da grande voglio fare il poeta

Da grande voglio fare il poeta

Tempo di Lettura: 4 minuti

Dispetto #93 – Un gioia passeggera

È tornato Settembre, è passato il mio compleanno e l’estate ormai se ne sta andando. Finalmente riprendo a scrivere questo blog. Mi era mancato lo ammetto, mi è mancato il sondaggio Instagram e tutte le belle abitudini della mia settimana.
Tornare alla mia scrivania di legno e ferro, sulla mia poltrona Ikea e scrivere.
Questo blog è sicuramente una delle cose che più mi dà gioia fare, non ci rinuncerei mai, per questo oggi ho voluto parlare di una volta in cui una gioia l’ho provata.
Una serata dopo la quale mi sono detto “Da grande voglio fare il poeta”. Una roba alla Brunello Robertetti.

da grande voglio fare il poeta
da grande voglio fare il poeta.

All’inizio di questo viaggio nei miei soliti dispetti scrissi un articolo sul non avere talento. In quell’occasione dissi di aver iniziato a scrivere subito dopo aver visto Il Postino di Massimo Troisi. Lo spiegai in due righe.
Per il giorno del mio compleanno sono stato a Procida, sui luoghi del film. Uscendo dalla chiesa dove Mario e Beatrice si sposano ho pensato a cosa mi avesse portato quel giorno a inserire la videocassetta nel registratore. Ammetto di essermi commosso.

Su quella videocassetta papà ci registrò “Non ti pago” di Eduardo De Filippo, poi Basic Instinct, quello dove la tizia accavalla le gambe senza mutande.
Sull’etichetta della videocassetta “Non ti pago” diventò “Non toccare”. Era solo per lui.
Io mi trovavo a casa dato che il dottore aveva detto che non avrei dovuto giocare a calcio per almeno 6 mesi. Non sapevo che fare.
In uno di quei pomeriggi grigi presi la videocassetta proibita e la misi nel videoregistratore.

Partì il film, un’auto che sfreccia su una strada, poi lo stacco: barche, musica di violini, un altro film. Il mio film.
Rimasi incollato al televisore, la poesia del viso stanco di Troisi, la risolutezza di Noiret, la bellezza della Cucinotta. Lo guardavo e me ne innamoravo.
Lui che sa leggere e scrivere “senza correre”, la sua voglia di imparare le metafore. La domanda a cui ancora non ho risposta: “Tutto nella natura è la metafora di qualcosa?”
Finì, mi scesero delle lacrime, le stesse scese settimana scorsa a Procida

Andai in camera, presi un quaderno nuovo, una biro e iniziai a scrivere. Non so nemmeno io perché, ma scrissi.
Iniziai a fare quello che da 25 anni faccio ininterrottamente: parlare delle mie emozioni.
Forse in quel momento pensai: “Da grande voglio fare il poeta” per la prima volta. Dopo quei primi scritti arrivarono le canzoni. Sino ad un momento strano, subito dopo essere stato mandato via dalla GerontoRockBand.

Smisi per un attimo di scrivere canzoni. Sentivo di aver bisogno di scendere più a fondo. Così seduto alla scrivania in ufficio, tra la registrazione di un incasso e una cambiale, scrivevo poesie.
Lo facevo per me stesso, le archiviavo in una cartella chiamata “Ambizioso”.
Sino a che un giorno ne scrissi una, si chiamava Anelli. Non so perché, vai a capire il cervello umano, pensai fosse il momento di fare un punto della situazione.

Le stampai tutte, scelsi le migliori, le rilegai e chiamai quella raccolta “Dal tramonto all’alba”. Presi quel plico e lo portai da Eros, l’unico barista e bar che io abbia frequentato assiduamente nella mia vita.
Lì c’era anche Dario, un ex collega a cui devo tanto, gli diedi il plico. Alla terza birra decisi che le avrei recitate davanti al pubblico, lì nell’esterno del bar.
Mi andava di farlo, di ricominciare dopo essermi sentito dire: “Non sei al nostro livello artistico” da una cosa mai immaginata: un reading di poesie.

Eros pensò al bar. Io ai permessi per suonare, alla Siae, chiamai la mia amica Lety perché aveva delle foto stupende e avremmo potuto inserirle nello spettacolo. Il mio amico Roby stampò volantini, procurò l’impianto e i cavalletti per le foto, la sera si mise a spillare anche qualche birra. Tutto, inutile dirlo, senza un euro di budget.
Andai dalla mamma di un amico che faceva l’attrice per farmi spiegare come leggerle.
Non volevo lasciare nulla al caso.
Invitai amici via mail, sms, telefonate. Una sera andammo alla festa dell’Unità a volantinare. Fermai un gruppo di ragazze, esordii con un: “Scusate, posso disturbare?”, una di loro si girò e rispose secca: “Ormai lo hai fatto”. Quella ragazza sarebbe diventata la mia ex moglie.

La sera dello spettacolo il bar era bellissimo, le foto di Lety crearono magia.
Passai da casa per farmi una doccia. Trovai una lettera di una casa editrice e una t-shirt sul mio letto. Lessi solo l’oggetto della lettera: proposta di pubblicazione.
Mi concentrai sulla t-shirt. Mi piaceva un sacco, era sul mio letto, quindi mia. Chiesi alla ragazza di mio fratello, appena arrivata, se fosse per me, rispose affermativamente.

Lei non poteva esserci ma aveva assistito le prove e mi aveva detto di essere fiera di me.
Era tutto perfetto: un regalo e la proposta di pubblicazione del libro.
Infine avevo la mia Telecaster nuova. L’avevo comprata di nascosto dai miei genitori.

Fu tutto perfetto. Non sarei mai voluto scendere dal palco. Mi volli godere la serata fino alla fine. A bere birra, chiacchierare con il sassofonista, con Dario, Eros, Roby.
Mi sentivo veramente pieno di gioia. Pensai “Da grande voglio fare il poeta, e i reading”.
Tornai a casa ancora pieno di adrenalina.

Mio fratello mi disse: “Hai visto che bella maglia mi ha regalato Laura?”, sorrisi, gli dissi: “No guarda che l’ha regalata a me”. Andai da Laura e lei svelò: “Era per Fabio, ma tu eri così contento che per questa sera te l’ho lasciata”.
Almeno sarei diventato poeta perché il mio libro sarebbe finito in libreria… se solo avessi versato 5.000€ alla casa editrice. Addio librerie.
Lei la ricordo uscire di casa il Lunedì mattina seguente, in un vestito nero, perfetto, e di non averla rivista mai più. Perché mi lasciò, mica è morta eh…

Come sempre, era passata una gioia, ma spenti i riflettori del palco tutto era tornato al suo posto. Nessun regalo, nessuna pubblicazione in libreria. Però quando ripenso a quella sera, credo sia stata una delle cose migliori che io abbia mai fatto.
Qui c’è pure un video.

Il libro lo pubblicai l’anno dopo, festeggia il suo 15esimo compleanno. Per questo ho deciso di riproporlo su Kindle, lo potete acquistare qui.
Certamente non mi ci rivedo più in quelle poesie, le riscriverei in maniera completamente diversa, ma fu la prima cosa veramente mia mai pubblicata, per questo voglio bene a questo libretto.

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