 40 anni esatti prima della mia, di quello zio, legato a me dal destino, mio padrino di cresima. Non ce la facevo, volevo scoppiare a piangere, ma non mi andava di farlo davanti a tutti.
Così andai fuori, verso un cortile interno, dove poter piangere. Arrivai lì, trovai mio padre. Piangeva, da solo. Esattamente come avrei voluto fare io. Senza farci vedere da nessuno, perché l’ironia non ci avrebbe fatto da scudo.

Ci guardammo, ci capimmo, non servì nessuna battuta a sdrammatizzare. Ci abbracciammo, uno dei due, citando un film di Checco Zalone disse: “Ricchiò”, ci mettemmo a ridere.
Ma io so che entrambi in quel momento però ci stavamo chiedendo: “Chissà perché Dio ci pesta come un tango”. Proprio come dice Tananai, che ha ragione.

Seguimi sul canale telegram per restare sempre aggiornato sulle ultime uscite.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *