forse è meglio così

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Dispetto #79 – Motivi stupidi per essere lasciati

Settimana scorsa, per via del ponte, il sondaggio sulla mia pagina Instagram è finito dopo che io avevo già scritto il pezzo. Convinto vincesse un argomento mi sono ritrovato a scoprire che in realtà era un altro il vincitore della settimana.
Ieri ho deciso di riproporlo, per vedere se avesse vinto per caso o se in realtà fosse proprio un argomento di pubblico interesse. Ha vinto anche questa volta.
Nella scelta tra un mio racconto di quel primomaggio a Roma con i Giovani Democratici e parlare di maschilismo tossico, ha vinto: motivi stupidi per essere lasciati.
Quelle scuse, quei momenti che di solito finiscono con quella frase: “Forse è meglio così”. Detta da chi sta lasciando, ovviamente.

forse è meglio così
seduti a pensare a quella frase: “forse è meglio così”

Nella mia vita, ma forse l’ho già detto, sono più le volte in cui ho lasciato una persona che quelle in cui sono stato lasciato. La cosa divertente è che poi spesso cercavo una seconda chance – come racconto qui – e in quei casi erano pali in faccia.
Per questo motivo in realtà mi sono impelagato in un discorso da cui non so uscire: non ho tutta questa esperienza di motivi stupidi per essere lasciati.
Sono sicuro però che se mi impegno a fondo, anche io la mia parte di idiozia l’ho vissuta o l’ho fatta vivere – spoiler: arrivando in fondo l’aneddoto giusto l’ho trovato.

So di persone che sono state lasciate perché chi c’era dall’altra parte ha preferito andare rubare barche in Svizzera. “Ho capito che quello è il mio vero divertimento”. No, non miei parenti del sud, no.
Ho conosciuto altri che hanno dichiarato: “Ormai eravamo come fratelli, quindi meglio lasciarsi”. Lasciando sottointendere il ritrovato appetito sessuale per una nuova fiamma.
Alcuni che ci hanno provato, concedendosi due adulteri a testa, il venerdì libero, tre sere a settimana senza portare giù l’immondizia e un concerto di Truce Baldazzi per rinvigorire il rapporto – solo una di queste è falsa. Anche loro poi si sono lasciati.

Ci sono tanti luoghi comuni sulle storie che finiscono: le femmine lasciano, i maschi si fanno lasciare. Se un maschio lascia è perché ha già qualcun’altra.
Li vedi quando hanno un’altra: tirano fuori i bisogni non ascoltati.
Semplicemente perché quell’altra li fa sentire capiti. Partono i lunghi monologhi esistenziali sulla vita, l’universo e tutto quanto.
“Non mi sento capito. Tu continui a cucinare i broccoli, quando a me i broccoli non piacciono e te lo dico ma tu te ne freghi”, solo perché la sera prima l’altra gli ha preparato cotoletta e patatine fritte come quando era bambino.
Guardando assieme i cartoni animati su Netflix.
Immaginandosi così il resto della loro vita.

“Vorrei che tu capissi quello che provo” dice lui, “Spiegamelo” ribatte lei, “Non servirebbe” chiude l’incompreso. Un dialogo abusato, nei film come nella vita. Chiuso poi con la frase: “Lasciamoci, forse è meglio così. Per tutti e due”.
Con quella sicurezza data dal fatto di avere un’altra, pensando di avere un paracadute, in realtà senza pensare nemmeno di star cadendo.
Come in “Troverai l’uomo dei tuoi sogni”: lui guarda l’altra dalla finestra e quando ci si mette assieme e va a vivere da lei, che lo capisce e comprende il suo vero talento, guarda malinconico la finestra dell’ex moglie.

In realtà il più delle volte è solo una donna più giovane, che ci vede come dei modelli, con cui non viviamo un confronto ma solo un continuo appagamento perché lei tocca l’unica cosa che tutti gli uomini hanno in comune: l’ego.
Ci sentiamo più capiti, solo perché ci viene detto che siamo belli. Siamo belli dentro, siamo belli fuori.
I maschi quando hanno un’altra iniziano anche a vestirsi più fighi. La doccia, un nuovo profumo, con quest’aria da “Sto trovando il grande amore della mia vita”. In realtà si sta solo scappando.

Anche io ho lasciato perché avevo un’altra. No, aspetta: anche io ho lasciato pensando di avere un’altra.
Ero giovane, molto giovane. Avevo questa ragazza che era il mio primo grande amore. Stavamo insieme ormai da una vita, nove mesi. Quando sei adolescente nove mesi sono un’eternità.
Ci vedevamo uno a casa dell’altra e viceversa. Era proprio una relazione bella, serena, ci amavamo. Ricordo, forse l’ho già detto, di quando una signora dalla finestra ci fece l’applauso urlando “Viva l’amore” per sottolineare un nostro bacio.
Da living the dream a leaving the dream il passo però è sempre breve.

Andai in gita 2 giorni a Cervia. Eravamo 11 ragazzi, 60 ragazze. Ovviamente io persi la testa per una. Assomigliava a Nina Moric quando era bella.
A me piaceva lei, al mio amico la sua amica, all’altro amico una nostra compagna di classe.
Eravamo giovani, in un hotel, ovviamente cercammo di farle venire in camera nostra, riuscendo nell’impresa e poi atteggiandoci a grandi uomini con sigari che non sapevamo fumare e alcol che non sapevamo bere. Quei momenti belli che ricordi con allegria quando sono passati circa 25 anni.
NinaMoric era tra di loro. Parlavamo, io mi ero convinto fosse innamorata di me. Insomma mi aveva detto un ciao.

Tornai dalla gita sentendomi più figo di quanto fossi. Feci il vialetto di casa del mio primo amore, mentre il mio primo amore mi veniva incontro. Tolsi gli occhiali e dissi solo: “Dobbiamo parlare”.
Non avevo la forza di parlarle, feci il coraggioso gesto di scriverle un bigliettino. Lei era di fronte a me!
C’era scritto: “Ma dopo 9 mesi, non ti sei stancata tu?”.
“Non ti sei stancata?” ma che domanda è? Ma mica abbiamo fatto una giornata di lavoro nei campi.
Ci lasciammo, io ci provai con NinaMoric, ci provai così bene che lei tutt’ora non mi sopporta e cambia strada se mi vede. Forse è meglio così.

“Non ti sei stancata”, che scusa idiota… ha fatto bene a non tornare con me.

Tu? Hai mai usato scuse stupide per lasciare qualcuno? Dimmelo nei commenti

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