cosa vuoi fare da grande

Cosa vuoi fare da grande?

Tempo di Lettura: 4 minuti

Dispetto #106 – Le domande esistenziali

La scorsa settimana dopo aver scritto il mio articolo sulla sindrome dell’impostore mi sono fatto delle domande.
Ho pensato che crescere sia trovare sempre nuove domande a cui dare risposta con altre, in questo loop infinito. Solo ce n’è una a cui non sono ancora riuscito a rispondere: cosa vuoi fare da grande?
L’ho inserita nel sondaggio Instagram – clicca qui per seguire il mio profilo – e ha vinto con percentuali bulgare.

cosa vuoi fare da grande
cosa vuoi fare da grande? vivere delle mie parole

Negli ultimi anni, dopo la pandemia, assistere alla scena di persone che mollano tutto dedicandosi a quello che è sempre stato il loro grande sogno è diventata una prassi. Quasi non fa neanche più notizia.
Ogni volta provo un misto tra invidia, ammirazione e sano rosicamento di culo.
Perché da un lato ammiro molto chi fa questo tipo di scelte, dall’altro mi viene da dire che insomma se lo hanno fatto tutto sommato avevano le condizioni tali per cui potevano permetterselo. In realtà poi sento la storia del fondatore di Burgez che viveva di espedienti e senza un euro in tasca e capisco che è proprio una questione di tenuta mentale.

Un altro motivo per cui ammiro queste persone è che hanno capito cosa vogliono fare da grandi.
Sembra una cosa stupida, ma non lo è. Queste persone inseguono un sogno, hanno capito cosa le rende davvero felici. Una cosa che a me non è mai riuscita: io non ho mai saputo cosa volessi fare.
Mi rendo conto di essermi sempre fatto trasportare dalle cose, di lasciare che la corrente scegliesse per me e poi nuotare in una direzione che più o meno pensavo fosse quella giusta, secondo canoni imposti da altri.
Se ci aggiungiamo poi che nella vita quasi tutto mi è riuscito senza grossi sforzi, posso tranquillamente dire che io non ho mai saputo rispondere alla domanda “Cosa vuoi fare da grande?”, perché per tanto tempo la risposta è stata: “Qualsiasi cosa, purché non si faccia troppa fatica”.

Quest’anno, il 2023, da un punto di vista “professionale” è stato veramente molto soddisfacente – quello personale è stato devastante. Tra le fortune che ho avuto c’è stata quella di presentare tanti libri. Un autore che su tutti ha conquistato la mia attenzione è Paolo Borzacchiello – quando questo articolo uscirà lo avrò intervistato per il suo Chiedi bene e ti sarà dato.

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Nei suoi libri torna spesso una frase, un concetto: volere non è potere. Io lo penso, sono certo che questa cosa sia vera, l’ho sperimentata molte volte su di me. Mi chiedo però quanto questo concetto sia vero e quanto sia una scusa. Qualcosa dietro la quale nascondermi e dire: “beh si non ho mai avuto realmente la possibilità di fare quello che volevo”. A volte ho usato questa scusa solo per non scegliere. Non ho quasi mai scelto nulla, se non la decisione di farmi trasportare dagli eventi.

In questi casi bisognerebbe tornare indietro, pensare: “Il Giò bambino sarebbe fiero del Giò adulto?”. Allora come prima cosa mettiamo in chiaro mio caro IlGiòBambino che non sei mica mia madre e quindi cosa cazzo vuoi? Secondo, tu mio caro, che sogni hai? Perché io torno indietro, ci provo, ho scritto anche una lettera per il mio compleanno indirizzata alla mia infanzia. Però quale fosse il mio sogno di bambino proprio non riesco a ricordarmelo.
Per quanto io fossi un ragazzo che giocava in cortile, che poi ha preso in mano una chitarra e ha fatto improvvisazione teatrale, non ricordo mai che IlGiòBambino sognasse qualcosa di tutto questo.

Non c’erano sogni dentro di me, ma non perché qualcuno me li avesse bloccati. Semplicemente non ero capace di sognare, non avevo molta fantasia oppure boh. Mi rendo solo conto che da bambino non avevo sogni. Una consapevolezza che da un lato mi fa molto male, dall’altro mi fa pensare di avere il diritto di poterlo fare ancora ad occhi aperti.
Non ho mai sognato da piccolo di fare il musicista, non ho mai sognato neanche di fare l’attore. Per un attimo so che ho sognato di poter fare il portiere di calcio. Lo racconto qui. Non ho mai pensato neanche che fare arte fosse un modo per mantenersi.

Quando nel 2021 decisi di aprire questo blog pensai subito che doveva essere “la monetizzazione del mio talento”. Da quando sono giovane mi viene riconosciuta la capacità di scrivere, di emozionare con le parole. Pensai così che questo spazio avrebbe dovuto gradualmente portarmi a guadagnare, a pagarmi da vivere.
Ovviamente tutto questo non è mai capitato, ma mi ha dato tanto in altri termini.

Quest’estate, tra mille difficoltà, sono riuscito ad andare in ferie. Quelle in cui guardavo l’ultimo raggio di sole al tramonto esprimendo un desiderio.
La soddisfazione è averle pagate grazie alle mie parole. Sono stato pagato per scrivere degli articoli su un altro sito, e con quei soldi mi sono potuto permettere il casolare in Toscana con piscina che sognavo da tempo.

A volte mi sento in colpa per questa fortuna, essere pagato per divertirmi. Ricevere denaro per presentare eventi, o andare su un palco con degli amici e improvvisare, divertirci.
Però poi penso che scrivo un blog assiduamente da 2 anni e mezzo, improvviso e presento da 10. Ho studiato e ho sudato per avere queste cose, e forse IlGioBambino si stupirebbe di sapermi qui a dire queste cose. Orgoglioso della mia formazione.

Non so se quel bambino su quel divano abbia mai pensato alla frase: “Da grande voglio vivere delle mie parole”, perché è la risposta che darei ora alla domanda “Cosa vuoi fare da grande?”.
Conscio di una cosa: la vita non va mai come l’aspetti, puoi inseguire quello che vuoi fare, puoi pianificare e alla fine devi reagire a quel che succede accentando tutto per quello che è: un gioco nel quale le regole cambiano da un momento all’altro.
Perché forse il mio sogno per troppo tempo è stato cercare di stabilizzare qualcosa che per sua natura e bellezza è precaria.
La mia vita.

Tu cosa vuoi fare da grande? Raccontamelo nei commenti.


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