Dove eravamo rimasti?

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Dispetto #115 – Il punto della situazione

Questa settimana c’è Sanremo, quindi poter scrivere qualcosa che distolga l’attenzione da questa Kermesse è praticamente impossibile.
Nel momento in cui scrivo il Festival non è ancora iniziato, lo scorso anno l’articolo sulla mia prima canzone d’amore uscito proprio durante la settimana Santa ebbe 6 visualizzazioni. Speriamo questo faccia un po’ meglio.
Non avendo idea di cosa proporre ho messo nel sondaggio Instagram la solita opzione filler, quella di quando non so cosa scrivere: il punto della situazione. Ha vinto, mi tocca e mi tocca essere anche estremamente sincero. Quindi come un moderno Enzo Tortora: “Dove eravamo rimasti?”

dove eravamo rimasti?
dove eravamo rimasti? vi faccio entrare nella mia più vera verità

Possiamo fare i grandi e distaccati quanto vogliamo, ma il come stiamo 9 volte su 10 ha a che fare con i sentimenti.
Non più tardi di un mese fa, nel primo articolo dell’anno, quello dove dicevo che non dipendente tutto da me, raccontavo di avere una situazione sentimentale da montagne russe.
La mia amica Giulia dopo averlo letto ha passato tre giorni a dirmi che era una dichiarazione bellissima. Ripetendo questo aggettivo all’infinito.
Io, in realtà, sapevo dentro di me di aver fatto un grande azzardo.
Quando qualcosa non è stabile e uno dei due decide di sporgersi un po’ in avanti il rischio di cadere è altissimo. Così è stato,
siamo caduti.

In questi giorni non ho permesso a nessuno di andare a fondo di questa storia.
È una cosa solo mia.
Anche chi ha provato ad avvicinarsi a me l’ho respinto. In questo momento non mi va di far entrare nessuno oltre un certo limite.
Bisogna sentirsi pronti per condividere le cose, soprattutto non tutti possono capire, quindi non mi va di dare una cosa così preziosa in mano a qualcuno che poi liquiderà tutto con semplici luoghi comuni.
Però voi mi dedicate il vostro tempo, il minimo è che io vi debba la mia sincerità più assoluta.

Una domenica sera, dopo un weekend dove non ci eravamo visti, lei mi disse che non voleva più che ci frequentassimo. Non un fulmine a ciel sereno. Le nuvole erano ben visibili a occhio nudo da un po’.
Anni fa in un rifugio in montagna la guida alpina ci disse: “Vedi quella nuvola, lì sta piovendo. Senti adesso si sta avvicinando, adesso è a quella casa lì. Adesso corriamo dentro”. Proprio in quel momento lo scroscio d’acqua arrivò davanti a noi. Avevamo sentito la pioggia arrivare.
Quella domenica sera mi sono sentito esattamente così. Avevo sentito la pioggia arrivare e avevo già fatto un passo sotto la tettoia.
Ora voi capirete perché io odio la montagna, l’unica volta in cui ci sono stato mi è servita come metafora per raccontare la fine di una storia bellissima.

Nel 2022, quando lasciai la ragazza dopo ExMoglie, sentivo il bisogno di avere tempo per me. Perché dovevo sistemarmi. Trovare un nuovo equilibrio. Far sì che avere una persona al mio fianco non fosse un bisogno, ma solo la ciliegina sulla torta della mia vita.
Per farlo andai da quel coach di cui ho parlato, feci terapia, mi presi il mio tempo.
Però all’epoca e anche oggi quando ne parlo con LaRagazzaDopoExMoglie io sento che lei non ha capito questo mio bisogno di riequilibrio.
Vede tutto come un rifiuto verso di lei. Mentre, semplicemente, io non ero pronto ad aprirmi a nessuno. Essendo la 150ma volta che lo scrivo qui, secondo me, lo avete capito anche voi.

Vivere quell’anno mi ha preparato, mi ha permesso in questa storia di fare una cosa: trattare l’altra persona come io avrei voluto esser trattato. Ho cercato di usare tutta la delicatezza, comprensione che avrei voluto per me. Non so se ci sono riuscito oppure no. So che ho fatto del mio meglio.
Visto da fuori potevo sembrare uno uomo con la scritta Welcome sulla schiena, la verità è che la forza di andare avanti me la dava la mia esperienza.
Ci sono stati dei momenti che non avrei saputo superare se non avessi provato qualcosa di molto simile alla ragazza che è stata con me in questo periodo, altri in cui ho pensato di mollare tutto, scappare, ma poi restavo.
Perché capivo come stava, accoglievo le sue debolezze come lei accoglieva le mie.

L’ho detto di recente ad una mia amica: solo quando sei dentro certe dinamiche le puoi capire. Visti da fuori applichiamo tutti i teoremi letti su qualche carosello Instagram in cui ci raccontano come scappare dalle relazioni tossiche.
In questo fastfood emotivo in cui siamo costretti a vivere, dove ad ogni azione deve corrispondere una reazione prestabilita, senza la possibilità di sfumature, cambi o colpi di testa, tutti hanno la risposta senza aver capito la domanda.
Io invece credo in quel capolavoro di Will Hunting e in quelle parole stupende: “Se ti chiedessi dell’amore probabilmente mi reciteresti un sonetto, ma guardando una donna non sei mai stato del tutto vulnerabile”. Io riassumerei con: fidati solo di quel che senti guardandoti dentro.

Ho vissuto bene questa storia, che è quella più matura avuta fino ad ora. Razionale ed emotiva, senza che un delle due parti escludesse l’altra.
Come mi disse quell’assurdo professore di Educazione Fisica, troppo poco rimpianto, Lino Campanelli: “Più diventi adulto più l’amore ti sconvolge”. Quanto aveva ragione.
Perdere la testa, ma riuscire a stare dentro la situazione è una delle sensazioni più belle mai avute.

Questo momento doveva arrivare. Se qualcuno ha bisogno del suo tempo, ne ha bisogno da solo o da sola.
L’ho provato anche io. Non posso non capire questa esigenza.
Si dice che amare sia lasciare liberi, non so quanto sia vero o una frase della smemoranda, so solo che questa era l’unica cosa giusta che potessi fare. Accettare e lasciarla andare.

Ho lottato perché questa favola potesse durare. A volte illudendomi, a volte toccando i sogni con mano.
Piangendo pensando fosse tutto nella mia testa, sorridendo tutte le volte che l’ho sentita reale.
Ho solo avuto un’unica spia: fermarmi quando avrei sentito che mi stesse facendo più male che bene. Forse la decisione l’ha presa lei, forse ci siamo accompagnati in questa nuova fase della nostra vita.
Dove eravamo rimasti quindi? Al punto di partenza. Di nuovo.
Conscio di aver fatto un viaggio per cui ne è valsa la pena. Di aver imparato tantissimo.
Anche se non posso non sentirmi come l’Olanda del 74 o il Napoli di Sarri, ho giocato per l’armonia, il rumore “pof, pof”. Mi sono divertito.

Avete avuto anche voi delle esperienze simili? Raccontatemelo qui o su Threads.

Ti ricordo che ogni martedì esce una nuova puntanta de Il Solito Podcast.

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