cosa ti rende felice i soliti dispetti

Cosa ti rende felice?

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Dispetto #124 – La ricerca della felicità

Questa volta il risultato nel sondaggio Instagram sul mio profilo Giò Fattoruso ha del clamoroso. C’era la possibilità di votare per un gossip, un due di picche che ho dato ad una ragazza di recente e l’opzione “mi dicono che non rido mai”.
Forse perché nessun ci crede, forse perché sembra assurdo che io possa davvero dare due di picche ad una ragazza, ha vinto questa scelta.
Adesso quindi mi tocca fare un articolo divertente sul fatto che io sia una persona fondamentalmente triste. Vi rendete conto di che situazione? Perché che io rida pochissimo è più vero del fatto che io mi chiami Giovanni.
Sono almeno 12 ore che mi chiedo “Cosa ti rende felice?”

cosa ti rende felice? fotografalo.

Un caro amico di mio padre, quando veniva nel negozio dei miei, aveva una sola frase d’esordio: “Sei già incazzato oggi?”, ovviamente rivolto a me. A quella frase io mi arrabbiavo sempre, così lui aveva ancora più motivi per prendermi in giro.
Ho quest’immagine della mia infanzia, persone che mi fanno il segno del viso imbronciato per farmi notare la mia aria scura e io che ringhiavo più di Gattuso, perché non volevo me lo facessero notare..
Ricordo che fa il paio con un’altra storia ambientata sul marciapiede della via del Negozio in cui provavo a vendere ceci a 500 Lire l’uno.
E quando mi si faceva notare che con quella cifra si potevano comprare tanti ceci in Negozio, mi arrabbiavo. I miei erano speciali.

I ceci e il Negozio ho scoperto più tardi che furono centrali nelle mie giornate.
Nel 2014 a Pescopagano, provincia di Potenza, in Ospedale da un racconto di mia madre.
I miei genitori, parenti e affini, sono arrivati in quel periodo della loro vita in cui si aprono molto di più, ti raccontano il backstage di cose che non hai vissuto o solo visto con gli occhi del bambino.
Così tra le frasi che mi rimasero più impresse ci fu: “Dei miei figli quello che se l’è vista peggio è Giovanni, dormiva sui sacchi di ceci in Negozio“.
A 29 anni scoprii di aver avuto un’infanzia infelice. Averlo saputo prima avrei potuto rispondere: “Il bambino africano ha un letto migliore del mio” quando mi facevano notare che avrei dovuto mangiare per rispetto suo.

Ero un bambino così solitario e imbronciato che non avevo neanche un amico immaginario. Se il mio posto era quello sui sacchi dei ceci, allora stavo lì. Un soprammobile, incazzato.
Non c’erano alternative, ho questo difetto di obbedire ai miei genitori.
Talmente tanto che anche adesso, a quasi 40 anni, fare qualcosa che non condividono mi lascia un leggerissimo e persistente senso di colpa.
Freud che tu sia maledetto, insieme all’inventore delle religioni.

Però siamo qui, rispondiamo una volta per tutte a questa domanda. Anche perché magari diventa un bigino per chi in futuro vorrà starmi vicino.
So che sembra una battuta, però in realtà questa mia incapacità di sorridere, di far vedere come sto, ha fatto stare male alcune delle persone che stavano con me.
Le capisco si trovano uno che magari hanno visto sul palco, un tipo divertente e allegro, brillante. Ci escono e nel periodo di marketing delle prime uscite questo è tutto un fare battute, ridere, scherzare. Poi la colazione al bar, le passeggiate.
Finito il periodo marketing si ritrovano uno robboso, che passa le sue giornate a lamentarsi. Mi stupisco di non avere ancora avuto denunce per truffa!

Quindi adesso, con queste premesse di scintillante allegria, come rispondo a: “Cosa ti rende felice?”.
È una delle domande più difficili del mondo, seguita solo da “Cosa vuoi che ti regali?”. Non so rispondere, per lo stesso motivo, ad entrambe.
Penso stia tutto in quel bambino che giocava da solo, che dormiva da solo, che non era solitario, ma si è abituato a riempiere i momenti di solitudine cercando di bastare a se stesso, per non dare fastidio.
Ho sempre trattenuto i miei sentimenti e bisogni. Per non dare fastidio agli altri.

La mia verità è questa, ho sempre paura che la mia felicità sia di disturbo alle persone intorno a me. Dandomi tutta questa importanza, però sentite ho passato l’infanzia praticamente da solo, se non mi davo importanza io chi lo avrebbe dovuto fare?
Mi rendo conto che la mia allegria o felicità non faccia male a nessuno.
Non sono uno di quelli che “La vostra invidia è la mia forza”. Anche perché nel caso propenderei per un “La vostra invidia è il motivo per cui il vostro psicologo fattura così tanto”.

Però Giò, hai scritto 832 parole e sei ancora rimasto in superficie: cosa ti rende felice?
Ho una lista:
“Scrivimi quando arrivi”.
Mi rende felice la bilancia quando segna un peso inferiore a quello della settimana prima.
Il messaggio della mia amica Fortuna che dopo la buonanotte scriveva sempre “grazie”.
Stare sul divano senza pensare di perdere tempo e guardare un film.
Saltare come un pazzo al Canta Indie Canta Male sulle canzoni di Blanco con in mano un gin lemon.
Prendermi cura di chi amo.
Prendermi cura di me.
Le canzoni di Battisti.
Commentare “Matrimonio a Prima Vista”.
Passare una di quelle sere in cui ridi, scherzi, fai battute e non vorresti mai andare via.
Il Toma che si sposa.
Essere chiamato per le presentazioni dei libri, soprattutto quella che farò il 21 aprile alla fiera dei Librai.
La manifestazione del 25 Aprile.
La Juventus che gioca bene.
Le partite della nazionale viste in compagnia.
La gente che ride per una mia battuta sul palco.
Le pizze dopo gli spettacoli. Quando lo spettacolo va bene.
Il gruppo Partenza a Razzo… durante il festival di Sanremo.
Il gruppo Partenza a Razzo… quando non c’è il festival di Sanremo.
I miei allievi ogni martedì sera.
I miei compagni di teatro il mercoledì sera, e tutto quello che mi stanno insegnando.
I messaggi della Buonanotte.

Credo che la verità sia che la felicità non esiste. Esistono solo attimi di altissimo splendore, come dicono Stella e Borzacchiello, come quelli che ho scritto ora. Attimi in cui puoi non trattenerti, puoi non aver paura dei tuoi sentimenti.
Lasciare che un sorriso possa fare capolino sul tuo viso, non vergognarti se per caso dovesse scendere una lacrima.
È una libertà preziosa, che è sempre lì, ma non sempre siamo capaci di prenderla.
Giuro, se avessi una formula magica da regalarvi ora lo farei. Spero solo che leggere questo articolo possa essere un passo in quella direzione.

E tu, cosa ti rende felice? Raccontamelo nei commenti.

Martedì, ovviamente, esce IL SOLITO PODCAST.

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